La crisi del debito spiegata bene: Italia strapazzata dalla recessione, non è la pecora nera

Il racconto di un'Italia che accumula debiti a causa del lassismo fiscale dei suoi governi non regge alla prova dei numeri. Ecco cosa ci segnalano i grafici.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il racconto di un'Italia che accumula debiti a causa del lassismo fiscale dei suoi governi non regge alla prova dei numeri. Ecco cosa ci segnalano i grafici.

Se c’è un dato che fornisce bene l’idea di quanto sia sostenibile il debito pubblico di uno stato, è quello che mette in relazione la creazione annua di ricchezza con il nuovo indebitamento. Se un’economia crea ogni anno più debiti che pil, si avvia inevitabilmente verso una crisi finanziaria, perché il peso del suo stock passivo prima o poi travolgerà i conti pubblici, attraverso l’incidenza sempre più pressante degli oneri per servirlo. Nel grafico di cui sotto, vi diamo conto di quanto sia variato in termini nominali il debito pubblico nelle cinque principali economie dell’Eurozona, oltre che nell’insieme dell’area, nel decennio della crisi, ossia tra il 2007 e il 2017, confrontandolo con il periodo precedente, il 1998-2007. Ecco i risultati:

Il debito pubblico è salito tra il 2007 e il 2017 nell’Eurozona di 3.691 miliardi di euro, cioè del 61,6%. Di questo, 493 miliardi si devono alla Germania (+30,4%), ben 1.005 miliardi alla Francia (+80,2%), 760 miliardi alla Spagna (+108%) e 657 miliardi all’Italia (+41%). Dunque, non vi è stata alcuna esplosione in Italia, che semmai partiva da livelli di indebitamento pubblico già alti, noti sin dall’ingresso del nostro Paese nell’Eurozona. Il boom dello stock si è registrato, invece, in Spagna e, soprattutto, Francia. Madrid ha visto accelerare il suo aumento nominale del debito di ben 20 volte rispetto al decennio precedente, la Francia registrava già tassi di crescita elevati tra il 1998 e il 2007, superiori al 50%, quando la media nell’area era sotto il 30% e l’Italia mostrava un andamento virtuoso con il +27,7%, inferiore al +33,4% della Germania.

A fronte di quest’accelerazione nei tassi di crescita del debito, ecco com’è andata con il pil:

Nell’Eurozona, il pil è cresciuto complessivamente di meno di 2.000 miliardi dal 2007 allo scorso anno (1.948 miliardi), segnando un aumento del 21%, tre volte più lento del debito. Nel decennio precedente, risultava cresciuto di ben 3.078 miliardi, pari al 50%. Il rallentamento più vistoso si ha in Italia e Spagna. Da noi si passa dal +42,4% al +7,1%, gli spagnoli fanno persino peggio, essendo stato ampiamente smaltito il boom pre-crisi, crollando dal +106% al +7,9%. Nel frattempo, la Germania accelera il suo tasso di crescita dal 25,3% al +30,4%, la Francia lo vede arretrare dal 44,5% al 18,1%.

E arriviamo al punto di questo articolo: quanto debito è stato prodotto per 1 euro di pil?

In generale, nell’unione monetaria gli stati hanno fatto 1,9 euro di debiti per ogni 1 euro di pil dal 2007. Nel decennio precedente, i rapporti erano molto sbilanciati in favore della creazione di ricchezza, visto che di debiti per 1 euro di pil ne venivano prodotti appena 0,4 euro. Da notare l’Italia, che tra il 1998 e il 2007 si situava esattamente in linea con il trend delle grandi economie dell’area, creando 0,73 euro di debito pubblico per ogni 1 euro di pil, meno dei 79 centesimi della Germania e uguale alla Francia. La Spagna, grazie all’economia in piena espansione, produceva 10 volte meno debiti, ossia appena 7 centesimi per ogni 1 euro di pil. Il quadro viene stravolto dalla crisi: Italia e Spagna diventano le “pecore nere”, indebitandosi rispettivamente per 5,7 e 8,9 euro per ogni euro di pil nel frattempo prodotto. La Francia peggiora anch’essa, ma a un rapporto più contenuto di 2,86, mentre la Germania riesce nel miracolo di ridurlo a soli 62 centesimi, grazie a 4 anni già chiusi consecutivamente con bilanci in attivo e uno in pareggio. Ma come abbiamo visto dai grafici, l’Italia non ha fatto politiche fiscali lassiste, semplicemente ha smesso di crescere con la crisi del 2008. Benissimo fa Bruxelles a richiamarci sulle riforme, molto meno quando ci bacchetta come se fossimo uno stato dalle finanze allegre, non è così.

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Argomenti: Crisi del debito sovrano, Crisi Eurozona, Debito pubblico italiano, Economia Europa, Economia Italia