La Cina verso il taglio degli obiettivi di crescita sotto il 7% per il 2016

La Cina potrebbe tagliare il target di crescita per il 2016 sotto il 7%. Si va verso stimoli fiscali e monetari.

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La Cina potrebbe tagliare il target di crescita per il 2016 sotto il 7%. Si va verso stimoli fiscali e monetari.

La maggioranza degli economisti intervistati da Bloomberg pensa che i leader del Partito Comunista in Cina taglieranno per l’anno prossimo il target di crescita del pil tra il 6,5% e il 7%. Alla base di questa previsione, c’è il rallentamento della crescita degli investimenti, il calo della manifattura e la capacità in eccesso delle imprese, specie quelle statali. Gli  stessi economisti hanno abbassato dal precedente +6,9% atteso al +6,8% il tasso di crescita per il terzo e il quarto trimestre di quest’anno. Inoltre, una fonte di Pechino ha ventilato l’ipotesi che i leader del partito possano  adottare linee guida più flessibili per il prossimo anno. Il Partito Comunista annuncia gli obiettivi di crescita, di offerta di moneta e di inflazione al Congresso Nazionale riunito nel mese di marzo. Ieri, il dato manifatturiero è stato il peggiore dal marzo del 2009 e ha segnalato una contrazione dell’attività per il sesto mese di fila.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/la-cina-rallenta-ancora-manifattura-ai-minimi-da-6-anni-e-mezzo/   Nel tentativo di reagire allo “slowdown”, gli economisti si attendono che la People’s Bank of China (PBoC) taglierà il coefficiente di riserva obbligatoria per le grandi banche dal 18% attuale al 17,50% entro la fine dell’anno e al 15 ,50% entro il 2016, liberando così liquidità a sostegno del credito. Inoltre, potrebbe anche annunciare entro l’anno un nuovo taglio dei tassi per  lo 0,25%, mentre il governo dovrebbe sostenere la crescita con stimoli fiscali, che aumenteranno il deficit di bilancio.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/tassi-usa-la-cina-allontana-la-stretta-e-il-mercato-crede-al-rinvio/   Il problema è che le misure sinora adottate e ipotizzate per rinvigorire l’economia cinese vanno tutte nella direzione di aumentare il credito per le imprese e le famiglie, quando la Cina soffre già di un eccesso di investimenti, specie nel settore immobiliare. Questi ammontano a più della somma di quelli effettuati nell’anno da USA ed Europa messi insieme. Proprio la sovraccapacità è uno dei fattori del rallentamento economico, che non può certamente essere curata con nuove dosi di debito. Intanto, ieri il prezzo del petrolio è scivolato nuovamente, nonostante il dato delle scorte USA fosse peggiore delle attese. Il Wti americano ha chiuso a 44,48 dollari al barile (-4,1%) e il Brent a 47,75 dollari, proprio sui timori di una minore crescita del pil in Cina, il maggiore consumatore di greggio al mondo.   APPROFONDISCI – https://www.

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