La Cina è vicina, ma sta nel nord Europa e ridicolizza i “no euro”

L'Irlanda sfiora l'8% di crescita nel 2015, riuscendo a battere l'Italia 10 a 1, nonostante la moneta sia la stessa. E altri dati ridicolizzano gli anti-euro di casa nostra, a corto di idee.

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L'Irlanda sfiora l'8% di crescita nel 2015, riuscendo a battere l'Italia 10 a 1, nonostante la moneta sia la stessa. E altri dati ridicolizzano gli anti-euro di casa nostra, a corto di idee.

L’Irlanda è in pieno boom economico. Lo ha ufficializzato poco fa l’Ufficio Statistico Centrale di Dublino, secondo cui il pil del paese nordico è cresciuto nel 2015 del 7,8% rispetto all’anno precedente, ben aldilà del 6,6% atteso dalla banca centrale a gennaio e dell’oltre il 7% precedentemente stimato dal governo. Si è trattato del tasso di crescita più elevato dal 2000, quando il pil aumentò del 10,2%.

E i dati sono ancora più entusiasmanti nell’ultimo trimestre del 2015, quando la crescita ha subito un’accelerazione, segnando un +2,7% rispetto ai 3 mesi precedenti (dal +1,5% di luglio-settembre e +1,9% del secondo trimestre) e un’espansione tendenziale del 9,2%. A dimostrazione che le cifre non sarebbero il solo frutto dei risultati delle multinazionali – di cui numerose hanno sede proprio in Irlanda, approfittando della bassa tassazione degli utili – vi è il fatto che il prodotto nazionale lordo, che non conteggia i redditi prodotti da società e residenti stranieri, è cresciuto lo scorso anno del 5,7%.

Meno spesa pubblica e più domanda privata

E non sono stati i consumi interni a trainare il boom, essendo cresciuti del 3,5%, pur rappresentando il 55% del pil irlandese. La manifattura, invece, si è espansa del 14,2%, di cui +8,8% segnato dalle costruzioni. L’agricoltura è cresciuta del 6,4%, mentre trasporti, distribuzione, software e telecomunicazioni dell’8,7% e gli altri servizi del 4,3%. E la spesa pubblica, al contrario, si è contratta del 2,6% (chi lo dice ai movimenti anti-austerità!). La domanda interna complessiva (consumi privati, pubblici e investimenti) è salita del 9,3%, mentre il contributo delle esportazioni nette è stato davvero forte, nonostante e importazioni siano aumentate a un ritmo superiore (13,8% contro il 16,4%), anche se il saldo delle partite correnti è rimasto positivo per oltre 9,5 miliardi di euro ed elaborando i dati ufficiali, si desumerebbe un attivo commerciale record di 48,4 miliardi, dopo che già il 2014 aveva chiuso con un massimo storico di 44 miliardi di avanzo.      

L’Irlanda è in boom e convive bene con la deflazione

Ma le sorprese non sono finite: l’Irlanda è stata in deflazione nel 2015, a conferma che il calo tendenziale dei prezzi e la crisi dell’economia non c’entrino nulla tra di loro. E i fautori delle politiche di allentamento monetario continue della BCE o, addirittura, della svalutazione del cambio a fini competitivi, tanto da invocare l’uscita dall’euro per tornare alla debole liretta nazionale dovrebbero chiedersi come mai, a parità di tasso di cambio, l’Irlanda sia riuscita lo scorso anno a quintuplicare la crescita rispetto alla media dell’Eurozona e a fare ben 10 volte meglio l’Italia, espandendosi di un punto percentuale in più persino della Cina. Per l’anno in corso, la crescita dovrebbe attestarsi tra il 5% e il 6%, anche se potrebbe essere rivista anche stavolta al rialzo, sebbene pesi il timore di una “Brexit”, ossia dell’uscita del Regno Unito dalla UE, che sta indebolendo in queste settimane la sterlina, colpendo potenzialmente così le esportazioni dell’Irlanda, la cui economia è molto integrata con quella britannica. E tutto questo, è avvenuto senza piangere per la “brutale” austerità imposta dalla UE, ma anzi tagliando il rapporto tra deficit e pil sotto il 2% (era al 32,4% nel 2010!). L’Irlanda è un brutto mal di testa per i “no euro” e i fautori della spesa pubblica a go-go per sostenere la crescita. L’Italia della “flessibilità” è tra i fanalini di coda della ripresa europea, mentre i governi che parlano poco, ma che si rimboccano le maniche hanno dimostrato di produrre 10 volte i risultati di casa nostra. E dire che meno di 2 settimane fa il governo uscente delle larghe intese a Dublino ha subito una batosta elettorale clamorosa al voto per il rinnovo del Parlamento, tanto che si dovranno trovare nuove formule per formare una nuova maggioranza.

Irlandesi troppo pretenziosi o italiani eccessivamente bonaccioni?  

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