La crisi del Barcellona di Messi: salari quasi dimezzati e debiti più che raddoppiati con il Covid

Pessima performance dei catalani contro la Juventus allo stadio Camp Nou. I blaugrana sono in crisi di risultati e con l'acqua alla gola sul piano finanziario.

di , pubblicato il
Barcellona in piena crisi

E’ stato uno dei peggiori Barcellona di sempre quello che ha giocato in casa contro la Juventus per l’ultima gara della fase a gironi di Champions League, utile per stabilire chi tra le due squadre potesse accedere agli ottavi di finali da prima classificata. Per fortuna che il pubblico catalano non è stato costretto ad assistere a un non spettacolo dei blaugrana al Camp Nou. La squadra semplicemente non c’è stata per tutti i 90 minuti. Zero idee, zeri gioco, zero carattere. Certo, l’avvisaglia della vigilia di Ferragosto c’era stata. Allora, il Barça veniva distrutto per 8 reti a 2 da uno spietato Bayern Monaco. Ma ieri, si è avuto la conferma che la crisi è profonda e chi pensava di nasconderla obbligando Lionel Messi a restare per un’ultima stagione ha fallito, come previsto.

E’ un pessimo momento per i catalani, che dopo avere chiuso la stagione 2019/2020 con “zeru tituli”, già in Liga sta a -12 punti dal’Atletico Madrid, che è primo, avendo perso 4 partite su 10. Sul piano finanziario, le cose non vanno affatto meglio. La Liga ha lanciato l’allarme nelle scorse settimane, chiedendo alle squadre di prima e seconda categoria di tagliare complessivamente gli stipendi per 500 milioni di euro, a tanto ammonterebbe l’ammanco accusato dal calcio spagnolo a causa dell’emergenza Covid. Di questi, quasi la metà sarebbe proprio a carico della squadra allenata da Ronald Koeman, il cui tetto salariale dovrebbe scendere a 382 milioni, giù dai 671 della stagione scorsa.

Sì, perché se il fatturato crolla, i debiti stanno esplodendo. Al 30 giugno 2020, i secondi sono più che raddoppiati a 488 milioni dai 217 milioni di un anno prima. I ricavi sono scesi di 135 milioni a 855 (-14%), quasi 200 milioni in meno rispetto alle previsioni pre-Covid, che erano per una crescita a 1,047 miliardi.

E così, contrariamente alle attese di un utile di 11 milioni, l’ultimo esercizio finanziario si è concluso con una maxi-perdita di 97 milioni.

Perché Messi resta al Barcellona e i catalani rinunciano a incassare almeno 100 milioni

L’impatto Covid sui conti del Barcellona

Non serve indagare a fondo per capire cosa sia successo. I ricavi da stadio e dalle visite al museo sono crollati di 67 milioni, mentre le vendite di gadget sono diminuite di 35 milioni, stesso calo accusato dai diritti TV. Quel che è peggio, la Liga si aspettava, come del resto le altre leghe nazionali, che gli stadi sarebbero stati riaperti già tra fine 2020 e inizio 2021. Adesso, tutti sappiamo che nello scenario migliore passeranno mesi prima di vedere gli spalti solo parzialmente occupati dai tifosi. Nel frattempo, i costi sono sostanzialmente fissi, per cui è scattata la richiesta della tagliola per gli stipendi, su cui ad oggi non esiste alcun accordo tra società e giocatori.

Messi è certamente l’asset che più pesa a bilancio, con quello stipendio netto stimato in oltre 40 milioni netti e senza considerare gli eventuali bonus. Vederlo giocare così è un colpo al cuore. Ha avuto senso trattenerlo per un ultimo anno a queste condizioni? Di fatti, la sconfitta sonora di martedì contribuirebbe ad allontanarlo dal Camp Nou dalla fine della stagione in corso, in cerca di un lido migliore in cui far fruttare il proprio talento a fine carriera. Possono fregarsi le mani Inter e Manchester City, le squadre che più concretamente avevano puntato sull’argentino nell’estate scorsa.

Il Barça rischia di perdere, però, anche Frenkie de Jong. Il centrocampista olandese era nel mirino del Bayern Monaco quando giocava all’Ajax, ma un anno e mezzo fa la spuntarono i catalani con un’offerta di 75 milioni più 11 di bonus. Adesso, sembra che i tedeschi siano tornati alla carica, fiutando l’aria di smontaggio che si respira a Barcellona.

Si vocifera che abbiano persino già contattato lo stesso de Jong. Ma con ogni probabilità non si muoverà foglia fino alle elezioni di gennaio con cui verranno rinnovate le cariche societarie. I tifosi dovranno decidere se proseguire con la disastrosa presidenza di Josep Bartomeu o se cambiare. Dopo quanto accaduto in questi mesi, le probabilità di rielezione appaiono basse. Un cambio di dirigenza quasi certamente implicherebbe l’allontanamento di Koeman dalla panchina, anche perché già oggi viene tenuto per assenza di alternative sostenibili. Serve un nuovo progetto blaugrana, perché un ciclo piuttosto lungo di successi è finito. E come campeggia la scritta sugli spalti del Camp Nou, il Barça è “més que un club”.

Il Barcellona sceglie Koeman, gli interisti possono sperare in Messi

[email protected] 

Argomenti: