La cancelliera Merkel rinvia la resa dei conti, ma Germania ed Europa senza leader

Accordo tra cancelliera Merkel e ministro dell'Interno sui migranti. Eppure, si tratta di un rinvio della resa dei conti nel centro-destra tedesco, mentre la leadership della Germania arretra ogni giorno di più in Europa.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Accordo tra cancelliera Merkel e ministro dell'Interno sui migranti. Eppure, si tratta di un rinvio della resa dei conti nel centro-destra tedesco, mentre la leadership della Germania arretra ogni giorno di più in Europa.

Pace fatta tra la cancelliera Angela Merkel e il suo ministro dell’Interno, Horst Seehofer. Nella notte, grazie alla mediazione del presidente del Bundestag e già ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, i due hanno trovato un’intesa sui migranti: campi di transito per i richiedenti asilo registrati in uno stato membro della UE e che dovessero recarsi successivamente in Germania. La giornata politica era iniziata infuocata ieri, con l’esponente di spicco della CSU, il partito conservatore bavarese, a dichiarare che non si sarebbe fatto dimettere da una cancelliera, che deve ancora oggi il posto proprio a lui. Dopo l’ultimatum di due settimane posto a Frau Merkel e le minacce di dimissioni, dunque, Seehofer resta al suo posto e salva, almeno per ora, il governo federale. Eppure, si è trattato di un semplice compromesso per evitare di precipitare la Germania verso una crisi politica profonda.

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La CSU si è mostrata divisa al suo interno, con i vertici a non sentirsela di rompere con il partito gemello della CDU e di fare cadere il governo. Dal canto loro, i dirigenti del partito della cancelliera avevano minacciato, nel caso di rottura dopo 70 anni dell’Unione al Bundestag, di presentare liste proprie autonome in Baviera per le elezioni regionali di ottobre prossimo. Insomma, più che una pace ritrovata, è stato un “deponiamo le armi”. Anche perché, pur esistendo già diversi pretendenti al ruolo di cancelliere nella CDU, nessuno vuole passare per il Bruto della situazione e, soprattutto, assumersi il rischio di guidare il centro-destra verso elezioni anticipate difficilmente dall’esito migliore di quello pessimo del settembre scorso, quando la coalizione ha ottenuto il 33%, il peggiore risultato dal 1949.

Pertanto, la Merkel è condannata a restare cancelliera ancora per un po’, nonostante la perdita giornaliera di autorevolezza sia all’interno del suo stesso schieramento che all’estero. Quasi ininfluente ai vertici internazionali, l’abbiamo vista ai margini del G7 canadese e del Consiglio europeo di settimana scorsa. Quest’ultimo avrebbe dovuto rilanciare il progetto europeo, mentre si è trasformato in un clamoroso fallimento, d’immagine e di sostanza. E peggio ancora per i tedeschi, Mutti non sembra più in grado di rappresentare bene i loro interessi contro la minaccia dei dazi dell’amministrazione Trump, incapace com’è di allacciare un dialogo con Washington. Un guaio per l’industria automobilistica, che rischia di vedersi colpita dalla tariffa del 20% ventilata dal presidente americano. Non è un caso che a scalpitare di più contro la cancelliera siano proprio i bavaresi, i quali hanno la necessità di salvaguardare migliaia di posti di lavoro a Monaco tra Audi e Bmw. E Seehofer è notoriamente un simpatizzante di Trump, per cui non può che vedere di cattivo occhio questo approccio aprioristicamente ostile di Frau Merkel verso la Casa Bianca.

Merkel debole in Germania e in Europa

Che cosa succede adesso? Il primo appuntamento valido per testare la tenuta del centro-destra e del governo sarà con le elezioni bavaresi. Qui, la CSU rischia il suo peggiore risultato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, pur restando di gran lunga prima formazione della ricca regione meridionale. I sondaggi starebbero segnalando insoddisfazione crescente degli elettori sullo show mediatico di queste settimane, i quali punirebbero il partito di Seehofer. Ad approfittarne sarebbe la destra euro-scettica dell’AfD, che da qualche anno ruba consensi alla CDU-CSU sia sul tema migranti, sia sull’avversione all’Europa dei commissari e alla moneta unica. Un brutto risultato per i conservatori qui avrebbe effetti detonanti per una crisi nazionale del centro-destra. E anche nel caso in cui questa venisse superata o almeno contenuta, il redde rationem arriverebbe con le elezioni europee tra 10 mesi, quando la cancelliera rischia un nuovo tracollo nei consensi, a tutto vantaggio dell’AfD, che stando ai sondaggi lotterebbe con la SPD per aggiudicarsi il secondo posto.

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L’indebolimento della leadership tedesca è già nei fatti da quasi un anno, ovvero dalle scorse elezioni federali. Senonché, in una prima fase era stata colmata dal rafforzamento della guida francese con Emmanuel Macron all’Eliseo, ma oggi è palese che senza Germania, e con un’Italia su posizioni euro-scettiche, Parigi da sola non andrà da nessuna parte. Da qui, gli strepiti di Macron all’indirizzo di Roma. E una Merkel di fatto azzoppata in casa non può offrire nulla di buono al resto d’Europa. In sede di trattative su qualsivoglia tema, ella non sarà in grado di proporre e di concedere alcunché. Questo avrà ripercussioni negative sui mercati finanziari. Il cambio euro-dollaro non potrà che restare debole e sotto quota 1,20 anche nei prossimi mesi, così come le borse del Vecchio Continente resteranno esposte all’incertezza politica.

In queste condizioni, torna centrale il ruolo della BCE di Mario Draghi, il quale si accinge a svolgere l’ultimo anno di mandato. Davvero potrà avviare il “tapering” come promesso o forse sarà costretto a mantenere gli stimoli monetari più a lungo di quanto annunciato all’ultimo board di giugno? In fondo, il Consiglio europeo rappresentava il banco di prova per i tentativi di riforma dell’Eurozona, con il completamento dell’unione bancaria, l’istituzione di un ministro delle Finanze e di un bilancio comune nell’area e la trasformazione dell’ESM in un Fondo Monetario Europeo di assistenza alle economie in crisi, nonché dotato di meccanismi per la ristrutturazione automatica dei debiti sovrani, tutti (o quasi) elementi che Draghi continua a chiedere per rendere realmente irreversibile l’euro. Nulla di tutto questo è accaduto. A Bruxelles è andata in scena una baruffa tra leader tutti europeisti a parole, ma molto più preoccupati su come salvaguardare i rispettivi interessi nazionali. E se la Germania incuteva timore fino a poco tempo fa, adesso la cancelliera viene sostanzialmente ignorata dai più, con Macron ad atteggiarsi a leader improbabile di una baracca che non si regge in piedi.

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Argomenti: Germania, Politica Europa

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