La crisi arriva in Germania? Per L’FMI la locomotiva d’Europa non corre più

Rallenta la locomotiva tedesca con il Pil che è visto in aumento di appena lo 0,3%. Secondo Washington i possibili rischi che la Germania corre sono da imputare alla crescita globale fiacca

di , pubblicato il
Rallenta la locomotiva tedesca con il Pil che è visto in aumento di appena lo 0,3%. Secondo Washington i possibili rischi che la Germania corre sono da imputare alla crescita globale fiacca

Nel suo Article IV su Berlino, il Fondo Monetario Internazionale ha dimezzato le stime di crescita economica della Germania per il 2013, passando dal precedente +0,6% allo 0,3%. Un deciso rallentamento per la locomotiva tedesca, conseguenza della crisi dell’Eurozona e della crescita globale più debole del previsto, che potrebbe comportare rischi ulteriori al ribasso per l’economia teutonica. E se le banche tedesche sono adesso più solide, restano in ogni caso esposte a vulnerabilità.

 

Pil Germania quasi piatto

Il governo di Berlino continua a stimare una crescita dello 0,5% nel 2013, mentre la Bundesbank prevede un +0,4%. Il governatore Jens Weidmann stima un’accelerazione del pil nel secondo trimestre, dopo il deludente +0,1% del primo trimestre (sotto lo 0,3% del consensus), in seguito all’apertura in ritardo della stagione dei cantieri, a causa del clima invernale protrattosi oltre la consueta durata.

In ogni caso si tratta di una crescita piatta, anche prendendo per buono il dato di Berlino e specie per un’economia cresciuta del 3% nel biennio 2010-2011, quando è riuscita a recuperare la perdita di ricchezza subita durante la crisi del 2008-2009.

Certo, i fondamentali tedeschi sono più che solidi. Nel 2012, lo stato ha chiuso con un avanzo fiscale dello 0,1% del pil, quando la Spagna ha mostrato un deficit del 10,6%. La disoccupazione resta inchiodata al 5,9%, mentre quella giovanile non va oltre il 7% (41,9% in Italia). Il debito è all’82,5% del pil e grazie al pareggio di bilancio dovrebbe diminuire anche quest’anno.

Quand’anche la Germania dovesse subire un anno di stagnazione, sarebbe il paese meglio messo nell’Eurozona. Parigi farebbe follie per avere i “problemi” dei tedeschi, stretta tra una disoccupazione in forte crescita, un pil in calo (la Francia è già in recessione tecnica), un debito al 90% del pil (era intorno al 55% prima della crisi) e un deficit in zona 4%, tanto che Hollande ha strappato all’Europa due anni in più di tempo per portare il suo disavanzo fiscale sotto il 3% del pil.

Aggiungiamo a tutto questo il deciso calo dell’inflazione ad aprile in Germania, passata all’1,1%, appena sotto la media dell’Area Euro, che mostra un’economia certamente in rallentamento, ma che continua ad essere la più competitiva, grazie a prezzi sempre stabili.

Sì, l’aria della crisi europea è giunta fino alle latitudini della Germania, ma per ora sembra che il vero fastidio per i tedeschi sia di doversi tappare il naso.

Argomenti: