La Bundesbank contro Draghi: basta prestiti alle banche greche, non siamo onnipotenti

La Bundesbank chiede alla BCE di sospendere l'erogazione dei prestiti alle banche greche con i fondi ELA. Secondo il governatore tedesco Jens Weidmann, adesso la palla è nelle mani della politica.

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La Bundesbank chiede alla BCE di sospendere l'erogazione dei prestiti alle banche greche con i fondi ELA. Secondo il governatore tedesco Jens Weidmann, adesso la palla è nelle mani della politica.

Ennesimo attacco all’indirizzo della BCE arriva dalla più potente banca centrale dell’Eurozona, la Bundesbank. Ed è il suo governatore, Jens Weidmann, ad alzare il tiro nell’intervista concessa al quotidiano economico tedesco Handelsblatt. Il numero uno di Francoforte, membro della BCE, ha invitato Mario Draghi a cessare il sostegno nei confronti delle banche greche, che non hanno accesso al mercato e che con la loro liquidità finanziano un governo (quello della Grecia), che a sua volta non ha esso stesso accesso ai mercati. Tutto questo, spiega Weidmann, dovrebbe finire, perché così non si va molto lontano. Secondo il governatore tedesco, la palla adesso sarebbe interamente nelle mani del governo greco. Ieri, il numero uno della Bundesbank aveva attaccato anche il “quantitative easing”, sostenendo che gli stimoli monetari varati a gennaio dalla BCE e attuati sin dal marzo scorso non sarebbero necessari, perché  non s’intravede alcuna minaccia deflazionistica, ora che l’economia nell’Eurozona appare in ripresa.   APPROFONDISCI – La Bundesbank torna ad attaccare Draghi: gli stimoli BCE salvano solo le banche   Weidmann si è detto preoccupato per la tendenza alla “politicizzazione” delle banche centrali, verso le quali aumentano sempre più le aspettative; ma conclude: “non siamo onnipotenti”. Infine, sulla permanenza della Grecia nell’euro, spiega che c’è stata una discussione nel board di Francoforte, ma ritiene che questa sia una scelta in mano alla politica. Le prese di distanza della BuBa dalla BCE sono frequenti, ma sull’erogazione della liquidità di emergenza alle banche elleniche, tramite i fondi ELA, non erano mai state spese forse parole così nette. Martedì, Draghi ha alzato di 1,2 miliardi il tetto massimo dei prestiti disponibili per i 4 istituti sistemici in Grecia a più di 80 miliardi di euro.   APPROFONDISCI – La BCE assegna altri 600 milioni alle banche greche, il “nein” della Bundesbank  

Banche Grecia nei guai senza prestiti BCE

La revisione del limite avviene con frequenza settimanale, ma quella di 3 giorni fa potrebbe essere stato l’ultimo innalzamento, dopo che critiche alla pratica sono arrivate da più parti, compreso dal governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, che ha più volte ribadito che la Grecia non può continuare a fare affidamento su un programma solo temporaneo e che, in ogni caso, è previsto che scada alla fine di giugno.

La scorsa settimana, per la prima volta dal febbraio scorso, mese in cui è stata resa disponibile l’ELA, non avendo più le banche greche accesso alle aste settimanali della BCE, il board ha discusso di un possibile aumento dello sconto da applicare sul collaterale di garanzia, esibito per ottenere liquidità. In sostanza, già dal prossimo aggiornamento, la BCE potrebbe erogare alle banche elleniche meno finanziamenti a fronte dei titoli presentati a garanzia, segnalando al contempo la minore fiducia sui bond emessi da Atene e l’indisponibilità a tenere in vita il sistema bancario greco a tutti i costi, dato che un accordo tra il governo Tsipras e i creditori pubblici non sembra ancora alla portata. Finora, Draghi  ha voluto evitare una simile mossa per non compromettere il negoziato, in quanto la sospensione dei finanziamenti alle banche avrebbe l’effetto di farle precipitare verso uno stato di illiquidità in poche settimane. Ad aprile, infatti, risultano essere stati ritirati depositi bancari in Grecia per altri 7 miliardi di euro.   APPROFONDISCI – Grecia, Varoufakis chiede il rinvio dei rimborsi alla BCE. A rischio la pazienza di Draghi La Grecia verso un referendum sull’accordo con l’ok dell’Eurogruppo. Che farà la BCE?  

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