La Cina vara nuove misure contro il crollo della Borsa di Shanghai

La Cina ha speso 236 miliardi di dollari per impedire il crollo del mercato azionario e sta varando nuove misure a suo sostegno. Dati in calo per la bilancia commerciale ad agosto.

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La Cina ha speso 236 miliardi di dollari per impedire il crollo del mercato azionario e sta varando nuove misure a suo sostegno. Dati in calo per la bilancia commerciale ad agosto.

La Borsa di Shanghai ha snobbato stamane i dati sull’import-export della Cina e ha chiuso con un rialzo del 2,9%. Ancora meglio ha fatto la Borsa di Shenzen, che ha archiviato le contrattazioni con una crescita del 3,8%. Resta il fatto che il mercato azionario cinese si è contratto del 40% in meno di 3 mesi, perdendo qualcosa come 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. Ma le autorità locali non sono state a guardare. Secondo i calcoli di Goldman Sachs, l’agenzia governativa China Securities Finance Corp. avrebbe speso dallo scoppio della crisi finanziaria 1.500 miliardi di yuan, corrispondenti a 236 miliardi di dollari, per acquistare i titoli delle società quotate e impedire un crollo ancora più ampio. Nel solo mese di agosto, sempre Goldman Sachs, sarebbero state utilizzate risorse per 600 miliardi di yuan e attualmente lo stato detiene il 9,2% del flottante libero del mercato azionario cinese. Ulteriori acquisti non sono all’ordine del giorno, tranne che si abbia una forte volatilità o che si avverta un rischio sistemico. Nel frattempo, oggi è comparso sui siti delle 2 borse cinesi l’annuncio dell’imminente introduzione del cosiddetto meccanismo del “circuit breakers”, ossia l’interruzione automatica delle contrattazioni per i titoli che registrano rialzi o ribassi oltre una certa percentuale. Inoltre, il governo di Pechino starebbe studiando una riduzione delle imposte sui titoli detenuti per un periodo medio-lungo, in modo da scoraggiare gli investimenti più speculativi. Questa mattina, le Dogane cinesi hanno pubblicato i dati sulla bilancia commerciale locale per il mese di agosto. Le esportazioni sono diminuite per il secondo mese consecutivo del 6,1% annuo a 1.200 miliardi di yuan, mentre le importazioni sono scese del 14,3% a 836,1 miliardi. Entrambi i dati allarmano il mercato e gli analisti, perché segnalano sia una minore domanda del resto del mondo verso la Cina, sia minori acquisti cinesi di beni e servizi stranieri.

In tutti e 2 i casi, si tratterebbe della conferma di un certo rallentamento dell’attività economica nei mesi più recenti, segno di una crescita potenzialmente inferiore alle attese.  

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