La Cina manderà in recessione l’economia mondiale, l’ardita previsione di Citigroup

La Cina potrebbe mandare in recessione l'intero pianeta per il capo-economista di Citigroup, che evidenzia le scarse munizioni di cui godono ormai i governi per reagire a una nuova crisi. Non tutti, però, concordano con questa profezia funesta.

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La Cina potrebbe mandare in recessione l'intero pianeta per il capo-economista di Citigroup, che evidenzia le scarse munizioni di cui godono ormai i governi per reagire a una nuova crisi. Non tutti, però, concordano con questa profezia funesta.

Esiste il 55% di probabilità che l’economia mondiale sia trascinata dalla Cina in recessione nei prossimi 2 anni. Ad affermarlo è il capo-economista di Citigroup, William Buitler, non nuovo a certe analisi un pò fuori dalle righe. Secondo l’economista inglese, attualmente l’economia cinese starebbe crescendo vicino al 4% e non al 7% dell’obiettivo del governo di Pechino. Se entro la metà del prossimo anno, spiega, il ritmo di crescita si abbassasse al 2,5%, lo scivolamento verso la recessione sarebbe altamente probabile e si porterebbe dietro le altre economie.

Economie emergenti in affanno, quelle avanzate deboli

Il quadro diventa, in effetti, un pò più fosco, quando Buitler evidenzia che a soffrire in questa fase siano un pò tutte le economie emergenti, tra cui Russia, Brasile e Sudafrica. La minore domanda derivante da questi paesi potrebbe far tornare in recessione anche le economie avanzate, la cui crescita appare già non proprio solida. Non sarebbe una crisi simile a quella depressiva del 2008, ma l’outlook peggiorerebbe, se gli investitori iniziassero a farsi prendere dal panico per l’aumento dei debiti sovrani dei paesi o se i governi reagissero con svalutazioni o forme di protezionismo. La visione pessimistica del manager di Citigroup non è condivisa da altri analisti. Goldman Sachs parla di rischi molto contenuti e Société Générale stima nel 10% le probabilità di una nuova crisi mondiale, evidenziando come il basso prezzo del petrolio tenderebbe ad arginare tale pericolo.

Scarse munizioni in mano ai governi

Se ciò appare indubbiamente vero, Buitler pone l’accento sulle scarse munizioni di cui godono ormai i governi sul fronte della politica fiscale e di quella monetaria. Da un lato, infatti, a differenza del 2008, essi non potrebbero più reagire con un aumento della spesa pubblica, avendo registrato in questi anni un balzo del debito; dall’altro, i tassi sono già stati portati al minimo storico. Qualora USA e Regno Unito li alzassero, spiega, entro la fine dell’anno prossimo potrebbero vedersi costretti a tornare indietro. La Cina è alle prese da mesi con un rallentamento della sua economia, che dagli economisti viene definito spesso “hard landing” o “atterraggio duro”, dopo decenni di aumenti impetuosi del pil.

Il Dragone asiatico è ormai la seconda potenza economica mondiale e rappresenta il 14% del pil dell’intero pianeta, nonché il 14,3% del commercio e consuma l’11% del greggio prodotto complessivamente. Questi numeri dimostrano come uno slowdown più marcato delle attese potrebbe generare conseguenze anche nel resto del mondo, specie considerando le difficoltà delle altre economie emergenti e la debolezza di quelle avanzate, Eurozona e Giappone in testa. La profezia di Buitler dovrebbe essere presa con le pinze, ma forse nemmeno scartata a priori come improbabile.    

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