La crescita nell’Eurozona rallenta e inguaia la manovra di bilancio dell’Italia di Conte

La crescita economica nell'Area Euro rallenta più delle passate previsioni, stando al Fondo Monetario Internazionale. E l'aggiornamento delle stime inguaia la manovra di bilancio dell'Italia.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La crescita economica nell'Area Euro rallenta più delle passate previsioni, stando al Fondo Monetario Internazionale. E l'aggiornamento delle stime inguaia la manovra di bilancio dell'Italia.

Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le stime di crescita per l’Eurozona, portandole dal 2,6% al 2,3% per quest’anno e dal 2,2% all’1,9% per il 2019. Le condizioni “esterne”, sostiene l’istituto di Washington, appaiono meno favorevoli e i rischi al ribasso risulterebbero aumentati. In particolare, nel breve termine a colpire le prospettive di crescita nell’area sarebbero il ciclo monetario restrittivo, specie sui mercati emergenti, la maturazione del ciclo economico presso le principali economie mondiali, unitamente alla Brexit e alle tensioni commerciali. Nel lungo termine, le sfide saranno il crescente invecchiamento della popolazione, il rinvio delle riforme economiche e, in particolare, degli aggiustamenti fiscali, così come l’aumento delle disuguaglianze e la riduzione del consenso per le politiche mainstream.

La Commissione europea prevede già un tasso di crescita più basso di quello stimato dall’FMI, ossia all’1,9% per l’anno prossimo e all’1,7% nel 2020. Lo scorso anno, il pil nell’area era cresciuto del 2,4%, sorprendendo al rialzo gli analisti e gli stessi governi. Nel terzo trimestre di quest’anno, il rallentamento è stato piuttosto marcato, con un +0,2% segnato contro il +0,4% del secondo trimestre e di gran lunga inferiore al +0,7% di tutti i quattro trimestri dello scorso anno. L’indice manifatturiero risulta essere cresciuto in ottobre ai minimi dall’agosto di due anni fa. Tutto questo, mentre ancora il tasso di disoccupazione ristagna sopra l’8% e segnala di essersi stabilizzato intorno a questo livello, dopo avere registrato una costante discesa nel corso del quadriennio precedente.

La manifattura nell’Eurozona rallenta ai minimi da 26 mesi, brutto segnale per l’economia

L’Eurozona rallenta e l’Italia rischia di restare ferma

Insomma, le condizioni per uscire dall’accomodamento monetario di questi ultimi anni appaiono sempre meno favorevoli, anche se le stime macroeconomiche non sembrano ancora così allarmanti da potere giustificare un cambio di rotta della BCE rispetto a quanto sinora annunciato. In sostanza, dovremmo stare molto peggio per auspicare che i tassi restino bassi a lungo e che ciò riproponga quel mix espansivo sul pil, caratterizzato da un costo del denaro ai minimi, un cambio debole e un petrolio a prezzi bassi. E proprio un tonfo delle quotazioni sotto i livelli attuali ci servirebbe per un’inversione a U della BCE. Qualcosa in queste settimane si sta muovendo in questa direzione. Troppo poco, serve di più. Per ora dobbiamo rassegnarci alla lettura di dati macro meno positivi del recente passato e a previsioni ancora più deludenti.

Un brutto segnale per l’Italia, perché diventa ancora più difficile immaginare che davvero la nostra economia riesca a crescere dell’1,5% l’anno prossimo e dell’1,6% nel 2020. come da previsioni contenute nel Def, quando nel 2017, a fronte di una crescita dell’intera Eurozona del 2,4%, siamo riusciti a esibire un pallido +1,5%. Rischiamo, al contrario, di scendere sotto l’1% già da quest’anno e di restarci anche il prossimo. Un male per i conti pubblici, quando il governo Conte già ha fissato un deficit al 2,4% del pil per il 2019, abbassando l’obiettivo di poco per il biennio successivo, ma sulla base di previsioni ottimistiche sull’andamento dell’economia, in conformità a quanto hanno fatto tutti i governi precedenti, salvo essere richiamati alla realtà nel corso dell’esercizio, varando manovre correttive e contrattando con Bruxelles margini di flessibilità fiscale per ottenere uno sconto a posteriori sui conti. Non a caso, i commissari hanno avvertito ieri che il deficit italiano rischia di salire al 2,9% l’anno prossimo e di sforare il tetto del 3% tra due anni. “Business as usual”, insomma: gli USA per adesso continuano a correre, il mondo pigia sul pedale del freno, l’Eurozona tira il freno a mano e l’Italia resta ferma.

Perché l’Europa si vede costretta a bocciare la manovra di bilancio dell’Italia

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Argomenti: Crisi Eurozona, Economia Europa