La crisi bancaria europea è dietro l’angolo con il rialzo dei tassi, ecco i numeri

Perché una crisi delle banche nell'Eurozona è possibile con il rialzo dei tassi BCE. I numeri non sono positivi come avremmo potuto immaginare dopo anni di politica monetaria ultra-espansiva.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Perché una crisi delle banche nell'Eurozona è possibile con il rialzo dei tassi BCE. I numeri non sono positivi come avremmo potuto immaginare dopo anni di politica monetaria ultra-espansiva.

Il crollo dei titoli bancari a Piazza Affari in pochi giorni (10,7%) ha fatto scattare l’allarme dei mercati sulla vulnerabilità del settore creditizio, molto esposto alle problematiche relative all’Eurozona. Ad avere colpito le azioni delle banche italiane è stata, in particolare, l’impennata dei rendimenti dei BTp, in pancia agli istituti tricolori per circa 340 miliardi di euro. Più giù vanno i prezzi di questi assets, minore il valore patrimoniale delle banche. Attenzione, però, a pensare che i rischi per il sistema del credito siano legati solo alla crisi dei BTp e che riguardino la sola Italia. Con l’avvicinarsi del primo rialzo dei tassi dal 2011, che verosimilmente avverrà da qui ai prossimi 18 mesi, a subire potenziali contraccolpi negativi saranno le banche di tutta l’Eurozona.

Quali banche rischiano di più in borsa con il rialzo dei rendimenti dei BTp

Al terzo trimestre del 2017, esse risultavano avere erogato crediti per complessivi 17.250 miliardi di euro, pari a quasi il 155% del pil e ai due terzi dei loro stessi bilanci. Di questi, 759 miliardi erano crediti deteriorati o “Non performing loans” (Npl), il 4,4% del totale, ma con picchi di quasi il 47% in Grecia, al 12,1% in Italia e al 2,1% in Germania. Al contempo, sempre le banche dell’area detenevano titoli del debito per 3.356 miliardi, quasi un quinto del totale dei crediti erogati e il 13% dei loro bilanci.

Tassi e banche, cosa accadrà?

Ora, in genere si tende a pensare che con tassi d’interesse più alti le banche migliorino i loro margini e diventino più profittevoli. Tutto vero, se non fosse che stiamo per uscire da una fase ultra-espansiva di politica monetaria senza precedenti. E così come sarebbe corretto immaginare che sottrarre l’eroina dalle mani di un drogato sia cosa buona e giusta, dobbiamo anche ammettere che la disintossicazione non avverrà senza patimenti. Lo stesso accadrà alle banche, che oggi come oggi sono costrette a prestare ai clienti denaro a lungo a tassi molto meno alti del periodo immediatamente precedente alla crisi, con margine o spread medio dimezzato dalla fine del 2007, ovvero la differenza tra tassi attivi e passivi risulta crollata in poco più di 10 anni dal 3,3% all’1,8%. Dunque, rialzo dei tassi positivo per le banche?

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo guardare proprio al dato degli Npl, scesi sì di quasi 200 miliardi in circa un anno e mezzo, ma in buona parte per lo schianto proprio dei tassi, che ha evitato di alimentare nuove insolvenze. Bassi tassi, quindi, hanno consentito a molte famiglie e imprese di continuare a pagare i debiti, nonostante la loro situazione finanziaria non sia positiva. Cosa accadrà con la lievitazione degli interessi? C’è il rischio che i nuovi Npl superino l’assorbimento di quelli pregressi, rendendo necessario per le banche coprirli con ulteriori capitali, stando alle nuove più rigide regole dell’addendum, ma sottraendoli così all’economia reale e innescando un circolo vizioso per investimenti e consumi.

E il rialzo dei tassi sarebbe negativo anche per i prezzi dei bond sovrani, che, dicevamo sopra, ammontare a un quinto delle erogazioni totali nell’area. Dunque, il patrimonio netto contabile delle banche perderà di valore, un colpo duro per il sistema bancario dell’Eurozona, che già oggi detiene 2.500 miliardi di capitale, appena l’8,3% del bilancio complessivo. Sarà un caso, ma gran parte delle banche europee capitalizzano in borsa meno dell’unità rispetto ai rispettivi patrimoni netti. Un esempio? Il rapporto per Unicredit è di 0,6, per Intesa-Sanpaolo inferiore a 0,8, per le grandi banche tedesche persino sotto 0,5. Ciò significa che il mercato valuta molte grandi banche in Europa meno della somma dei loro assets, evidentemente segnalando di non credere ai valori “gonfiati” di questi ultimi. In effetti, i bassi tassi tendono proprio ad accrescere i valori dell’attivo patrimoniale, ma adesso basterebbero piccoli movimenti rialzisti per dissipare parte dell’equity. L’1% in più di Npl equivarrebbero a quasi il 7% in meno di capitale, il cui rapporto con il patrimonio ripiegherebbe così sotto l’8%, richiedendo ricapitalizzazioni, ovvero iniezioni fresche di liquidità.

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Crisi bancaria non esclusa in futuro

E non è nemmeno detto che le banche si mostrino in grado di approfittare del maggiore costo del denaro, visto che numerosi clienti potrebbero optare per acquistare bond dai rendimenti divenuti più allettanti, privandole della liquidità da cui attingere tra i depositi per prestare a imprese e famiglie. E data anche l’accesa concorrenza sia tra gli istituti, sia con le nuove realtà fintech, i margini sui tassi sembrano destinati a rimanere bassi a lungo.

In definitiva, un rialzo dei tassi metterebbe nei guai molti debitori sinora capaci di onorare le scadenze solo grazie a tassi ai minimi storici. Esso finirà anche per deprezzare gli assets sovrani detenuti nei bilanci per un ammontare pari a un quinto dei crediti totali, mentre diverranno più costosi i rifinanziamenti a breve per le banche, le quali attingono alla liquidità dei depositi dei clienti per prestare denaro a lungo termine. Resta da vedere se i mercati abbiano da tempo già scontato una simile condizione di fragilità del credito nell’Eurozona, come farebbero intuire le basse valutazioni delle azioni bancarie, in molti casi nettamente inferiori di prezzo alla rispettiva massa attiva netta del patrimonio. Se così non fosse, una crisi bancaria in borsa da qui a un paio di anni sarebbe uno scenario verosimile. E chissà che persino un governatore tedesco dopo Mario Draghi non si ritrovi costretto a dare vita ad aste T-Ltro con cui “regalare” liquidità a fiumi agli istituti dell’area per contenere le tensioni.

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Argomenti: Banche italiane, Crisi delle banche, Crisi Eurozona, Economia Europa, Economia Italia