La Commissione europea smentisce Conte: economia italiana al palo dopo il Covid

La ripresa del nostro PIL sarà meno veloce di quanto auspicato. E rischiamo di chiudere il decennio sotto i livelli di ricchezza del 2007.

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Economia italiana ferma dopo il Covid

La Commissione europea ha diffuso in settimana le sue nuove stime sull’andamento dell’economia nell’Eurozona per il biennio 2020-2021. E le notizie sono nel complesso negative. Perché se è vero che per quest’anno si attende un crollo del PIL nell’area inferiore alle precedenti previsioni (-7,8% contro -8,7%), per contro il rimbalzo per l’anno prossimo sarebbe meno intenso (+4,2% contro +6,1%). L’aggiornamento riguarda anche le singole economie, con l’Italia che accuserebbe il secondo calo peggiore del PIL dopo la Spagna. Alla faccia di chi propina che staremmo uscendo da questa crisi prima e meglio degli altri. Ricorda una certa narrazione imperante nel 2009. All’epoca, al governo vi era il centro-destra, ma a Roma la disconnessione dalla realtà e la voglia di propaganda sono una costante politicamente trasversale.

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L’economia italiana quest’anno dovrebbe implodere del 9,9% e recuperare nel 2021 il 4,1%. Secondo le stime precedenti, la caduta sarebbe stata dell’11,2% e il rimbalzo del 6,1%. Adesso, facciamo 100 il PIL del 2019 e vediamo quale sarebbe il suo valore reale a fine 2021, stando alle previsioni della Commissione. Tra parentesi, vi abbiamo fornito i dati relativi alle precedenti stime:

  • Eurozona: 96 (98,9)
  • Italia: 93,8 (94,2)

L’Italia avrà perso 25 anni

Dunque, al 31 dicembre del 2021 non solo non avremo recuperato la ricchezza perduta quest’anno, ma rimarremmo notevolmente sotto i livelli pre-Covid. In particolare, l’Eurozona nel suo complesso resterà del 4% sotto, l’Italia di oltre il 6%. In precedenza, Bruxelles stimava un recupero più veloce, dato che l’area sarebbe rimasta sotto di circa l’1% e l’Italia di quasi 6 punti tra oltre un anno da oggi. Per la nostra economia, le cattive notizie non si fermano qui. Nel 2022, il PIL italiano crescerebbe del 2,8%, per cui si porterebbe al 96,4% rispetto ai livelli pre-Covid. E c’è un problema: il 2019 aveva chiuso con un PIL reale in calo di oltre 4 punti percentuali rispetto ai livelli del 2007. In pratica, l’Italia non era ancora riuscita a superare gli effetti nefasti della crisi finanziaria del 2008-’09, seguita da quella dei debiti sovrani tra il 2011 e il 2014.

Se facciamo 100 il PIL italiano del 2007, nel 2022 ci ritroveremmo a 92,3. A 15 anni di distanza, insomma, avremmo un’economia di quasi l’8% più piccola. Se dopo il 2022, quando l’effetto rimbalzo si sarà grosso modo del tutto esaurito, tornassimo a crescere ai ritmi pre-Covid, cioè sotto l’1% medio all’anno, matematicamente chiuderemmo questo decennio con un PIL reale inferiore al 2007 di circa 2 punti e mezzo. Non ci saranno bastati ben 22 anni per tornare ai livelli di ricchezza pre-crisi mondiale. Salvo qualche nuova recessione, avremo perso un quarto di secolo. Nella storia economica recente, nessuna grande economia ha mai accusato una crisi del genere.

E se volessimo girare il dito nella piaga, dovremmo ammettere con tutta onestà che già prima del 2007 i ritmi di crescita dell’economia italiana fossero divenuti bassi. Alla fine di quest’anno, il PIL reale si sarà riportato ai livelli di inizio anni Novanta. Già prima di questa mazzata infertaci dalla pandemia, risultavamo essere l’unico stato nell’Eurozona a non essere cresciuto affatto nel nuovo millennio. Persino la martoriata Grecia poteva esibire un dato migliore. E parliamo di un’economia che dal 2007 ha perso un quarto del suo PIL. Siamo dinnanzi a un dramma epocale per lo Stivale e che non viene affrontato con la dovuta consapevolezza, bensì come se si trattasse di un disastro passeggero. Del resto, anziché rilanciare gli investimenti dopo un trentennio trascorso a bocca asciutta, stiamo discutendo di monopattini e banchi a rotelle. Non andrà per nulla bene. Sapevatelo.

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