La crisi dei mercati colpirà la Francia in autunno

Secondo Jürgen Stark, ex banchiere centrale tedesco, è giunto il momento in cui i mercati iniziano a testare l'Omt di Draghi. Per Stark, quindi, la crisi dell'Euro è pronta quindi a riacutizzarsi

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Secondo Jürgen Stark, ex banchiere centrale tedesco, è giunto il momento in cui i mercati iniziano a testare l'Omt di Draghi. Per Stark, quindi, la crisi dell'Euro è pronta quindi a riacutizzarsi

Torna sulla crisi dei mercati l’ex banchiere centrale tedesco Jürgen Stark, dimessosi due anni fa dal board della BCE, per protesta contro gli acquisti dei bond sovrani dei Piigs da parte dell’allora governatore Jean-Claude Trichet. E lo fa ancora una volta con un’intervista al quotidiano economico tedesco Handelsblatt, in cui spiega di attendersi una nuova crisi con duri contraccolpi sui debiti sovrani in autunno, dopo le elezioni federali in Germania della prossima domenica (Elezioni in Germania, la lezione che viene dalla Baviera). 

Stark spiega, infatti, che a suo avviso dopo il voto cresceranno le tensioni dei mercati contro la Francia, aumentando le pressioni sulla BCE, affinché essa inizi a mettere in pratica il programma Omt, il piano anti-spread svelato oltre un anno fa al pubblico da Mario Draghi, nel suo famoso intervento del 26 luglio 2012, quando promise di fare tutto il possibile per difendere l’euro (“whatever it takes”).

Stark ammette che quell’impegno impressionò i mercati, ma adesso essi vorranno testare le reali intenzioni e capacità della BCE, visto che dopo 14 mesi, l’Omt non è ancora mai stato messo in pratica. In sostanza, la riduzione degli spread è stata resa possibile solo grazie all’effetto annuncio.

Ma anche la Francia dovrebbe essere aiutata, senza che essa si sia posta sotto “l’ombrello di protezione” della BCE. Il guaio, secondo l’ex banchiere della BCE, è che Draghi aveva guadagnato tempo nel luglio di un anno fa, ma senza che i governi lo abbiano utilizzato positivamente. Per questo, il “falco” continua a restare pessimista sull’evoluzione della crisi nell’Eurozona.

Sta di fatto che in poche ore, ben due esperti di economia hanno lanciato l’allarme sulla Francia.

Oltre a Stark, anche il Prof della Harvard, Alberto Alesina, ha sostenuto nel corso di un meeting di Confesercenti a Perugia che la prossima a poter cadere presto sarebbe Parigi.

 

L’OPINIONE DI ALESINA SULLA FRANCIA  –La Francia sarà la prossima a cadere, le previsioni di Alesina fanno paura

 

Rapporto debito pubblico Pil della Francia prima e dopo la crisi

La Francia presenta un debito pubblico al 90% del pil (era al 55% prima della crisi), ma ha anche un deficit stimato per il 2013 al 4,1%, in peggioramento dal 3,7% che il governo di Parigi si era impegnato a raggiungere con Bruxelles. E nemmeno l’anno prossimo centrerà l’obiettivo di contenere il disavanzo entro il 3%, attestandosi al 3,6%. La crescita sarà nulla o poco sopra lo zero per quest’anno e la ripresa di appena lo 0,9% del pil nel 2014. Il tutto, mentre la disoccupazione è già al 10,5% e gli indici manifatturieri mostrano dati negativi.

 

Scudo anti spread a caro prezzo

La BCE può decidere di intervenire a sostegno di uno degli stati membri dell’Eurozona, su richiesta del governo, nel caso di tensioni sui mercati finanziari. Tuttavia, l’acquisto dei bond sovrani avverrebbe solo dopo che il suddetto governo si sarà impegnato formalmente a varare un piano di riforme, accettando di porsi sotto l’ombrello protettivo di Francoforte. E’ proprio per evitare il commissariamento di fatto di uno stato, che nessun governo ha ancora deciso di chiedere aiuto alla BCE.

Per questo, i mercati potrebbero iniziare a dubitare sulla reale efficacia del programma messo in piedi da Draghi, che per quanto funzionante sulla carta, potrebbe rimanere, in realtà, lettera morta.

Il test potrebbe iniziare già tra poche settimane e se l’Italia resta una grande sorvegliata speciale, occhio agli Oat e ai BTf francesi, i cui rendimenti potrebbero subire la stessa sorta che spettò a quelli dei nostri BoT e BTp dalla metà del 2011, quando lo spread s’impennò in tre-quattro mesi di oltre 400 punti base per la scadenza a dieci anni e la curva dei tassi iniziò un pericoloso trend di appiattimento.

D’altronde, che i titoli di stato francesi abbiano rendimenti simili a quelli tedeschi, non avendo fondamentali assimilabili alla Germania, è qualcosa che lascia presagire che presto gli investitori possano ridestarsi.

 

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