La Brexit c’entra poco con la minaccia di dimissioni del governatore Carney

Il vero scontro tra Banca d'Inghilterra e governo May non riguarda la Brexit, ma il modo di condurre la politica monetaria. I conservatori sono contrari ai bassi tassi UK, temendo effetti negativi sull'economia.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il vero scontro tra Banca d'Inghilterra e governo May non riguarda la Brexit, ma il modo di condurre la politica monetaria. I conservatori sono contrari ai bassi tassi UK, temendo effetti negativi sull'economia.

Il governatore della Bank of England, Mark Carney, potrebbe annunciare al più presto le sue dimissioni anticipate, rispetto alla fine del mandato, formalmente in scadenza solo nel 2021. La stampa britannica è scatenata sull’ipotesi, dopo che lo stesso interessato avrebbe segnalato l’intenzione di lasciare la carica tra un paio di anni, quando verosimilmente il Regno Unito avrà formalizzato con la UE le tappe per procedere alla Brexit. Getta acqua sul fuoco il Cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, che si è dichiarato contento se Carney decidesse di completare il mandato ottennale.

Eppure, alla base della volontà del governatore di dare l’addio all’istituto ci sarebbero proprio le critiche sempre più dure di parte del Partito Conservatore al governo. I pro-Brexit rimproverano a Carney di avere politicizzato il suo ruolo, entrando a gamba tesa nel corso della campagna referendaria, al fine di convincere i sudditi di Sua Maestà di restare nella UE, altrimenti l’economia britannica avrebbe patito diversi danni. (Leggi anche: Brexit, tassi UK: Carney stupisce tutti)

Tassi UK, Carney non trova sostegno nel governo May

Ad agosto, poi, la BoE ha tagliato al +0,1% le previsioni di crescita del pil per il terzo trimestre, dopo avere condotto un sondaggio su un nucleo di imprese del paese, ma la settimana scorsa è stata seccamente smentita dai dati ufficiali, secondo i quali nel periodo luglio-settembre, successivo al referendum sulla Brexit, l’economia UK sarebbe cresciuta di ben lo 0,5% rispetto ai tre mesi precedenti e del 2% annuo.

Carney ha anche tagliato i tassi di 25 punti base dopo il voto, portandoli al minimo storico dello 0,25% e potrebbe fare altrettanto al board di questo mese, nonostante l’inflazione a settembre nel Regno Unito sia già salita dell’1% dallo 0,6% di agosto, ai massimi degli ultimi due anni, sostenuta dal crollo della sterlina, che dal referendum ad oggi ha perso il 20% contro il dollaro. (Leggi anche: Brexit, sterlina rimonta sull’inflazione UK)

 

 

Il governo May chiede una politica monetaria meno accomodante

A fine settembre, inaugurando la conferenza annuale dei conservatori, il premier Theresa May, che pure formalmente difende l’operato della BoE, ne ha criticato l’impostazione monetaria, sostenendo che i tassi troppo bassi non aiuterebbero i ceti più deboli, ma solo i più ricchi, svantaggiando i risparmiatori. I mercati si stringono attorno al governatore, ritenuto un punto fermo dopo il referendum e un argine al panico di questa estate.

Dunque, esistono due ordini di ragioni alla base dello scontro tra governo e istituto: Brexit e tassi. I due sono tra di loro intrecciati, ma il punto focale della discussione è un altro. Il nuovo gabinetto a guida May intende rispondere più adeguatamente alle istanze degli elettori, che il 23 giugno scorso avrebbero espresso il loro malcontento anche per le crescenti diseguaglianze interne. (Leggi anche: Theresa May una Thatcher dai tratti Labour?)

BoE politicizzata con o senza Carney?

I timori di diversi esponenti conservatori risiedono nella constatazione di un’economia britannica ad oggi piuttosto resiliente alla Brexit, così come l’inflazione starebbe salendo ben oltre il target del 2%, attendendosi una crescita tendenziale dei prezzi del 3% alla fine del 2017. Dinnanzi a questo scenario, un ulteriore taglio dei tassi viene considerato rischioso, mentre Carney lo riterrebbe ugualmente opportuno, intravedendo un rallentamento dell’economia al +1% per l’anno prossimo. (Leggi anche: Brexit, rischio vero è taglio tassi UK)

Gli analisti appaiono preoccupati per lo scontro in atto, ritenendo a rischio l’indipendenza dell’istituto. Una posizione discutibile, considerando che proprio la campagna attiva di Carney per il “Remain” ha posto le basi per una politicizzazione del suo operato. Di certo, siamo forse davanti al primo caso nel mondo odierno di richiesta da parte di un governo di una politica monetaria meno accomodante. Se minaccia all’indipendenza di tratta, sarebbe di segno contrario a quella normalmente riscontrata in numerosi altri contesti.

 

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Argomenti: Brexit, Economie Europa