La Cina rafforza lo yuan e accelera la dedollarizzazione del commercio mondiale

La Cina ha rafforzato il tasso di cambio, in controcorrente rispetto a quello che stanno facendo le altre banche centrali più importanti del pianeta. Pechino vuole imporsi come potenza commerciale e finanziaria del pianeta, alternativa agli USA.

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La People’s Bank of China, la banca centrale cinese, ha aumentato il tasso di riferimento per il cambio dello yuan dello 0,37% due giorni fa, il maggiore incremento dal 2010, anno in cui è stato di fatto abbandonato il tasso fisso con il dollaro. L’annuncio è arrivato in contemporanea con il vertice asiatico-pacifico e alla vigilia di quello in programma con gli USA. Nei giorni scorsi, la Cina ha auspicato un accordo di libero scambio per l’area Asia-Pacifico, che sembra una reazione a quello Trans-Pacifico tra gli USA e i paesi americani e asiatici, che taglia fuori proprio Pechino. La mossa della banca centrale è tesa a segnalare al mondo l’intenzione dei cinesi di fare dello yuan una valuta forte e credibile per gli scambi commerciali e finanziari, andando in controcorrente rispetto alle altre maggiori valute del pianeta, come euro e yen, che in questi mesi si sono imbarcate in una sorta di “guerra” della svalutazione, con le rispettive banche centrali impegnate a contrastare i rischi di deflazione o bassa inflazione prolungata e di stagnazione dell’economia.   APPROFONDISCI – La de-dollarizzazione avanza: accordo Argentina-Cina per scambi in valute locali   Non è un caso che lo yuan sia stata l’unica valuta ad apprezzarsi contro il dollaro dalla metà di quest’anno, registrando un +1,3%, quando l’euro ha perso nel frattempo il 9% e lo yen il 12,5%, scendendo ai livelli minimi degli ultimi 7 anni. Lo yuan ha registrato sei mesi consecutivi di rialzi sul mercato valutario, mentre le esportazioni non ne hanno risentito negativamente, tanto che ad agosto si è toccato il surplus commerciale record di 49,85 miliardi di dollari, mentre a ottobre si è avuto ancora un avanzo di ben 45,4 miliardi.

Avanza la dedollarizzazione

Secondo la Society for Worldwide International Financial Telecommunications (SWIFT), nel mese di settembre, lo yen è stata la settima valuta più scambiata nel mondo per una percentuale dell’1,72%, il massimo di sempre. Potrebbe sembrare ancora poco per un’economia da 10 mila miliardi di dollari, ma il trend è positivo e dobbiamo tenere presente che solo negli ultimi tempi, il governo cinese ha intrapreso il cammino dell’internazionalizzazione del cambio.

Di recente, ha raddoppiato al 2% il tasso di oscillazione quotidiana dello yuan. Lo scorso 31 ottobre, la valuta cinese ha segnato un record massimo contro il dollaro a 6,1078. Non mancano i rischi nel breve termine per l’economia cinese, la cui crescita è molto legata alle esportazioni. Ma proprio perché la PBoC ha aumentato il cambio segnalerebbe la convinzione del governo e dello stesso istituto che la Cina potrà continuare a crescere tranquillamente anche con uno yuan più forte, allentando così anche le critiche dei governi stranieri, USA in testa, che rimproverano a Pechino di tenere il cambio volutamente a livelli eccessivamente sottovalutati per incentivare l’export.   APPROFONDISCI – Anche la Svizzera apre le porte allo yuan. L’Europa ha mollato il dollaro La Russia abbandona il dollaro per lo yuan. E la Cina sbarca a Londra    

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