La crisi dei due Matteo dopo le amministrative, cosa succede in Lega e Italia Viva?

Matteo Salvini e Matteo Renzi non escono bene dalle elezioni amministrative, anche se le maggiori difficoltà le sta patendo l'ex premier.

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Matteo Salvini e Matteo Renzi non escono bene dalle elezioni amministrative, anche se le maggiori difficoltà le sta patendo l'ex premier.

Il volto della sconfitta alle elezioni amministrative di domenica e lunedì scorsi è quello di Matteo Renzi. La sua Italia Viva non è affatto vitale, anzi risulta ovunque irrilevante per far vincere o perdere la coalizione di centro-sinistra. Nella sua Toscana, l’ex premier ottiene meno del 5%, mentre in Puglia ha preso appena il 2%, nonostante il partito si presentasse per conto proprio contro Michele Emiliano. Un po’ meglio in Campania con circa il 7,5%, ma in Veneto si crolla all’1%. Stiamo parlando nel complesso di consensi quasi inesistenti, specie nella parte produttiva dell’Italia, quella che Italia Viva si proporrebbe di rappresentare nel campo del centro-sinistra. Potrà rivendicare semplicemente che il neo-governatore toscano Eugenio Giani sia vicino a lui, ma sembra vero solo in parte.

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Se Renzi piange, l’altro Matteo non ride. La Lega ha trionfato in Veneto grazie a Luca Zaia, il governatore eletto con la percentuale più alta della storia delle regionali italiane, ma proprio il “doge” non è suo uomo, bensì potenziale competitor alla guida del partito. I consensi per il Carroccio sono stati molto buoni un po’ ovunque, ma resta il fatto che non si siano trasformati in vittoria in Toscana, dove correva con la propria candidata, Susanna Ceccardi. E nel sud, l’avanzata di Fratelli d’Italia sta infrangendo i sogni espansionistici di Salvini.

Nel centro-destra, Giorgia Meloni può guardare con maggiore fiducia al proprio futuro di candidata alla premiership della coalizione, sebbene il suo partito abbia fatto 30 e non 31, avendo perso l’opportunità di vincere in Puglia con Raffaele Fitto, ex democristiano e già forzista, da poco in FDI.

Se si guardano i consensi dell’ultimo anno, si scopre che la Lega sarebbe scesa dal 34% delle elezioni europee al 24% medio di cui verrebbe accreditata oggi dai sondaggi, mentre FDI è salita dal 6,5% a circa il 16%. Insomma, la coppia ha nell’insieme gli stessi voti, ma riequilibrati a favore della Meloni.

Per Renzi, la realtà è ben più umiliante. Continuando così, non avrà vita politica lunga fuori dal PD, rischia di essere mollato anche dai fedelissimi, in cerca di poltrona sicura al prossimo giro. Tornerà nel partito di Nicola Zingaretti? L’ex premier ci ha abituati alle capriole dialettiche, come quando da acerrimo nemico dei grillini si è intestato la battaglia per stringere l’alleanza in fretta e furia con l’M5S, così da evitare il ritorno alle urne. Proprio queste giravolte saranno state alla base del crollo per il suo consenso, risultando oggi tra i politici meno graditi dagli italiani. Cinque anni fa, si parlava di lui come di un secondo Silvio Berlusconi.

Salvini paga l’uscita dal governo “giallo-verde” e l’inevitabile minore attenzione mediatica nei suoi confronti. Dovrà trovare il modo di recuperare quella capacità di presa sull’elettorato di centro-destra non leghista, che lo ha premiato senza indugi fino a pochi mesi fa, consacrandone il mito dell’invincibilità. Si troverà a fare i conti con una Meloni cresciuta non solo numericamente, ma anche nella statura politica e pronta a lanciare il suo partito per il primo posto della coalizione. Renzi dovrà trovare la faccia per andare a Canossa per potersi dare un’ultima speranza di tornare a contare qualcosa, anche se l’ipotesi che torni ad essere il leader di un grande partito appare consumata.

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