La crisi arriva in Francia, la prossima vittima sarà la Germania?

La Francia è una bomba a orologeria pronta a esplodere titola l'Economist e intanto alla Germania iniziano a tremare le gambe. Ecco come l'effetto domino ha portato la crisi del cuore dell'Europa

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Francia è una bomba a orologeria pronta a esplodere titola l'Economist e intanto alla Germania iniziano a tremare le gambe. Ecco come l'effetto domino ha portato la crisi del cuore dell'Europa

La Francia è in crisi. La seconda economia dell’Eurozona non è immune dal contagio proveniente dal Sud Europa, come i suoi politici avevano tentato di far credere fino ad oggi. Al contrario, tra Pil stagnante e problemi strutturali di competitività, rigidità del lavoro, inefficienza dei servizi, le prospettive sul futuro dell’economia transalpina si fanno sempre più incerte. Ieri, la copertina dell’Economist prendeva di mira proprio la Francia di François Hollande, giudicata una “bomba ad orologeria”, pronta ad esplodere e a far crollare l’intera Eurozona. Le ragioni di tale timore risiedono essenzialmente nella mancanza di adozione di riforme economiche, che né il precedente governo sotto la presidenza Sarkozy, né l’attuale sotto Hollande hanno avuto intenzione di portare avanti.  

Rating Francia, il governo parigino fa orecchie da mercante

Lo si capisce dal tenore stesso delle dichiarazioni del ministro delle Finanze, Pièrre Mosvovici, il quale commentando il declassamento ad opera dell’agenzia di rating Moody’s del debito sovrano francese da AAA ad Aa1, ha sostenuto che la Francia non avrebbe varato riforme come in Italia o Spagna, perché non ha le stesse debolezze (Moody’s declassa la Francia: ecco quello si deve sapere). L’orgoglio francese si nota anche in queste cose, nella volontà del governo parigino di non associare il “buon” nome della Francia a quelli dell’Europa del Sud, sinonimi ormai di crisi, inefficienze e debolezza finanziaria. Ma le cose stanno diversamente. La stessa Moody’s, dopo aver privato i francesi della preziosa tripla A, ha aggiunto che un altro “downgrade” sarebbe possibile, qualora Hollande non desse seguito a un’agenda necessaria di riforme. Ma è sempre Moscovici a sminuire la portata di quanto è accaduto, addossando la responsabilità del declassamento alla vecchia gestione Sarkozy e facendo notare le parole di apprezzamento per l’iter delle riforme in corso del nuovo governo da parte dell’agenzia.  

Effetto domino: le previsioni del 2010 erano esatte

Eppure, la crisi in Francia è tutt’altro che uno scenario inatteso. Quando nel 2010 esplose il caso della Grecia, si disse negli ambienti finanziari che i salvataggi avrebbero riguardato a catena Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia e, poi, la Francia. Malgrado quest’ultima si affanni a mostrarsi membro del club dei virtuosi, il suo destino sembra da tempo segnato: Parigi è sempre più risucchiata dalla crisi del Sud, piuttosto che attratta dalle virtù del Nord. Non siamo ancora ai livelli italiani, con l’ultimo dato che vede il pil francese salire dello 0,2% su base congiunturale, a fronte del quinto calo consecutivo in Italia. Insomma, in Francia non c’è ancora la recessione, ma non per questo Parigi è salva. Con un deficit al 4,5% del pil nel 2012, la Francia non dovrebbe raggiungere l’obiettivo del 3% entro il 2013, stando alla stessa Commissione di Bruxelles, sforando al 3,5%. E il debito pubblico francese dovrebbe salire l’anno prossimo dall’87,3% al 91%. Era di appena il 22% nel 1981, poco più di trenta anni fa. La crisi di competitività si nota pure nel passivo della sua bilancia commerciale, pari a un paio di punti del pil, a fronte di un avanzo di 215 miliardi di dollari della Germania, cioè qualcosa come il 7% circa del pil teutonico. Ergo: la Francia non è la Germania e con una disoccupazione al 10% e al 25% tra i giovani, i suoi indicatori socio-economici sembrano più simili all’Italia. Di certo, l’arrivo al potere dei socialisti non semplifica il percorso delle riforme, con un governo alle prese con l’introduzione di un’aliquota al 75% per i redditi sopra il milione di euro e che certamente non ha intenzione di flessibilizzare il mercato del lavoro, né di dimagrire la gigantesca pubblica amministrazione, che impiega ben 5 milioni di addetti (in Italia siamo a 3,5 milioni circa, pur con 4 milioni di abitanti in più). Eppure, alle aste della scorsa settimana, Parigi faceva il pieno con l’emissione di titoli pubblici tra 2 e 5 anni. I bond con scadenza 2014 rendevano appena lo 0,1%, il minimo assoluto mai toccato, mentre quelli con scadenza aprile 2016 esitavano un rendimento dello 0,16%. Infine, anche quelli con scadenza luglio 2017 mostravano rendimenti semplicemente ridicoli, pari allo 0,76%. Che forse i mercati non stiano sottovalutando le difficoltà dell’economia transalpina? Come mai nemmeno il “downgrade” oggi ha terremotato la borsa parigina e scosso più di tanto gli ambienti finanziari?  

Crisi Germania: Berlino inizia ad avere sempre più paura

Da Parigi a Berlino, la risposta è unanime: la Francia gode ancora di un rating molto solido. E’ verissimo. Tuttavia, i tedeschi ora tremano all’idea che la crisi possa colpire una di loro. Anche perché con una Francia sotto attacco dei mercati, Berlino non avrebbe più amici con cui imporre le proprie misure al resto dell’Eurozona. Di più. Segni di una probabile crisi futura si avvertono anche in Germania stessa, tra calo della produzione e frenata del pil e delle attese degli investitori (indice Zew). Lo stesso presidente Hollande, a sei mesi dal suo insediamento all’Eliseo, la settimana scorsa aveva dichiarato in conferenza stampa che la situazione della Francia è molto seria e che sua intenzione è fare il possibile per evitare il peggio. Dunque, le prospettive? La Francia sarà la prossima vittima della speculazione sui mercati? Spread e rendimenti alle aste pubbliche non segnalano scossoni, né evidenze di un clima di peggioramento delle attese. Ma d’altronde non è forse vero che anche la crisi italiana iniziò come un fulmine a ciel sereno?

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Crisi Euro