La Cina ha più debiti degli USA, ma lo yuan si rafforza e l’FMI lo vuole tra le sue riserve

L'indebitamento complessivo della Cina supera quello dell'America, ma lo yuan potrebbe essere inserito presto tra le riserve valutarie dell'FMI. Preoccupano le mosse della banca centrale di Pechino.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'indebitamento complessivo della Cina supera quello dell'America, ma lo yuan potrebbe essere inserito presto tra le riserve valutarie dell'FMI. Preoccupano le mosse della banca centrale di Pechino.

Il governo di Pechino si è posto per quest’anno un obiettivo di crescita dell’economia in Cina del 7%, il più basso degli ultimi 25 anni, ma ancora accettabile per gli stessi standard elevati del Dragone asiatico. Il riconoscimento della seconda potenza economica mondiale i cinesi lo hanno avuto nei giorni scorsi, quando il governatore della People’s Bank of China, Zhou Xiaochuan, ha annunciato che il Fondo Monetario Internazionale intende inserire lo yuan tra le sue quattro riserve valutarie, in seguito alla revisione quinquennale che l’istituto effettua. E proprio la valuta cinese si è apprezzata a marzo dell’1,13% contro il dollaro, portandosi a un cambio di 6,1996, registrando la migliore performance in Asia, dopo 4 mesi di cali. Pechino sta dando vita all’Asian Infrastructure Investment Bank, un’entità con scopo simili a quelli della Banca Mondiale, seppure limitati (per ora) al continente asiatico, che con un capitale iniziale di 50 miliardi di dollari ha già visto la partecipazione di Regno Unito, Australia e la domanda di ingresso di Francia, Italia e Germania, paesi amici degli USA.   APPROFONDISCI – L’egemonia USA a rischio con il “tradimento” dell’Europa, ecco la minaccia dell’Aiib  

Debito Cina preoccupa

Ma mentre il ruolo della nuova super-potenza economica avanza nel mondo, lo stesso fanno i suoi debiti. Tra quelli contratti dallo stato, dagli enti locali e da famiglie e imprese si è giunti al 282% del pil, più del 269% della tanto indebitata America. E preoccupa il ritmo con cui cresce il credito nel paese, ovvero il nuovo indebitamento. A febbraio sono stati erogati altri 216 miliardi di dollari, il 2,3% del pil da 9.200 miliardi. Allo stesso tempo, l’offerta di moneta captata dall’M2 è cresciuta del 12,5%.   APPROFONDISCI – In Cina la classe media non consuma abbastanza e così le banche pompano prestiti   E ancora più preoccupante è la direzione che sta prendendo la politica monetaria della banca centrale cinese, che dopo avere tentato dalla metà del 2013 una timida stretta per cercare di porre un freno al boom del debito privato e di quello degli enti locali, da mesi è tornata indietro, temendo l’esplodere di un pericoloso “credit crunch”, visibile dall’impennata dei tassi interbancari a ogni misura restrittiva dell’istituto. Il rischio, però, è che un aumento futuro dei tassi aumenti i casi di default privati e metta in ginocchio le stesse finanze dei governi locali.

Azioni PBoC discutibili

Se appaiono positivi provvedimenti come il taglio del coefficiente di riserva obbligatoria per le banche, negli anni scorsi sostenuto proprio dall’FMI quale atto necessario per aumentare l’efficienza del mercato del credito cinese, e l’aumento del tetto dei tassi che le banche possono offrire ai clienti sui depositi, sembra del tutto fuori luogo l’ultima mossa della PBoC, che ha tagliato dal 60% al 40% il pagamento minimo necessario che i clienti dovranno avere effettuato sul primo mutuo, nel caso intendessero accendere un nuovo mutuo per l’acquisto di una seconda casa. L’intento del governo e della banca centrale è di sostenere il mercato immobiliare, la cui contrazione negli ultimi mesi ha rallentato il tasso di crescita dell’economia. Ma rischia di tradursi in un surriscaldamento ancora più pericoloso per la già potente bolla immobiliare, alimentata da investimenti insostenibili, complessivamente pari a quasi la metà del pil cinese, più della somma di quelli effettuati negli USA e in Europa messi insieme.   APPROFONDISCI – Cina esplode la bolla immobiliare: Kaisa Group verso il default   L’ex governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha detto che non ci sarebbero problemi se lo yuan diventasse una valuta di riserva mondiale, anche se ha spiegato che la Cina dovrà ancora lavorare molto per raggiungere l’obiettivo. In assenza di dati ufficiali, sappiamo che ci sta lavorando pure tanto, visto che accumula riserve di oro da anni e se nel 2009 (ultimo dato disponibile) la PBoC disponeva di 1.054 tonnellate di lingotti, oggi questi sarebbero lievitati almeno sulle 4.000 tonnellate, s’ipotizza. Il tutto, per dare credibilità alla valuta cinese. E dato l’alto livello di indebitamento della seconda economia mondiale, ne ha assolutamente bisogno.   APPROFONDISCI – Cina, riserve di oro seconde al mondo dopo gli USA, ma il sorpasso è vicino?  

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Argomenti: Economie Asia