La chiusura delle frontiere europee non può più essere un tabù

Contro il terrorismo islamico non è più tempi di tabù: la chiusura delle frontiere UE serve.

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Contro il terrorismo islamico non è più tempi di tabù: la chiusura delle frontiere UE serve.

Gli attentati di Bruxelles di ieri hanno devastato il cuore di un’Europa dormiente, comatosa, alle prese con troppi problemi, da nord a sud. E’ stata una ridda di condoglianze, di commozione, di tweets, un “déjà vu” a cui ci siamo tristemente abituati da tempo. A inizio 2015 eravamo tutti “Charlie Hebdo”, quattro mesi fa abbiamo aggiornato i nostri profili Facebook con il tricolore francese dopo gli attacchi terroristici a Parigi, ieri eravamo tutti in preghiera sui social per la capitale belga. Ma l’assenza dell’Europa nelle scorse ore è stata più visibile che mai. Nonostante ad essere attaccati siano stati due obiettivi nei pressi dei palazzi istituzionali della UE, non si è intravista nemmeno l’ombra di una reazione da parte della Commissione europea, dell’Europarlamento, se non per qualche lacrima al limite del patetico del commissario agli Affari esteri, Federica Mogherini, sulla cui statura politica è bene sorvolare.

Europa incapace di reagire

Per il resto, tutto come prima, ovvero chi può si arrangi come meglio crede. Il Belgio è stato e in parte resta nel caos, la Francia con il presidente François Hollande ricorda che non si può attendere con rassegnazione il proprio turno, mentre il terrorismo continua a minacciare questo o quel paese europeo. Già, non si può restare inerti, mentre i jihadisti pianificano attacchi sotto gli occhi vigili, quanto inconcludenti, dei nostri servizi segreti. E allora che fare? Ieri, abbiamo appreso dal presidente Sergio Mattarella e dal premier Matteo Renzi che non dobbiamo reagire in preda alla paura. Giusto. Tutti i leader europei hanno evidenziato che non dobbiamo arretrare rispetto ai principi su cui si fonda la UE.

Giusto, in apparenza; perché se andiamo a vedere cosa significhino tali principi, scopriamo che rappresentano l’acqua, dentro la quale sguazzano i pesci del terrore.      

Frontiere europee sono colabrodo

La libera circolazione delle persone nell’area Schengen può essere considerata non a torto la più grande conquista di libertà e di civiltà, che in qualità di cittadini europei ci siamo conquistati dopo secoli di guerre fratricide. E sarebbe un valore da salvaguardare ad ogni costo, se le frontiere esterne della UE fossero adeguatamente sorvegliate. Invece, sono un colabrodo. Chi vuole, entra quasi a porte aperte dall’Italia e dall’Egeo a Sud, senza incontrare alcuna reale difficoltà. In ossequio al principio di accoglienza, è stato abbandonato il fondamento su cui regge qualsivoglia entità statale, la salvaguardia dei suoi confini. Una volta fatto ingresso in uno dei qualsiasi paesi europei, grazie alla mobilità incontrollata assicurata dall’area Schengen, anche un malintenzionato potrà attraversare le frontiere interne e arrivare in una delle mete desiderate. Lo scambio di informazioni tra un paese e l’altro dell’Europa resta debole, perché ciascun governo custodisce gelosamente i segreti carpiti dai propri 007. Ma senza un adeguato controllo delle frontiere esterne e una condivisione più integrata delle informazioni, con quali armi dovremmo sconfiggere il fondamentalismo islamico? Sempre ieri, mirando a difendere la strategia finora perseguita dai governi europei, Renzi ha fatto presente che i terroristi si trovano già in casa nostra, che chiudere i confini servirebbe a poco. E ha ragione, ma ciò semmai è la conferma degli errori grossolani commessi da paesi come Francia e Belgio nei decenni scorsi, che volendo “risarcire” i popoli nordafricani a lungo sfruttati come bestie durante la loro lunga era coloniale, hanno spalancato loro le porte dei loro paesi, incuranti della capacità di integrazione effettiva.      

Serve chiudere frontiere UE

Come si fa a colpire un terrorista islamico, se risulta cittadino francese o belga? E’ un problema, che Parigi e Bruxelles, in particolare, dovranno affrontare al loro interno, ma che non possono nemmeno lontanamente immaginare di scaricare sugli altri, grazie al gioco dell’area Schengen, da queste stesse capitali utilizzata a piacimento, chiudendo i confini al primo segno di crisi dei profughi.

Ripristinare i controlli alle frontiere esterne e interne è costoso, lo sappiamo, ma non per questo inutile e irragionevole. L’Europa è diventata ormai l’unica area del pianeta con porte aperte, dove chiunque sa di potere entrare e godere di una libertà di movimento inimmaginabile nel resto del mondo. Sarà pure un principio che ci siamo conquistati nei secoli, ma lo abbiamo fatto per noi stessi, non per consentire a qualche mente malata della jihad di venirci a colpire in qualsiasi posto e momento. Sarà solo questione di tempo, ma man mano che l’allarme attentati riguarderà un numero più esteso di cittadini, i paradigmi su cui si regge l’azione politica dei governi vacilleranno e di frontiere chiuse sentiremo parlare presto.

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