La corsa sfrenata del debito pubblico italiano con queste cifre allarmanti

L'economia italiana ripiega per la quarta volta dal 2008 e segnala che il debito pubblico italiano, di questo passo, diverrà insostenibile, indipendentemente dagli sforzi dei singoli governi per contenerlo.

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L'economia italiana ripiega per la quarta volta dal 2008 e segnala che il debito pubblico italiano, di questo passo, diverrà insostenibile, indipendentemente dagli sforzi dei singoli governi per contenerlo.

Non abbiamo ancora disponibile il dato sul debito pubblico italiano a fine dicembre, che ci fornirà la misura esatta di quale sia stato il suo livello nel 2019. Stando ai calcoli che abbiamo effettuato e proposto nei giorni scorsi in questo articolo (leggi: Andamento debito pubblico 2019), dovrebbe essersi attestato sui 2.415 miliardi di euro, in aumento di circa 35 miliardi rispetto al 2018. Questa cifra corrisponderebbe al 2% del pil, che in effetti è il deficit-obiettivo dell’Italia, fissato nell’autunno del 2018 dal governo “giallo-verde” dopo una dura battaglia con la Commissione europea. Non si tratterebbe di un disavanzo temibile, eppure lo è confrontandolo con la dinamica dell’economia.

Nel quarto trimestre del 2019, il pil italiano si è contratto dello 0,3% su base congiunturale ed è rimasto fermo su base annua. Nell’intero anno, spiega l’Istat, è cresciuto dello 0,2%. Che fossimo in stagnazione, ce n’eravamo accorti per tempo, che fossimo entrati in una spirale recessiva speravamo di no. E l’inflazione nell’anno da poco trascorso si è attestata allo 0,6%. Facendo la somma con la crescita del pil, troviamo che l’economia italiana risulta essersi espansa nominalmente dello 0,8%.

Non serve un genio della statistica per capire che se il debito pubblico cresce in misura superiore rispetto al pil nominale, il rapporto debito/pil tende a salire. E, infatti, il pil italiano alla fine del 2019 dovrebbe essere cresciuto a 1.779 miliardi, circa 14 miliardi in più in un anno. Rispetto ai +35 miliardi messi a segno dal debito (ipotesi ottimistica), fanno 2 volte e mezza più basso. In altre parole, il debito tende a correre, l’economia a malapena si regge in piedi. Fosse solo una tantum, non ci sarebbero patemi d’animo. Il fatto è che dal 2007 ad oggi, cioè dall’ingresso nella crisi, il debito è aumentato di oltre 400 miliardi (pur comprensivo dei 58 miliardi dovuti al ricalcolo dello scorso anno) e il pil di circa 164 miliardi (anch’esso ricalcolato), anche in questo caso di 2 volte e mezzo in meno.

Bassa crescita cronica e debito super

Ci siamo sentiti dire migliaia di volte da analisti, economisti e politici che il rapporto lo si abbatte non solo con politiche di austerità fiscale – che ci vogliono – ma anche attraverso un’accelerazione dei tassi di crescita. Bravi tutti a dirlo, la realtà è ben diversa e sotto gli occhi di tutti. Il pil reale dall’ultima recessione grave conclusasi nel 2014 è cresciuto mediamente meno dello 0,8% e l’inflazione di appena mezzo punto. Con queste cifre, servirebbe il pareggio di bilancio per ridurre il grado di indebitamento, ma è la stessa bassa crescita a tenere i conti pubblici sulle spine. Si consideri che per ogni punto di pil in più, le entrate fiscali aumenterebbero di almeno 4 decimi di punto di pil e solamente per effetto della crescita dei redditi, non per mezzo di aumenti delle imposte. A parità di spesa pubblica o riuscendo a contenerne la crescita, il deficit gradualmente si ridurrebbe da solo.

Il problema dell’Italia sta tutto qui. Dalla cura “lacrime e sangue” del governo Monti a fine 2011, sono trascorsi 8 anni e da allora il deficit è sceso di meno dell’1% rispetto al pil. E guardate che questa riduzione, già in sé deludente, è dovuta solo all’azzeramento dei tassi BCE e al “quantitative easing”, che hanno fortemente compresso i costi di emissione del nostro debito. Pagavamo fino a 5 punti di pil prima dell’allentamento monetario non ortodosso voluto da Mario Draghi, oggi siamo a poco più del 3%. Abbiamo risparmiato 2 punti, di cui la metà l’abbiamo impiegata per operazioni di aumento della spesa pubblica e di taglio del carico fiscale in deficit (vedi gli 80 euro del governo Renzi).

Non ci fosse stata la BCE, oggi pagheremmo molti più interessi, il debito risulterebbe ancora più elevato e l’economia italiana ancora più depressa, in quanto privata di quel poco di sostegno arrivato negli anni dai governi che si sono succeduti.

Ma la pacchia dei rendimenti repressi non durerà in eterno e ogni anno che passa, le probabilità che l’economia italiana si riprenda dalla sua stagnazione ormai quasi trentennale diminuiscono. Per questo il debito pubblico fa paura. Non fatevi ingannare dai BTp a 10 anni che offrono ormai meno dell’1%, perché in Spagna e Portogallo viaggiano a meno di un terzo di tale costo. La verità è che tutti sanno all’estero che siamo una Magna Grecia.

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