Cina, fuga di capitali contrastata con nuovi debiti

Salvare le riserve cinesi a colpi di debiti. Sarebbe la soluzione temporanea di Pechino contro la minacciosa fuga dei capitali.

di , pubblicato il
Salvare le riserve cinesi a colpi di debiti. Sarebbe la soluzione temporanea di Pechino contro la minacciosa fuga dei capitali.

Se le riserve valutarie cinesi sono diminuite per la prima volta in sei anni sotto la soglia dei 3.000 miliardi di dollari, ecco che la Cina ha trovato la soluzione temporanea alla crisi del cambio e alla fuga dei capitali, avendo registrato deflussi per complessivi 833 miliardi in due anni. Peccato che la soluzione potrebbe essere peggiore del male, anche se in sé le novità regolamentari in arrivo da Pechino non sarebbero negative, anzi. Il SAFE (State Administration of Foreign Exchange) ha appena deliberato la possibilità per le imprese e le banche cinesi di offrire garanzie ai loro creditori stranieri, cosa che ad oggi non era consentita. Il risultato di tale mutamento dovrebbe consistere in maggiori erogazioni di liquidità in favore del corporate cinese, grazie al fatto che i creditori potranno d’ora in poi fare affidamento a maggiori strumenti normativi per tutelare i loro prestiti.

Già in meno di due mesi quest’anno, i prestiti ottenuti da banche e società cinesi da creditori stranieri sono stati superiori al denaro raccolto in patria, rispettivamente pari a 26,1 e 21 miliardi di dollari, segno che già prima delle novità apportate dall’amministrazione di Pechino, si registrasse una tendenza a cercare liquidità più sui mercati internazionali che su quelli meno liquidi locali. (Leggi anche: Cina, svalutazione yuan enorme rischio per l’economia mondiale)

Più debiti per salvare le riserve cinesi

Sui primi, infatti, banche e società cinesi riescono a spuntare interessi sui prestiti più bassi di quanto non potrebbero rivolgendosi al relativamente piccolo mercato del credito nazionale. L’intento di Pechino non è difficile da capire: incentivare i residenti a indebitarsi più con entità straniere, in modo da far fluire denaro dall’estero e compensare, almeno parzialmente i deflussi in atto da circa un anno e mezzo a questa parte.

Il mercato del credito corporate cinese vale oltre il 200% del pil, qualcosa come circa 23.000 miliardi di dollari, anche se la stima potrebbe essere per difetto. Negli ultimi anni, le erogazioni dei prestiti alle imprese sono aumentati in Cina al ritmo annuale del 20%. Il maggiore ricorso ai mercati stranieri potrebbe garantire ai debitori di rinnovare le passività a costi più contenuti, ma potrebbe anche spronarli a indebitarsi ancora di più, quando già la seconda economia mondiale vive una gigantesca bolla del credito. (Leggi anche: Riserve cinesi sotto 3.000 miliardi, yuan non potrà che indebolirsi)

Lo yuan difeso a colpi di debiti

L’ingresso di denaro fresco dall’estero potrebbe rallentare i deflussi di capitali dalla Cina, ma incrementare le opportunità di indebitamento delle sue banche e imprese, anche se dovrebbero beneficiare di un tendenziale calo degli interessi. Insomma, la difesa del cambio, con lo yuan ad avere perso il 6,5% nel 2016, ma recuperando l’1% quest’anno, potrebbe avvenire a colpi di debiti, l’ultima cosa di cui avrebbe bisogno la Cina oggi.

Argomenti: ,