La crescita super dell’economia italiana riduce il peso della pandemia sui conti pubblici

Battute di gran lunga le stime sulla crescita del PIL nel secondo trimestre. Ecco l'impatto sul deficit.

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Boom del PIL italiano nel secondo trimestre 2021

Il PIL dell’Italia è balzato del 2,7% su base trimestrale nel periodo aprile-giugno di quest’anno, segnando un rialzo del 17,3% su base annua. E’ in estrema sintesi il quadro che emerge dalle stime preliminari dell’ISTAT, le quali hanno battuto decisamente le previsioni degli analisti. Questi si aspettavano mediamente una crescita dell’economia italiana dell’1,3% congiunturale.

L’istituto di statistica ci ha altresì informati nella giornata di ieri che il tasso di crescita acquisito per l’economia italiana è del 4,8%. Significa che se nei restanti due trimestri dell’anno il PIL non varierà su base congiunturale, nell’intero 2021 cresceremmo a quel ritmo. Il governo italiano intravede una crescita del 5%, mentre il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, parla entusiasticamente di un 6% alla portata.

Considerando che nei primi 7 mesi dell’anno, l’inflazione acquisita sia salita all’1,5%, possiamo immaginare per il momento una crescita dell’economia italiana superiore al 6% nominale. Per l’esattezza, del 6,3%. Sappiamo anche che nel 2020, il PIL scese a 1.651,6 miliardi di euro, nettamente sotto i 1.790,9 miliardi toccati nel 2019. Ad oggi, quindi, possiamo prefigurare un rimbalzo a fine 2021 sui 1.755 miliardi. Rispetto al 2020, si tratterebbe di un aumento di oltre 100 miliardi.

Crescita dell’economia e impatto sul deficit dello stato

Quale impatto sui conti pubblici? Dobbiamo premettere che la pressione fiscale in Italia superi il 40%, attestandosi in area 43%. Sulla base di questo dato, è prevedibile supporre che le entrate statali quest’anno aumentino di qualcosa come 45 miliardi rispetto al 2020. Parliamo di circa 2,5 punti di PIL. Rispetto al 2019, cioè all’ultimo anno pre-Covid, i livelli di PIL rimarrebbero ancora di 35 miliardi inferiori, dai quali emergerebbero entrate fiscali strutturalmente più basse nell’ordine dei 15 miliardi.

Nel 2020, il deficit dello stato è esploso sopra i 155 miliardi dai meno di 30 miliardi dell’anno precedente. Per quest’anno, il governo stima un disavanzo fino ai 210 miliardi. Ma ciò sarebbe il frutto del forte aumento della spesa pubblica a sostegno delle categorie più colpite. Man mano che queste misure assistenziali saranno ritirate, però, il “buco” di bilancio si restringerà e sulla base dei numeri sin qui visti, l’effetto della pandemia sui conti pubblici sul fronte delle entrate svanirebbe nel giro di qualche anno.

Chiaramente, questa ipotesi esclude una possibile recrudescenza della pandemia. Il terzo trimestre, ad esempio, già rischia di deludere le attese. L’estate era partita bene, ma la variante Delta starebbe frenando ormai da settimane partenze e arrivi dei turisti, colpendo il settore dell’accoglienza, cardine della nostra economia. E se il green pass non fosse sufficiente ad arginare il rischio di nuove chiusure, pur prevedibilmente meno generalizzate rispetto all’autunno scorso, il PIL ne risentirebbe anche nel quarto e ultimo trimestre dell’anno.

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