La Borsa di Shanghai crolla di un terzo dal picco, preoccupa l’atterraggio duro cinese

Crolla ancora la Borsa di Shanghai, che ormai ha perso quasi un terzo del suo valore dal picco toccato il 12 giugno scorso. Preoccupa il rallentamento dell'economia cinese.

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Crolla ancora la Borsa di Shanghai, che ormai ha perso quasi un terzo del suo valore dal picco toccato il 12 giugno scorso. Preoccupa il rallentamento dell'economia cinese.

La Borsa di Shanghai ha perso anche oggi il 4,3% e ha chiuso a 3.507 punti, gli stessi toccati l’8 luglio scorso, quando il mercato azionario cinese aveva perso il 32% in appena 3 settimane. In sostanza, sono stati annullati tutti i guadagni realizzati dopo il crollo, rispetto all’apice toccato il 12 giugno scorso, neutralizzando così gli effetti degli stimoli che le autorità di Pechino avevano varato per contrastare la crisi e che solo parzialmente sono stati ritirati nei giorni scorsi.   APPROFONDISCI – La Borsa di Shanghai crolla ancora: -6,1%. Vediamo cosa succede   Il tonfo di oggi è dovuto alla pubblicazione dell’indice Pmi manifatturiero in Cina ad agosto, sceso dai 47,8 punti di  luglio a 47,1 punti, il dato più basso dal marzo del 2009, ovvero da quasi 6 anni e mezzo. Le cifre sotto i 50 punti indicano una contrazione dell’attività, quelli al di  sopra un’espansione. In pratica, la manifattura cinese perde colpi e ciò rilancia i timori di un “hard landing”, un atterraggio duro dell’economia del Dragone asiatico, dopo 25 anni di crescita impetuosa. Quest’anno, il pil dovrebbe crescere del  7%, il ritmo più basso dal 1990, anche se l’obiettivo fissato dal governo inizia ad essere messo in dubbio dagli analisti.   APPROFONDISCI – In Cina vacilla la borsa, il cui boom non ha stimolato la crescita   Un’economia cinese più debole è un problema anche per il resto del pianeta, perché equivale a ipotizzare una minore domanda di materie prime, petrolio in testa, cosa che mette in pericolo la crescita dei paesi produttori delle commodities, destabilizzandone le valute, mentre le economie avanzate potrebbero scivolare verso una lieve deflazione, a causa dei ribassi dei prezzi e dell’apprezzamento delle loro valute. Insomma, le conseguenze del rallentamento della seconda economia mondiale, che da sola rappresenta più del 14% del pil del pianeta, sarebbero visibili e numerose. Questo temono i mercati, oltre allo scoppio della bolla del credito in Cina, che in quest’ultimo lustro ha alimentato un debito esploso al 280% del pil e che rischia di fare saltare in aria il mercato immobiliare interno.   APPROFONDISCI – Fuggire dalla Borsa di Shanghai? Ecco perché stare alla larga dalla finanza cinese  

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