Ecco come la Brexit sarà aggirata grazie all’Irlanda, che ne uscirà vincente

Tra Londra e Bruxelles sarebbe in corso una trattativa sulla Brexit, che nei fatti limita i danni dell'uscita dalla UE del Regno Unito, sfruttando il caso Irlanda. Ecco come.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Tra Londra e Bruxelles sarebbe in corso una trattativa sulla Brexit, che nei fatti limita i danni dell'uscita dalla UE del Regno Unito, sfruttando il caso Irlanda. Ecco come.

Buone notizie per Londra, ma come vedremo, soprattutto, per l’Irlanda. La premier britannica Theresa May è oggi a Bruxelles per incontrare il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, per cercare di mettere un punto fermo sull’accordo da 50 miliardi dei giorni scorsi, emerso tra Regno Unito e UE. Esso prevede pagamenti netti per tale importo nel corso dei prossimi decenni da parte di Londra in favore di Bruxelles con riferimento agli impegni già assunti dalla prima, in qualità di membro comunitario e fino alla definitiva uscita dalla UE con la Brexit.

Nelle stesse ore, però, qualcosa si starebbe muovendo anche su un altro fronte caldo, ovvero del cosiddetto “hard border” con l’Irlanda. L’isola irlandese è divisa in due parti: la prima più grande a sud è uno stato indipendente con capitale Dublino, la seconda a nord è una provincia autonoma del Regno Unito. Quest’ultima seguirà le sorti di Londra sulla Brexit, essendo parte dello stesso paese, ma così rischia una divisione fisica alla frontiera con il sud, con conseguenze negative per entrambe le parti. Si stima, ad esempio, che la Repubblica d’Irlanda esporterebbe il 20% in meno verso il Regno Unito, suo secondo mercato di sbocco dopo gli USA con 13,3 miliardi di euro nel 2016, anche se il saldo è stato negativo di oltre 2 miliardi.

Si teme, poi, che il ripristino delle barriere doganali acuisca nuovamente le tensioni politico-religiose tra le due parti dell’isola, sopite dal 1998 con il Good Friday Agreement. Per questo, la bozza su cui sarebbe stata già raggiunta un’intesa preliminare tra la May e i funzionari europei e che è entrata in possesso di alcuni europarlamentari, prevederebbe la concessione da parte di Bruxelles di uno status particolare all’Irlanda del Nord, con la possibilità per quest’ultima di rimanere nel mercato doganale UE, in modo da non costringere l’isola a dotarsi di controlli alle frontiere. Juncker ha parlato di tale intesa con il premier irlandese Leo Varadkar, che nei giorni scorsi ha minacciato di porre il veto contro qualsiasi ipotesi di accordo tra Londra e Bruxelles, in presenza di “hard borders”. (Leggi anche: Brexit, divorzio da 50 miliardi e ora c’è il caso Irlanda)

E se la Brexit viene aggirata tramite l’Irlanda?

Stando allo schema sul quale si discute in queste ore e su cui traspare un cauto ottimismo, le merci continuerebbero a muoversi liberamente tra sud e nord dell’isola, grazie allo status speciale accordato all’Irlanda del Nord o Ulster. Questo, però, significa che legalmente la provincia autonoma del Regno Unito nell’isola sarebbe considerata un quasi-membro della UE, contrariamente al resto del paese, che uscirebbe dal suo mercato doganale. Un primo scoglio politico la May lo dovrà superare con l’alleata Arlene Foster, leader del partito unionista irlandese, contraria a qualsiasi status particolare per l’Ulster, che lo separi da Londra.

A dire il vero, la novità emersa in queste ore a Bruxelles avrebbe conseguenze dirompenti su tutta la Brexit, in quanto renderebbe l’uscita dalla UE del Regno Unito molto meno traumatica di quanto ad oggi temuto. Perché? Le merci transiterebbero liberamente nell’isola, passando dalla Repubblica d’Irlanda all’Ulster. Questo significherebbe, tuttavia, che avrebbero la possibilità di finire anche nel resto del Regno Unito, ovvero in Inghilterra, Scozia e Galles, senza scontare alcun dazio. In pratica, sarebbe come se gli irlandesi e i britannici continuassero ad appartenere alla stessa area economica, cioè come se Londra restasse nella UE per Dublino. A questo punto, chi ci dice che l’Irlanda non venga utilizzata dal resto della UE per continuare ad esportare verso Londra, aggirando i dazi doganali e i controlli che verrebbero reintrodotti con la Brexit?

Una casa automobilistica tedesca o una di moda italiana potrebbero fingere di esportare a Dublino, approfittando dello status speciale dell’Ulster per fare passare i propri prodotti nel Regno Unito. Come si farebbe a impedire fisicamente che ciò accada, se la dogana tra nord e sud dell’isola non esisterà e se ovviamente non potrà esistere all’interno dei confini britannici tra Ulster e Gran Bretagna? E allora, la Brexit senza barriere con Dublino potrebbe servire a entrambe le parti per minimizzare i danni del divorzio tra Londra e Bruxelles, che peserebbero pienamente sui servizi (banche, in primis), essendo non fisici e scontando, quindi, le limitazioni conseguenti al venire meno del mercato unico a 28 stati. Che Dublino non sia stata istigata da qualche governo europeo interessato a fare le bizze per ottenere confini morbidi per sé e, quindi, per tutti gli altri membri comunitari? E così, gli irlandesi diverrebbero anche un hub commerciale, quando da anni lo sono anche sul piano finanziario, mentre i britannici rimarrebbero in maniera camuffata nel mercato unico, senza assumersi l’onere dell’immigrazione. (Leggi anche: Brexit nelle mani degli irlandesi, opportunità per Dublino)

 

 

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Argomenti: Brexit, Economie Europa