La caccia al rendimento premia i bond emergenti, ma occhio alla bolla

Emissioni record di bond emergenti "spazzatura", ma c'è poco da stare allegri. Siamo dinnanzi a una gigantesca bolla finanziaria.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Emissioni record di bond emergenti

Le economie emergenti con rating “junk”, ovvero inferiore al livello più basso di “investment grade”, hanno emesso quest’anno bond sovrani per complessivi 75 miliardi di dollari, in aumento del 50% su base annua e pari al 40% dell’intero nuovo debito emesso sulle economie emergenti. I dati sono stati forniti dalla società Dealogic. Per capire come sia possibile una simile tendenza, bisogna guardare al grafico dei rendimenti: quelli sovrani e corporate sono sì saliti ai massimi da 4 mesi, balzando su base settimanale al ritmo maggiore dalla vittoria di Donald Trump alle elezioni USA, ma restando alla media del 4,68%, secondo l’apposito indice Bloomberg, che monitora 1.799 titoli. Soffermandoci solo sui rendimenti corporate emergenti, monitorati dall’indice messo a punto da JP Morgan, troviamo che questi risultano scesi al 5,5% attuale, quando agli inizi dello scorso anno erano ancora al 10% e negli anni precedenti alla crisi finanziaria mondiale, si attestavano a non meno del 7,5%, arrivando all’apice del 25% nel 2009, anno di massima turbolenza sui mercati. (Leggi anche: Bond emergenti, è ora di comprare?)

Nel 2007, appena 10 anni fa, le emissioni di bond sovrani emergenti con rating “junk” erano ancora pari a 20 miliardi, ma con l’eccezione del lieve calo accusato nel 2008, da allora sono aumentate quasi ininterrottamente, superando quota 40 miliardi nel 2014. E’ evidente la causa di questo balzo: con l’azzeramento dei tassi presso tutte le economie avanzate da parte delle rispettive banche centrali, gli investitori istituzionali, tra cui i fondi pensione, si sono buttati sui nuovi mercati, a caccia di rendimento. E man mano che questo scendeva persino tra gli emergenti, hanno iniziato a spostare l’attenzione sui bond “spazzatura”, pur di portare a casa un qualche minimo risultato in favore dei clienti.

Perché emissioni emergenti da record?

Molte emissioni sono state effettuate in valuta straniera pesante, in particolare, in dollari, approfittando i governi del tendenziale apprezzamento delle valute emergenti contro la divisa americana, almeno fino al 2013, anno in cui il cambio a stelle e strisce ha ripreso a rafforzarsi, arrivando mediamente a guadagnare il 45% in 3 anni e mezzo, per effetto dell’uscita graduale degli USA dagli stimoli monetari varati a fine 2008 per contrastare gli effetti della potente crisi finanziaria. (Leggi anche: Economie emergenti pazze per euro bond, emissioni record)

Sempre gli indici Bloomberg, ci spiegano che i bond emergenti sovrani in valuta locale hanno reso quest’anno il 10,4%, mentre quelli emessi in dollari hanno segnato il +7,6%. Nello stesso arco di tempo, i titoli di stato americani hanno esitato una resa di appena il 2,5%, nettamente superiore allo 0,9% dei bond denominati in euro. Dunque, naturale che il mercato continui a puntare sui mercati emergenti, confidando nei ritmi di crescita mediamente sostenuti delle rispettive economie e nella buona performance dei relativi bond sovrani e corporate, grazie alla liquidità abbondante disponibile sul piano globale e alla conseguente necessità dei fondi di spuntare un rendimento accettabile dai loro investimenti finanziari.

Attenzione, però, perché è evidente che siamo dinnanzi a una pericolosa bolla finanziaria. Cosa accadrà a questi bond, quando i rendimenti sovrani e corporate sui principali mercati riprenderanno a salire stabilmente? I deflussi di capitali dalle economie emergenti colpirebbero gli investimenti effettuati in due modi: facendone diminuire i prezzi e provocando un deprezzamento dei loro cambi, con quest’ultimo ad incidere negativamente sul valore dei titoli emessi in valuta locale. Sarebbe uno shock dagli esiti negativi per gli stessi risparmiatori europei, americani, giapponesi, etc., i quali pur non essendone consapevoli, magari hanno già parte della loro pensione legata alla performance dei mercati emergenti “junk”.

 

 

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Argomenti: bolla finanziaria, bond sovrani, economie emergenti, rendimenti bond, valute emergenti

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