La Bundesliga riapre gli stadi di calcio, ecco come e quali effetti sulla Serie A

La Germania avvia l'esperimento per far tornare i tifosi allo stadio, pur nel rispetto delle norme anti-Covid. E in Italia si studia un protocollo per la transizione verso la normalità.

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La Germania avvia l'esperimento per far tornare i tifosi allo stadio, pur nel rispetto delle norme anti-Covid. E in Italia si studia un protocollo per la transizione verso la normalità.

Il presidente del CONI, Gianni Malagò, ha ammesso che gli stadi senza tifosi non sono “vero calcio”. La sensazione di vuoto che si percepisce nel guardare una partita e sentire rimbombare le voci di calciatori e allenatori sui campi lasciano sgomenti gli appassionati. Ma in tempi di Covid, non si è potuto fare altrimenti. Adesso, per la Bundesliga è arrivato l’ok dei governatori alla riapertura degli stadi, pur con modalità differenti da Land a Land. In Baviera, sarà possibile fare entrare allo stadio i tifosi fino a un massimo del 20% della capienza. All’Allianz Arena saranno così disponibili 15.000 ingressi, a fronte dei 75.000 massimi.

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Il governatore Markus Soeder, peraltro in corsa per la successione alla guida dei conservatori tedeschi dopo la cancelliera Angela Merkel, ha avvertito che si tratterà di “un esperimento fino alla fine di ottobre” e ha puntualizzato che il rispetto delle norme anti-Covid dovrà esservi. Dunque, tra un tifoso e l’altro dovrà tenersi una distanza minima di 1 metro.

La Ligue 1 in Francia vorrebbe ripartire, invece, con 5.000 spettatori massimi sugli spalti. E dire che la curva epidemiologica transalpina sia tutt’altro che rassicurante. Il numero dei nuovi contagi supera ormai quasi quotidianamente quota 10.000. Nessuna riapertura, invece, per il momento in Premier League e in Liga. E la Serie A? Diversi club spingono per l’allentamento delle restrizioni, tra cui Napoli e Lazio, ma il Comitato tecnico-scientifico incaricato dal governo a gestire l’emergenza sanitaria non ha ancora dato l’ok. Anzi, ritiene che non vi siano le condizioni per consentire assembramenti, pur limitati.

E la Serie A?

Eppure, sin da luglio la Lega di Serie A ha redatto un protocollo per consentire l’ingresso controllato dei tifosi.

Esso prevede che ciascun tifoso disponga di uno spazio minimo di 2,25 metri quadrati, così da mantenere la distanza di 1 metro da ogni altro. Ogni stadio verrebbe suddiviso in 5 settori, in modo da distribuire al meglio i presenti, mentre all’ingresso verrebbe misurata la temperatura corporea e nel caso essa risultasse almeno pari a 37,5 gradi, si verrebbe rispediti a casa, mentre i lavoratori verrebbero isolati in un’area apposita. Inoltre, i tifosi dovrebbero indossare mascherine trasparenti per consentire il riconoscimento facciale. Nei punti di ristoro, l’affollamento sarebbe consentito fino al 50% della capienza massima, mentre nelle toilette si dovrebbe rispettare la fila, anche grazie all’ausilio di colonnine segna-percorso.

Come in Germania, l’obiettivo dei club sarebbe di consentire l’ingresso di tifosi per un 20% della capienza degli stadi. Ad oggi, non risulta che il governo intenda concedere il via libera alla Serie A, per cui quasi certamente le prime partite del nuovo campionato che sta per iniziare continueranno ad essere giocate senza pubblico. Se la Bundesliga rimuove le figure cartonate, da noi lo spettacolo triste di un calcio senza tifosi non è finito. Sulla base dei soli dati epidemiologici, saremmo nelle condizioni di ripartire come i tedeschi, mentre Francia e Spagna, in particolare, non potrebbero permetterselo. Ma l’opinione pubblica italiana sembra poco incline ad accettare il graduale ritorno alla normalità negli stadi. Questo, più che valutazioni rigorosamente scientifiche, sta incidendo sul dibattito. Se l’esperimento tedesco esitasse risultati positivi, forse il mood cambierebbe anche nello Stivale.

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