La crisi bussa alla Germania. Berlino non è più un porto sicuro

I numeri degli ultimi mesi dicono che la locomotiva tedesca non è più al riparo dalla crisi. Sarà l'occasione per capire finalmente che i paesi europei sono tutti sulla stessa barca?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I numeri degli ultimi mesi dicono che la locomotiva tedesca non è più al riparo dalla crisi. Sarà l'occasione per capire finalmente che i paesi europei sono tutti sulla stessa barca?

L’Eurostat ha pubblicato oggi i dati sul Pil dell’Eurozona (Euro 17, cala il Pil e diminuisce l’inflazione).  Nel terzo trimestre, l’economia dell’Area Euro si è contratta dello 0,1% sul trimestre precedente, dopo un calo congiunturale dello 0,2% e una crescita zero nei primi tre mesi dell’anno. E la BCE rivede al ribasso le stime sulla crescita, prevedendo un calo del pil nell’Eurozona dello 0,5% per quest’anno e una crescita tiepida dello 0,3% nel 2013 (-0,3% e +0,6% nelle stime precedenti).  

Pil Germania: un rallentamento che apre scenari inquietanti

E se l’Italia conferma di essere in profonda recessione, con il pil in calo congiunturale dello 0,2% e del 2,4% su base annua, la novità è che anche la Germania inizia a risentire della brutta aria che si respira nel resto del continente. Il pil tedesco nel terzo trimestre è cresciuto dello 0,2% a livello congiunturale, in linea con le attese, e dello 0,9% su base annua (si stimava +0,8%), una performance in calo dal +0,3% e +1% rispettivamente registrati nel secondo trimestre. A confermare il dubbio che la frenata dell’economia tedesca possa essere già iniziata, a parte il brutto dato degli ordini industriali a settembre (-3,3% su agosto), anche la pubblicazione dell’atteso indice Zew di oggi, che misura il grado di fiducia degli investitori verso la Germania. A novembre è stato registrato un pessimo -15,7 punti, più basso del -11,5 punti di ottobre e molto peggio del consensus, che si attestava a -10. In soldoni: gli investitori stanno peggiorando le loro valutazioni sullo stato di fiducia verso l’economia tedesca.  

Crisi Germania: i timori di Draghi e le previsioni di Roubini

Ma la Germania si avvia davvero verso la recessione? Per ora, no. Il pil segna un forte rallentamento, specie se consideriamo che nel biennio 2010-2011, l’economia si è espansa a un ritmo del 3% annuo. Tuttavia, già la scorsa settimana, il governatore della BCE, Mario Draghi, aveva avvertito sul rischio che la crisi arrivi anche a Berlino, visto che il 40% del pil tedesco dipenderebbe dall’export verso l’Eurozona (in crisi) e il 65% degli investimenti diretti esteri verso la Germania provengono sempre da lì. Ma non tutti vedono l’eventualità di un contagio anche di Berlino come un fattore di rischio. La pensa così l’economista Nouriel Roubini, il catastrofista che da tempo preconizza l’addio della Grecia all’euro, il quale ritiene che la recessione in Germania possa, al contrario, essere un fattore positivo per il destino dell’Eurozona. Perché? Fin quando i tedeschi non saranno nelle stesse condizioni degli altri Paesi, essi rinvieranno sempre le misure necessarie ad affrontare la crisi dell’euro, pensando di lucrare dagli eventi negativi degli altri stati. Quando, invece, anche loro saranno sulla stessa barca degli altri e capiranno che si sta per affondare tutti, allora collaboreranno seriamente alla ricerca di una soluzione comune (Roubini, la crisi cambia pelle: Francia e Germania nel mirino) Non il solito “mal comune, mezzo gaudio”, diremmo, bensì una tesi ragionata sulle conseguenze geo-politiche di una recessione in Germania, ma anche in Francia. E senza tenere in considerazione il rischio da qualcuno ventilato che possa scoppiare tra non molto una sorta di bolla monetario-immobiliare in Germania, alimentata da un biennio di tassi zero sui bond pubblici e molti bassi anche sui titoli privati; cosa che starebbe facendo salire i prezzi delle case, anche grazie ai bassi tassi dei mutui (Usa e Germania rischiano una bolla immobiliare). Resta una magra consolazione per il resto dell’Eurozona, con il sud, in particolare, alle prese con un arretramento della ricchezza anche l’anno prossimo.

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Argomenti: Crisi Euro

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