La corsa all’oro di Putin ha triplicato le riserve in Russia in 10 anni

Riserve auree russe in costante crescita nell'ultimo decennio, seppure in rallentamento nel 2019. Ecco perché lo "zar" Putin punta sul metallo.

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Riserve auree russe in costante crescita nell'ultimo decennio, seppure in rallentamento nel 2019. Ecco perché lo

Alla fine dello scorso anno, le riserve di oro della banca centrale russa risultavano salite a 2.441,86 tonnellate, quasi 129 in più rispetto a un anno prima, segnando una crescita in volume del 6,1%, pur in forte rallentamento dal 14,9% dell’anno precedente. In valore, i lingotti ammassati dall’istituto di Mosca ammontano a circa 112 miliardi di dollari, esattamente il 20% delle intere riserve valutarie, un’incidenza quadrupla rispetto a soli 10 anni fa, quando di oro posseduto nei caveau ve ne era appena un terzo e in valore risultava essere di quasi 90 miliardi in meno.

Sono questi i numeri straordinari che emergono dai dati ufficiali russi, che ci dicono come “zar” Vladimir Putin abbia sostenuto una sorta di corsa all’oro, che apparentemente sembra inarrestabile e che è proseguita indenne attraverso le sanzioni internazionali, la crisi economica e le varie tensioni geopolitiche. Anzi, diremmo che questi siano stati fattori di sostegno agli acquisti della banca centrale. L’oro è, infatti, un asset di primaria importanza per i mercati, offrendo riparo nelle fasi di incertezza e tensione. Agli occhi degli investitori, costituisce una garanzia.

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La Russia prima dell’arrivo di Putin al Cremlino possedeva meno di 500 tonnellate, 5 volte in meno di oggi. L’accumulo è stato possibile dopo i primi anni Duemila, grazie ai proventi del petrolio, le cui quotazioni sono letteralmente schizzate nell’ultimo quindicennio. E Mosca risultava fino a qualche tempo fa il primo produttore di greggio al mondo, superato ormai solo dagli USA. I petrodollari finanziano il fondo pensionistico sovrano, che alla fine del 2019 disponeva di assets per 124 miliardi di dollari. Il ministro delle Finanze, Anton Siluanov, ha dichiarato di recente che esso dovrebbe investire in oro, sebbene abbia successivamente corretto il tiro, precisando che intendesse affermare più semplicemente che il fondo potrebbe prendere in considerazione un simile investimento.

Oro come garanzia per la Russia

Ma nel concreto a cosa serve quest’oro alla Russia? Ad aumentare la propria credibilità sui mercati internazionali, specie dopo l’isolamento a cui la tiene l’Occidente con la comminazione delle sanzioni finanziarie.

Di fatto, governo, società e banche sono quasi tagliati fuori dal mercato dei capitali di USA ed Europa, cosa abbastanza seria per un paese ancora emergente come la Russia, che al suo interno dispone di risorse scarse per sostenere gli investimenti. E le tensioni frequenti con Washington e Bruxelles indispongono gli investitori, che per paura spesso preferiscono restare alla finestra. Si consideri che attualmente il controvalore dell’oro equivale a circa il 40% quello del debito sovrano russo, per cui è un po’ come se il secondo fosse garantito in gran parte dal primo.

L’oro funge da attrazione per i capitali esteri proprio nella cattiva sorte e, soprattutto, dribbla nei fatti il dollaro, la valuta di riserva mondiale. Non è casuale che anche l’altro grande avversario dell’America, la Cina, stia facendo incetta di oro da anni, anch’essa nel tentativo di garantire la propria valuta sui mercati in una prospettiva di lungo periodo. Il rublo ha bisogno ancor più dello yuan di un “garante” per la stabilità dei suoi tassi di cambio, essendo troppo dipendente dalle esportazioni di petrolio, contrariamente alla valuta cinese, che riflette un’economia molto diversificata. In un certo senso, corrisponde a dotarsi di un’arma nucleare sui mercati. E quando si tratta di arsenale, Mosca non vuole restare dietro agli USA, sebbene di strada da percorrere ne abbia parecchia per anche solo pensare di competere con i caveau stracolmi di Fort Knox.

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