La Cina apre il mercato domestico dello yuan alle banche centrali

La Cina apre il mercato domestico del cambio alle banche centrali straniere. Obiettivo: internazionalizzare lo yuan.

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La Cina apre il mercato domestico del cambio alle banche centrali straniere. Obiettivo: internazionalizzare lo yuan.

La Cina annuncia l’apertura del suo mercato onshore o domestico del cambio, consentendo alle banche centrali di detenere assets in yuan con maggiore facilità di oggi. E intervenendo al World Economic Forum, il premier Li Keqiang ha dichiarato che il suo paese terrà lo yuan a un livello di equilibrio più stabile e ragionevole, ma smentendo che sia intenzione del suo governo scatenare una guerra valutaria. Le autorità cinesi avevano già aperto agli stranieri il mercato interbancario dei bond. Quello di queste ore è un ulteriore passo verso l’internazionalizzazione dello yuan, in modo da favorirne l’inserimento tra le riserve dell’FMI (“Special Drawing Rights”) entro la fine dell’anno prossimo. Per farlo, servono due condizioni: il cambio deve essere prevalentemente fissato dal mercato e la valuta deve essere presente in percentuali non risibili tra le riserve ufficiali delle banche centrali. Sul primo aspetto, la Cina è intervenuta dall’11 agosto scorso, quando ha svalutato per 3 giorni di seguito il cambio con il dollaro, tanto che lo yuan ha perso il mese scorso il 2,6% contro il biglietto verde. La People’s Bank of China ha anche annunciato che le variazioni del cambio saranno ogni giorno legate ai livelli di chiusura della seduta precedente e che le forze del mercato avranno un maggiore ruolo nella loro fissazione.

Obiettivo: internazionalizzare lo yuan

Con oggi, invece, la banca centrale punta a favorire gli acquisti di assets in yuan da parte degli altri istituti stranieri, anche se nel breve termine non dovrebbero registrarsi afflussi significativi, date le attese di ulteriore svalutazione del cambio. Nel 2014, gli assets in yuan tra le riserve ufficiali mondiali ammontavano all’1,1% del totale, nettamente al di sotto del 63,7% di quelli in dollari, posizionandosi al settimo posto, dietro anche ad euro, yen, sterlina, dollaro australiano e dollaro canadese.

Pertanto, l’obiettivo minimo di Pechino è di avanzare ai danni di almeno queste ultime 2 valute, in modo da presentarsi tra pochi mesi con tutti i requisiti per fare inserire lo yuan tra le riserve dell’FMI, cosa che gli darebbe un sigillo di riconoscimento sul piano internazionale ed ufficiale, favorendone gli acquisti. Secondo Standard Chartered, tra riserve di oltre 60 banche centrali e fondi sovrani, gli assets detenuti in yuan nel maggio scorso tra i 70 e i 120 miliardi di dollari. L’apertura alle banche centrali straniere punta anche a ridurre progressivamente il gap esistente tra il tasso di cambio vigente sul mercato onshore e quello sul mercato offshore, quest’ultimo accessibile agli investitori esteri. In mattinata, il primo era poco variato a 6,3850 e il secondo a 6,4688, ossia a sconto dell’1,3%.  

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