La Cina paga il petrolio russo in yuan. Il dominio del dollaro scricchiola?

Un nuovo fronte si apre nella guerra della valute. I BRICS sembrano non accettare il predominio degli Usa. Ma fino a che punto Pechino è disposta a spingersi?

di Enzo Lecci, pubblicato il
Un nuovo fronte si apre nella guerra della valute. I BRICS sembrano non accettare il predominio degli Usa. Ma fino a che punto Pechino è disposta a spingersi?

La guerra delle valute annunciata lo scorso fine settimana dal ministro della finanze brasiliano potrebbe essere solo all’inizio (Brasile – Usa, venti di guerra valutaria. QE3 Fed un regalo a Obama?) La potente Cina, infatti, ha comunicato che dal 6 settembre ha iniziato a utilizzare direttamente lo yuan nella compravendita di petrolio proveniente dalla Russia. Il dollaro quindi, perlomeno in relazione ai rapporti petroliferi cino-russi, è di fatti già tagliato fuori.  

Dollaro petrolio: una matrimonio sempre meno solido

La notizia, come giustamente ha fatto notare Gabriele Vedani di Fxcm Italia, non ha avuto sulla stampa l’eco che sicuramente meritava. Il passaggio nelle transazioni petrolifere dal dollaro allo yuan cinese, con la Russia che ha chiaramente subito accettato mettendosi a disposizione delle autorità di Pechino, significa essenzialmente la possibile messa in discussione di quello che è l’ordine mondiale attuale, con le due punte di diamante dei BRICS che non sono più disposte a riconoscere agli Usa il ruolo di superpotenza basato sull’artificioso predominio del dollaro. Come giustamente ha ricordato Vito Lops su Il Sole 24 Ore, gli Usa sono oggi i guardiani del mondo grazie alle decisioni prese nel 1971 dal presidente Nixon che stabilì la fine della convertibilità aurea del dollaro, aprendo la strada all’epoca del dollaro Usa come valuta di riferimento degli scambi petroliferi mondiali. Una situazione questa che ha permesso agli Usa di restare l’unica potenza indiscussa nonostante un deficit spaventoso.  

Cina Usa: un rapporto basato sulla reciproca convenienza

La domanda che giustamente gli analisti si pongono ora  riguarda quelle che potranno essere le reazioni degli Usa dinanzi a questa mossa di Pechino (e di Mosca). Rispondere a questo interrogativo significa però anzitutto capire o cercare di capire che genere di intenzioni i cinesi possono avere. Fino ad oggi tra Pechino e Washington è valso una specie di tacito accordo. Una situazione inevitabile visto proprio che la Cina è il maggior creditore degli Usa. E allora cosa si è rotto a partire dal 6 settembre? L’annuncio dell’abbandono del dollaro negli scambi petroliferi cino-russi potrebbe infatti essere una semplice mossa cinese per rilanciare la domanda interna. Questa visione sembrerebbe però esser molto riduttiva anche perchè la Cina, secondo paese al mondo dopo gli Usa a detenere riserve in dollari americani, sta già da tempo riducendo la sua esposizione verso la valuta a stelle e strisce.  

Un disegno globale di Pechino?

L’abbandono del dollaro come valuta negli scambi petroliferi cino-russi avviene infatti dopo l’annuncio dello scorso giugno in merito all’introduzione dello Yuan negli scambi commerciali tra Cina e Iran e tra Cina e Giappone. Lo Yuan quindi sembrerebbe essere destinato a diventare sempre più centrale negli scambi internazionali. Ma cosa potrebbe avvenire se, un domani, la Cina (che non è un paese qualsiasi ma è il più grande importatore di materie prime al mondo) imponesse a tutti il suo Yuan come valuta per gli scambi? Gli effetti, nel caso in cui si verificasse un evento simile sarebbero micidiali per gli equilibri mondiali e si arriverebbe all’inevitabile fine del mondo fondato sul dollaro. Ma la storia degli Usa insegna putroppo che gli americani non hanno mai accettato di essere ridimensionati così facilmente. Un’ultima considerazione su questa guerra valutaria. Quale sarebbe il peso dell’Euro in uno scenario simile che vede nervi sempre più tesi tra Usa e BRICS? Probabilmente rispondere a questa domanda significa già dare una probabile spiegazione alla crisi dell’Euro.

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Argomenti: Fed

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