La bufera su Carige e Creval segna un nuovo shock per le banche italiane

Banche italiane nuovamente nel mirino dei mercati e stavolta a tremare sono Carige e Creval, zavorrate da crediti dubbi.

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Banche italiane nuovamente nel mirino dei mercati e stavolta a tremare sono Carige e Creval, zavorrate da crediti dubbi.

Crolli in borsa e tanta sfiducia attorno alle banche italiane, almeno alcune. In questi giorni, quando stanno per ricorrere i due anni dalla triste risoluzione delle quattro banche (Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti) salvate dal governo e da Bankitalia con un intervento che ancora oggi scatena polemiche, altre due istituti rischiano di vacillare. Sono Banca Carige e Credito Valtellinese (Creval).

Sembra proprio che novembre non porti bene al sistema bancario italiano, che pensava di essersi messo la crisi alle spalle. E, invece, tra Genova e Sondrio ballano 1,26 miliardi di ricapitalizzazione in forse. L’istituto ligure si è visto mancare la terra sotto i piedi, quando il consorzio di garanzia, di cui facevano parte Barclays, Credit Suisse e Deutsche Bank, ha rinunciato nei giorni scorsi a sostenere l’aumento da 560 milioni, intravedendo nell’operazione rischi elevati. La vicenda segna l’apice dello scontro con Malacalza Investimenti, azionista al 17,6%. (Leggi anche: Banche, crediti a rischio: Italia fa muro con eurodeputati contro BCE)

La banca ha cercato di rassicurare il mercato, notando come parte dell’aumento (11,75%) risulterebbe coperto ugualmente dai soci e che i Malacalza sarebbero disposti a salire fino al 28% del capitale, per cui il 40% della ricapitalizzazione sarebbe pressappoco garantita. Carige ha crediti deteriorati lordi per 6,3 miliardi, pari a quasi il 30% del totale, coperti per poco meno della metà. E le sofferenze lorde ammontano a 3 miliardi, quelle nette a circa 1 miliardo. Ai prezzi attuali di borsa, l’aumento varato sarebbe 4,5 volte il valore di capitalizzazione dell’istituto; naturale che tremino i polsi alle banche che dovrebbero garantire l’operazione. L’aumento a cui ambisce Creval ammonta, invece, a 700 milioni, oltre 5,5 volte il valore di capitalizzazione dell’istituto in borsa. I crediti deteriorati lordi sarebbero a 2,2 miliardi, oltre il 21% del totale, coperti al 46%.

La fiducia nelle banche italiane non è tornata

I due istituti dovrebbero abbattere il rapporto tra Npl (crediti non performanti o deteriorati), anche per andare incontro alle esplicite richieste della BCE, che auspica un’accelerazione nel processo di smaltimento dei crediti dubbi e che dall’anno prossimo (ma c’è l’ipotesi di un rinvio) pretenderebbe una copertura integrale entro due anni dei nuovi Npl iscritti a bilancio e non coperti da garanzie, entro sette anni per quelli garantiti.

Se dovevano fungere da primo test dopo i salvataggi pubblici di Popolare di Vicenza, Veneto Banca e MPS, i risultati appaiono alquanto allarmanti. I crolli azionari segnalano una fiducia tutt’altro che ripristinata attorno al nostro credito e la fuga delle banche del consorzio a Genova rafforza i timori di un ulteriore deflusso dei capitali più generalizzato, come accadde tra la fine del 2015 e quella dell’anno passato, anche perché il ritorno in borsa di MPS non ha coinciso con un riavvicinamento di Siena alla comunità finanziaria. Dal 25 ottobre scorso, il titolo è crollato del 23%, portando la capitalizzazione della banca più antica del mondo sotto i 100 milioni.

Se non si trovassero investitori per gli aumenti delle due banche minori, lo stato italiano sarebbe chiamato per l’ennesima volta in appena due anni a intervenire e in una tempistica piuttosto complicata, essendo in programma tra qualche mese le elezioni politiche. E con le urne vicine sarebbe improbabile che il governo Gentiloni s’imbarcasse in un nuovo salvataggio a carico dei contribuenti, così come da Bruxelles potrebbe arrivare lo stop a un modus operandi, che viene percepito palesemente in contrasto con la nuova disciplina sul “bail-in”. Potrebbero attenderci altri mesi di impasse e dopo il voto, azionisti, obbligazionisti subordinati e senior rischiano di venire coinvolti nelle perdite. (Leggi anche: Conti bancari a rischio bail-in anche sotto 100.000 euro?)

 

 

 

 

 

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