La crisi del debito sovrano si riaffaccia, avvertite Italia e Spagna

Rendimenti sovrani in forte crescita in Portogallo e Grecia, mentre gli spread salgono in Italia e Spagna. Queste ultime sono avvertite: fine della ricreazione o rischiano una nuova tempesta finanziaria.

di , pubblicato il
Rendimenti sovrani in forte crescita in Portogallo e Grecia, mentre gli spread salgono in Italia e Spagna. Queste ultime sono avvertite: fine della ricreazione o rischiano una nuova tempesta finanziaria.

Se lo spread BTp-Bund sale in queste ore ai massimi dal mese di luglio, quando infuriava sui mercati la tempesta per la possibile uscita della Grecia dall’Eurozona, le cose vanno anche peggio negli altri paesi del Mediterraneo, a partire dal Portogallo, dove poco fa i titoli di stato a 10 anni sono arrivati a rendere il 4,42%, ai massimi da quasi 2 anni.

Adesso, si attestano al 3,93%, il livello più alto degli ultimi 18 mesi, in rialzo di 139 punti base dall’inizio dell’anno, mentre la crescita è di 163 bp dalle elezioni del 4 ottobre scorso, quando il governo uscente di centro-destra rivinse, ma senza ottenere la maggioranza assoluta dei seggi, cedendo il posto a una maggioranza delle forze di sinistra, comprese un paio anti-euro e anti-UE, guidata dai socialisti del premier Antonio Costa. Il Portogallo vede così salire al 3,5% il costo medio di rifinanziamento del suo debito sovrano, mezzo punto in più del tasso concordato con la Troika (UE, BCE e FMI) per gli aiuti ricevuti durante il triennio 2011-2014. Lisbona è uscita dal piano di assistenza finanziaria, avendo concluso con successo il “bail-out” da 78 miliardi. Tuttavia, il cambio di governo getta lunghe ombre sulla sua volontà di adempiere agli accordi sulle riforme, visto che la sinistra ha iniziato a smantellarne già alcune del precedente esecutivo.

Torna rischio Grexit

Non meglio va la situazione in Grecia, epicentro della crisi del debito sovrano in Europa di questi anni. In questo momento, i rendimenti sovrani a 10 anni si attestano all’11,59%, in rialzo di 320 bp dall’inizio dell’anno e ai massimi dallo scorso agosto, mese in cui il governo Tsipras ha firmato l’accordo con la UE per il terzo bail-out da 86 miliardi. Lo scontro tra Atene e la Troika si concentra in queste settimane sulla riforma delle pensioni. Il governo ellenico vuole evitare tagli anche ai pensionati, limitandoli a chi deve ancora andare in pensione. I creditori pubblici, dal canto loro, sono contrari a un aumento dei contributi previdenziali, in quanto impatterebbe negativamente sul mercato del lavoro.

Il mercato teme anche una crisi della maggioranza, che in Parlamento è affidata a soli 2 seggi di scarto. Le opposizioni non intendono togliere le castagne dal fuoco, negando la loro collaborazione con Syriza. [tweet_box design=”box_13_at” float=”none” author=”Wolfgang Schaeuble” pic_url=”https://www.investireoggi.it/economia/files/2016/02/schaeuble.jpg”]Schaeuble: mercati nervosi per Grecia, Portogallo non dia immagine anti-austerity[/tweet_box]      

QE a rischio per bond Portogallo

Ora, se in Grecia torna lo spauracchio di un addio all’euro, in Portogallo si teme che la BCE possa presto non essere più in grado di acquistare i suoi bond. Infatti, affinché ciò sia possibile, è necessario che essi godano del rating minimo di “investment grade”, pari a BBB-, quello attuale dei nostri BTp. Ma solo l’agenzia canadese Dbrs consente ancora a Francoforte di includere i titoli lusitani nel suo programma di acquisti con il “quantitative easing”, concedendo una valutazione appena sufficiente. Ma proprio lo scostamento tra le richieste dei creditori e la nuova linea di politica fiscale del governo Costa sta mettendo in dubbio la sostenibilità del debito pubblico di Lisbona, quindi, anche del suo rating. Qualora avvenisse un nuovo declassamento ad opera di Dbrs, i bond lusitani uscirebbero dal piano della BCE e verrebbe meno un canale prezioso per la loro domanda. In quel caso, il rischio è di assistere a un’esplosione dei rendimenti e a un nuovo salvataggio della Troika, al fine di evitare il contagio nel resto dell’Eurozona. Quanto sta accadendo, però, suona come un allarme per Italia e Spagna. Il nostro paese è alle prese da settimane con un pubblico dissenso con la UE, reclamando maggiore flessibilità nella gestione dei conti pubblici, ovvero la possibilità di fare più deficit. Madrid è senza un governo da quasi 2 mesi, dopo che alle elezioni del 20 dicembre scorso, il Partito Popolare ha rivinto le elezioni, ma senza conquistare la maggioranza dei seggi. Lo scenario spagnolo è molto simile a quello del confinante Portogallo, tanto che il segretario socialista Pedro Sanchez studia una maggioranza con la sinistra estrema e anti-austerità di Podemos.

Insieme ad altre forze minori e regionali, potrebbe riuscire ad avere i numeri sufficienti per far passare la fiducia all’Assemblea Nazionale. Il rischio, però, è duplice: che si formi un governo ritenuto debole sul piano propriamente numero, così come poco coeso al suo interno; che la nuova linea di politica economica di Madrid sia avvertita ostile ai mercati e contraria alla stabilità dei conti pubblici. Per un’economia con un debito pubblico esploso al 100% del pil non sarebbe uno scenario sostenibile a lungo. [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Il Portogallo rischia di perdere l’accesso al QE della BCE, sarebbero guai[/tweet_box]        

Spagna e Italia avvisate, non aiuta nemmeno il cambio

Ad oggi, la Spagna ha potuto permettersi di sprecare tempo per stringere sul varo del nuovo esecutivo, confortata dai buoni dati economici, che vedono la ripresa del paese abbastanza robusta. Ma la crisi finanziaria di queste settimane porrà quanto prima fine alla farsa a Madrid, dove i leader dei principali partiti stanno giocando una partita a scacchi, che potrebbe spazientire sia i mercati, sia l’Europa. Non meno seria è la situazione in Italia, dove il governo Renzi cerca di scaricare su Bruxelles alcune frustrazioni interne, in primis, la difficoltà di fare quadrare i conti pubblici e le promesse di spesa e tagli delle tasse rese agli italiani. Di questo passo, effettivamente avrà bisogno di maggiore flessibilità sul deficit, ma non per attuare una qualche misura dal sapore elettoralistico, quanto per fronteggiare un aumento inatteso del costo di rifinanziamento del debito, ancora ai minimi storici. Infine, occhio al cambio euro-dollaro, salito a 1,1342, il livello più alto da ottobre. in rialzo di oltre il 4% da inizio anno. Un euro più forte contro il biglietto verde abbassa il costo delle materie prime importate e decelera il tasso di crescita dei prezzi, abbassando anche quello del pil nominale. In questo modo, il rapporto deficit/pil tende automaticamente ad innalzarsi, non fosse altro, perché il governo Renzi ha (sovra-) stimato l’inflazione attesa per quest’anno all’1%, quando la Commissione europea si attende non più dello 0,3%.

Il trend è tale, che crescono le probabilità di un’ulteriore revisione al ribasso. [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Avvertite Renzi che è tornata la crisi del debito sovrano[/tweet_box]  

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , , , ,