La casa della Trenta e i “privilegi” dei politici scoloriti

L'appartamento al centro di Roma assegnato all'allora ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, mantenuto anche dopo l'addio alla carica a settembre è la spia di una politica italiana che non decide nulla, tranne che dei propri privilegi.

di , pubblicato il
L'appartamento al centro di Roma assegnato all'allora ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, mantenuto anche dopo l'addio alla carica a settembre è la spia di una politica italiana che non decide nulla, tranne che dei propri privilegi.

E alla fine l’appartamento sarà liberato. Parliamo di quello occupato sinora dall’ex ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, che ha continuato a usufruire anche dopo la mancata riconferma al governo di 180 metri quadrati messi a disposizione dallo stato a San Giovanni in Laterano, al centro di Roma.

La polemica era esplosa sui giornali sul finire della scorsa settimana e aveva imbarazzato non poco il Movimento 5 Stelle, a cui la Trenta appartiene, anche per le modalità con cui l’appartamento era stato occupato dopo la nascita del nuovo governo. La donna avrebbe dovuto sloggiare entro 90 giorni e per evitarlo aveva fatto fare domanda al marito, che in qualità di militare sostiene avrebbe avuto il diritto di usufruire dell’immobile.

Sempre l’ex ministro si era difesa, notando come pagasse 540 euro al mese di affitto, mentre si è scoperto che il canone di locazione fosse di soli 141 euro, a cui vanno aggiunto 173 euro per i mobili. In totale, 314 euro al mese per un appartamento di 180 mq al centro della Capitale. Tutto regolare, comunque, nonostante la coppia possegga un immobile di proprietà al Pigneto, cioè nella stessa Roma. Per quale motivo la Trenta avrebbe dovuto tenersi una casa dello stato anche senza ricoprire più un incarico pubblico? “Mantengo un sistema di relazioni”, ha spiegato, nel senso che continuerebbe a incontrare persone e, quindi, avrebbe bisogno ancora oggi di un luogo adeguato per farlo. E, attenzione: tutto questo sarebbe avvenuto in conformità alle leggi, per cui la questione è squisitamente politica.

La difesa è stata pessima, infatti. La sensazione che si ha di questo caso è di un politico che non si rassegni a rinunciare a un “privilegio” connesso alla carica pubblica che non esercita più. Miserie umane, insomma, tipiche della politica italiana di oggi, che ha spesso nelle diarie, nei gettoni di presenza, nei vitalizi, nelle pensioni d’oro e nei benefits di ogni sorta la sua unica ragion d’essere. La Trenta è solo l’ultimo di una infinita serie di episodi che ci racconta quanto fare politica ai giorni d’oggi nel nostro Paese sia diventato semplicemente un modo per vivere sulle spalle della collettività, nella stragrande maggioranza dei casi senza meriti specifici e senza aver contribuito a migliorare in alcun modo le vite dei contribuenti che finanziano, loro malgrado, questo circolo.

I privilegi della “casta” come sfoggio del potere

Vi ricordate lo scandalo “affittopoli” di fine anni Novanta? Si scoprì che decine, forse centinaia, di politici e sindacati vivevano in stabili di lusso a Roma, spacciati per alloggi popolari, pagando cifre ridicole per un italiano comune. Com’è stato possibile? Grazie al fitto sistema di connivenze tra legislatori, partiti, sigle sindacali e burocrati. Perché tutto questo si trascina sino ad oggi senza una fine apparente e si annida persino tra coloro – i 5 Stelle – che hanno fatto della lotta ai privilegi una battaglia identitaria? I politici dell’Italia odierna sono nella stragrande maggioranza dei casi degli illustri sconosciuti, senza arte e né parte, ignoti ai territori che li eleggono e senza un “cursus honorum” che giustifichi la loro presenza in Parlamento o al governo.

Una volta eletti per cooptazione da parte del leader di turno di un partito, non contano nulla. Alzano la mano nelle varie votazioni e quando è chiesto loro di farlo. Non esprimono opinioni, anche perché quasi mai ne posseggono una. Non presentano proposte di leggi, né interrogazioni parlamentari, semmai lo scontrino da farsi rimborsare, unica prova tangibile della loro esperienza di eletti/amministratori. Non gestiscono un bel nulla, anche perché i loro stessi benefattori non incidono affatto sugli eventi, essendo del tutto incapaci e impossibilitati a cambiare anche solo minimamente le sorti dell’Italia, che si decidono a Bruxelles e senza che venga loro chiesto alcun parere.

I privilegi della “casta” sono l’unica forma di sfoggio del potere rimasta a pseudo-politici meteore, gente che spesso appare all’improvviso per sparire dalle TV dopo pochi mesi o qualche anno come un cast di “Amici”. Della Trenta ci ricorderemo probabilmente in futuro solo per questo episodio tra il patetico e il burocratico, non certo per i suoi 14 mesi impalpabili al governo.

Ma non facciamogliene una colpa, se è vero che la sua ex collega tedesca, considerata in Germania la più inutile dei ministri federali, sia stata eletta niente di meno che presidente della Commissione europea, in virtù solamente della sua vicinanza alla cancelliera Angela Merkel e, forse, proprio della sua nullità politica. L’Italia sta facendo scuola, almeno su questo.

[email protected] 

Argomenti: ,
>