La criptomania premia Ripple, che segna +60.000% in un anno grazie alla velocità

Un'altra moneta digitale sta esplodendo sotto i nostri occhi, facendo molto meglio di Bitcoin e avendo dalla sua condizioni forse più favorevoli, anche se presenta qualche limite per il futuro.

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Un'altra moneta digitale sta esplodendo sotto i nostri occhi, facendo molto meglio di Bitcoin e avendo dalla sua condizioni forse più favorevoli, anche se presenta qualche limite per il futuro.

Vi siete impressionati per il 1.350% messo a segno dai Bitcoin nel 2017? E allora, sentite qui: c’è un’altra “criptomoneta”, che per capitalizzazione è seconda tra le oltre mille esistenti con un mercato complessivo pari a 122 miliardi, quasi un sesto del totale, e che nell’ultimo anno ha guadagnato qualcosa come oltre il 60.000%. Sì, avete capito bene. Se all’inizio del 2017 ci aveste puntato 100 dollari, adesso ne sareste arrivati a incassare 62.800, perché la quotazione di questa moneta digitale è passata in meno di 365 giorni da 0,006 dollari a un massimo di 3,77 dollari, anche se venerdì scorso ripiegava sotto 3,20 dollari. Si chiama Ripple (XRP), è ancora poco nota, ma ciò nonostante si è diffusa piuttosto velocemente e, anzi, deve proprio alla velocità, come vedremo, il suo successo. Adesso, capitalizza quasi al 45% dei Bitcoin. Secondo alcuni calcoli, considerando anche le unità di Ripple non circolanti, il suo valore di capitalizzazione sarebbe salito fino a un massimo di 380 miliardi. (Leggi anche: Bitcoin, Satoshi Nakamoto rischio numero uno)

Ripple non è una invenzione recente, ma risale al 2012, anno in cui fu lanciata. La sua peculiarità consiste nel permettere scambi di valuta tra due soggetti con estrema velocità, ovvero nell’arco di pochi secondi. Metti che devi inviare 100 euro a una persona residente a Londra. Il denaro verrà inizialmente tramutato in Ripple e dopo convertito in sterline. Tutto questo avviene in tempo reale, tanto che colossi bancari come UBS e Santander utilizzano Ripple come tecnologia per i pagamenti dei clienti, mentre poche settimane fa American Express ha lanciato un proprio sistema di pagamento basato sulla tecnologia “blockchain” e che fa uso proprio di questa moneta digitale.

Il successo di Ripple, quindi, sta tutto nella sua capacità di consentire pagamenti veloci tra valute diverse.

Una rivoluzione finanziaria, che già le banche hanno iniziato a cogliere, fiutando che nel mondo odierno il tempo diventa una variabile sempre più preziosa e gli sprechi vengono sempre meno tollerati dall’utenza (vi dice qualcosa il lancio recente dei bonifici istantanei?) Si pensi al cambio epocale di mentalità alimentato da internet, che consente a chiunque e in qualsiasi momento del giorno e della notte di fare acquisti online, senza attendere gli orari di apertura dei negozi, senza fare fila e senza nemmeno perdere un attimo per spostarsi. Amazon è diventata un colosso mondiale proprio grazie alle spedizioni veloci, così come Uber ha soppiantato in molti casi l’uso del taxi o di altri mezzi pubblici e privati, mettendo tramite app a disposizione dell’utente una macchina con autista per spostarsi, entro pochi minuti.

Le prospettive di Ripple

In un mondo siffatto, le attese anche di qualche ora per effettuare scambi valutari appaiono anacronistiche alla clientela e non solo necessariamente quella più giovane. E anche rispetto ai Bitcoin, poi, Ripple possiede il vantaggio della velocità, visto che la moneta digitale più popolare richiede anche decine di minuti, se non ore in alcuni casi, per processare una transazione, a causa dei ben noti problemi legati alla verifica delle operazioni. La criptomoneta resta ancora a buon mercato rispetto alle quotazioni dei Bitcoin, ma potrebbe diventare ancora più cara nei prossimi mesi, se venisse inserita tra quelle negoziabili su Coindesk, che nei giorni scorsi ha smentito la sua adozione per ora, provocando un indebolimento dei prezzi. Dalla sua, comunque, Ripple ha il favore della finanza, che vede in questa moneta virtuale un viatico per aumentare il proprio fatturato, un ausilio e non un concorrente vero e proprio.

Tuttavia, bisogna tenere in considerazione un aspetto tecnico non secondario, che dovrebbe fortemente limitare l’ulteriore crescita delle quotazioni di questa moneta virtuale. Al fine di creare adeguata liquidità, la società che vi sta dietro ha depositato 60 miliardi di unità, che verranno rilasciate al ritmo di un miliardo al mese per 60 mesi, tramite gli smart contracts, i contratti che si auto-eseguono, altra rivoluzione alla base della criptomania.

Parte di tale nuova liquidità disponibile verrà verosimilmente trattenuta dalla stessa società, altrimenti i Ripple in circolazione passerebbero a regime dagli attuali 38,3 a 100 miliardi. Ipotizzando anche solo un raddoppio delle quotazioni, arriveremmo a una capitalizzazione di 250 miliardi per il solo mercato circolante odierno, ma alla stratosferica cifra di 650 miliardi, una volta eseguiti tutti gli smart contracts, un valore doppio rispetto a quello di capitalizzazione massimo sinora toccato dai Bitcoin e pari a circa l’85% dell’intera capitalizzazione di tutte le monete digitali esistenti oggi al mondo. Mai dire mai, specie visti i ritmi di crescita di questo mercato, anche se al momento appare un po’ troppo. (Leggi anche: Ecco perché le banche odiano la criptomoneta)

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