La crescita economica in Italia si sta spegnendo e non lo dicono i “gufi”

La ripresa in Italia si sta spegnendo e a dimostrarlo sono i dati Istat, non di qualche "gufo" contro il governo Renzi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La ripresa in Italia si sta spegnendo e a dimostrarlo sono i dati Istat, non di qualche

Altro che ripresa vigorosa, l’Istat ha confermato le stime preliminari, registrando nell’ultimo trimestre del 2015 una crescita del pil in Italia di appena lo 0,1% rispetto ai 3 mesi precedenti e dell’1% su base annua. Si tratta di un trend calante, però, se si considera che il prodotto interno lordo era aumentato dello 0,3% nel primo trimestre dello scorso anno, mentre nei 2 successivi trimestri dello 0,2% congiunturale. Un altro aspetto da tenere in considerazione è che la crescita dell’intero 2015 è stata dello 0,8% rispetto al 2014, appena al di sopra delle stime preliminari dell’istituto, che indicavano un +0,7%. Tuttavia, lo scorso anno, spiega l’Istat, ha avuto 3 giorni lavorativi in più del 2014, per cui al netto dell’effetto del calendario, la crescita sarebbe stata nel nostro paese dello 0,6%. Su base congiunturale, i consumi finali nazionali sono cresciuti nell’ultimo trimestre dello 0,3%, gli investimenti fissi lordi dello 0,8%, le importazioni dell’1% e le esportazioni dell’1,3%. Quanto alla domanda interna al netto delle scorte, essa ha offerto un contributo positivo dello 0,4%, di cui lo 0,2% i consumi delle famiglie, lo 0,2% le istituzioni sociali private, lo 0,1% la Pubblica Amministrazione e lo 0,1% gli investimenti fissi lordi. La variazione delle scorte ha sottratto lo 0,4%, mentre la domanda estera ha contribuito positivamente per lo 0,1%. Sempre su base congiunturale, industria e servizi crescono ciascuno dello 0,1%, mentre l’agricoltura arretra dello 0,1%. Su base annua, l’agricoltura cresce dell’8,4%, i servizi dello 0,5% e l’industria dell’1%. In sé il dato complessivo sarebbe positivo, se guardassimo al fatto che il 2015 è stato il primo anno di crescita dal 2011. La stessa crescita tendenziale dell’ultimo trimestre, pari all’1%, non andrebbe sottovalutata. Eppure, è la tendenza a preoccupare, ovvero quello spegnimento progressivo (“indebolimento” per l’Istat), che si registra subito dopo l’inizio della ripresa. La variazione acquisita per il 2016 è dello 0,2%, nel senso che questo sarebbe il tasso di crescita dell’economia italiana, in assenza di variazioni congiunturali del pil nel corso dei 4 trimestri. Serve, quindi, un’accelerazione, ossia che il pil eviti di stagnare o che aumenti di appena qualche decimale di punto rispetto al trimestre precedente, altrimenti andremmo a sbattere contro una crescita più vicina allo zero che prossima alle stime del governo, che adesso sono state ufficiosamente abbassate al +1,4%, un target irrealisticamente ottimistico, stando all’evoluzione delle cose, non solo in Italia.        

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia