La burocrazia in Italia non fa nemmeno il suo dovere e le multe stradali lo dimostrano

Tasse non riscosse, solo una multa su tre pagata e un "tesoro" nascosto tra le pieghe dei bilanci. Lo stato italiano non si mostra capace di assolvere ai suoi compiti e perde di legittimità dinnanzi ai contribuenti.

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Tasse non riscosse, solo una multa su tre pagata e un

Secondo i dati elaborati da Il Sole 24 Ore, solamente il 37% delle multe comminate dai Comuni italiani per violazioni al codice della strada verrebbe effettivamente riscosso. Il restante 63% finirebbe nel mare magno delle mancate riscossioni. A fronte di 1,63 miliardi di euro che i soli capoluoghi di provincia avrebbero dovuto incassare per le multe nel 2018, appena 605 milioni sono stati pagati.

A conti fatti, circa due automobilisti su tre la farebbero franca, anche perché gli enti locali non dispongono degli strumenti esecutivi come quelli previsti per la riscossione coattiva di imposte come Tari e Tasi, in quanto le multe soggiacciono al codice della strada.

Catania è risultato il capoluogo di provincia meno efficiente: appena il 5,3% di 31,6 milioni è stato incassato. E dire che l’amministrazione etnea avrebbe bisogno come ossigeno di quei 30 milioni per fare quadrare i bilanci, avendo sfiorato lo scorso anno il dissesto finanziario. Ma sbaglia chi pensa che vada meglio con le altre voci di entrata. Tra Tasi-IMU, Tari e canone idrico, l’evasione fiscale ammonterebbe a 7,6 miliardi all’anno, incidendo per oltre il 21% delle entrate e con un peso che tende ad essere doppio al sud rispetto alla media nazionale.

Il Meridione pesa per la metà dei 2,1 miliardi di Tari evasa, per il 35% dei 5,1 miliardi di Tasi-IMU e per il 62% del canone idrico. E’ qui che si concentrano le maggiori sofferenze dei Comuni, dove il livello quantitativo e qualitativo dei servizi è andato vistosamente peggiorando nell’ultimo decennio, complici i maxi-tagli ai trasferimenti dello stato centrale. Sembra quasi un circolo vizioso da cui si stenta a immaginare un’uscita: i cittadini-utenti non pagano le imposte locali, spesso per le condizioni socio-economiche problematiche vissute nel corso dell’ultima crisi; verificano un deterioramento dei livelli dei servizi erogati e una più ampia platea di utenti smette di pagare per protesta silente contro la cattiva gestione degli enti locali.

Caro Presidente Mattarella, l’evasione fiscale è indecente come lo stato sprecone

Stato-colabrodo, montagna di tasse non riscosse

In totale, lo stato italiano avrebbe da riscuotere tasse arretrate per 800 miliardi di euro.

Parliamo di una montagna di denaro così elevata, che risulta faticoso credere che abbia potuto accumulare nei decenni. Se per pura ipotesi teorica riuscisse dall’oggi al domani a incassare questa cifra, il nostro debito pubblico all’istante scenderebbe al 90% del pil. L’Italia sarebbe tra i grandi paesi fiscalmente più virtuosi d’Europa. Ma come tutte le favole, nemmeno questa è reale. La stessa amministrazione finanziaria ammette che solamente una minima percentuale sarebbe effettivamente ancora riscuotibile, il resto è andato nei fatti perduto, perché in molti casi diventa difficile anche solo capire chi debba pagare, essendo i vecchi debitori morti; per non parlare dei falliti, dei nullatenenti, etc.

Ha senso che lo stato ci faccia una ramanzina quotidiana sul dovere di pagare le tasse, se non si mostra nemmeno capace di riscuotere una multa per divieto di sosta? E, soprattutto, la Pubblica Amministrazione è ancora legittimata a operare come tale o forse non ha perso del tutto ogni credibilità con questi numeri, i quali ne certificano l’irrilevanza, per non dire l’assoluta inefficienza nel perseguire i compiti assegnatile dal legislatore?

E’ ridicolo uno stato che pensa di imporre a tutti i cittadini i pagamenti elettronici per minimizzare il rischio di evasione fiscale, se risulta conclamato che lo stesso stato non sia effettivamente capace di riscuotere il dovuto, anche quando abbia accertato l’evaso. Di questo passo, se c’è qualcosa che Roma dovrà temere sarà la rivolta dei contribuenti onesti contro un’amministrazione-colabrodo, che sembra essere stata pensata appositamente per mettere i bastoni tra le ruote a chi produce, lavora e crea ricchezza e non certo per fare rispettare le regole. E l’arma più potente che essi hanno in mano si chiama “sciopero fiscale”, indetto il quale, lo stato chiuderebbe per default tempo una settimana.

Non è l’evasione fiscale il problema dell’Italia, ma la spesa pubblica

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