La bomba di Trump contro la May: con “soft Brexit” niente accordo USA-UK

Donald Trump piccona il governo già traballante di Theresa May con il suo attacco alla "soft" Brexit. Niente accordo commerciale con gli USA, se Londra resta troppo legata a Bruxelles.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Donald Trump piccona il governo già traballante di Theresa May con il suo attacco alla

Ci mancava pure Donald Trump per il già traballante governo britannico di Theresa May. In visita ufficiale nel Regno Unito, il presidente americano ha rilasciato un’intervista-bomba al quotidiano The Sun, di proprietà di Ruper Murdoch. E le parole pronunciate non hanno di certo fanno piacere alla premier conservatrice, che all’inizio della settimana si è vista già franare il terreno sotto i piedi, quando due ministri-chiave del suo esecutivo hanno rassegnato le dimissioni per protesta contro la “soft” Brexit, la linea morbida seguita con il divorzio dalla UE, prospettata dal cosiddetto “Chequers deal”, la proposta di accordo che la May ha abbozzato nella residenza di campagna che le spetta in qualità di premier. I due nomi eccellenti sono David Davis e Boris Johnson, rispettivamente ex ministro per la Brexit e agli Esteri.

Brexit, Theresa May senza futuro come premier con l’addio di Johnson dal governo

Cosa ha dichiarato Trump di così negativo per Downing Street? A suo avviso, la proposta di accordo del governo britannico a Bruxelles non sarebbe un buon affare per Londra, tanto che egli svela di avere suggerito alla May una linea più dura, che evidentemente la premier non ha voluto seguire. Il problema, secondo l’inquilino della Casa Bianca, starebbe nel fatto che così il Regno Unito resterebbe eccessivamente legato alla UE e ciò ucciderebbe in culla la possibilità che possa ottenere dagli USA un accordo commerciale di libero scambio, lamentando che Washington vive problemi con la politica commerciale scorretta delle istituzioni comunitarie.

Trump smentisce critiche a May

Trump smentisce, però, le ricostruzioni del Washington Post (“è solo un lobbista di Amazon”) per cui avrebbe dipinto negativamente la May, quasi come se a stento la tollerasse, definendola una “insegnante prepotente”. “No, no, no. Non ho mai detto nulla di negativo su di lei. E’ una bella persona, vado d’accordo con lei”. E, tuttavia, ha aggiunto che “Johnson sarebbe un gran premier” per il Regno Unito, anche se specifica che ciò non significa interferire con il dibattito interno ai Tories. “E’ un ragazzo di grande talento, lo rispetto molto e io ovviamente piaccio a lui e dice cose molto belle su di me. Sono stato rattristato dalle sue dimissioni dal governo e spero che ci ritorni prima o poi, è un rappresentante fantastico del vostro paese”. Queste le parole clou del presidente americano, che sostanzialmente fa endorsement per Johnson, il quale a sua volta sta solo cercando i tempi giusti per disarcionare la May e prenderne il posto, magari dopo elezioni anticipate, visti i fragili equilibri parlamentari.

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E’ andata esattamente come si prevedeva e come la premier May temeva. Johnson punta a fare asse con Trump contro il governo, al fine di creare le condizioni politiche perfette per guidare i Tories. La Casa Bianca ha smontato l’ultima speranza che la May avrebbe ancora potuto vendere ai suoi deputati, oltre che alla base, ossia un accordo di libero scambio con gli USA, pur mantenendo l’accesso al mercato dei beni (e forse anche dei servizi) della UE. Invece, Trump ha chiarito papale papale che tenere il piede in due staffe non è possibile: o America o Europa. E l’ex ministro degli Esteri avrà tutta la convenienza a sfruttare l’assist per fare campagna tra i conservatori, convincendoli che l’approccio della May risulti sbagliato, in quanto non garantirebbe alcun beneficio alle imprese britanniche, mentre Londra resterebbe sostanzialmente assoggettata alla legislazione di Bruxelles e senza potervi influire, non avendo più dal prossimo anno europarlamentari e governo in seno alle istituzioni comunitarie a rappresentarla.

E c’è di più: Johnson offrirebbe ai Tories una prospettiva più realistica di vittoria alle prossime elezioni, quando i sondaggi iniziano a dare in testa i laburisti di Jeremy Corbyn. L’asse possibile con l’ex leader degli euro-scettici Ukip, Nigel Farage, renderebbe più agevole la vittoria collegio per collegio, specie in Inghilterra. E Farage è amico di Trump, nonché ha elogiato le dimissioni di Johnson su Twitter, sostenendo che così la strada per la Brexit potrà finalmente essere ripresa. Che i due abbiano già un accordo in tasca per spingere i Tories alla maggioranza assoluta nel momento di massima difficoltà da anni, anche potendo sfruttare l’immagine di un’America disponibile a concedere un accordo di libero scambio solo se a Downing Street vi entrasse l’ex sindaco di Londra con la sua linea per una “hard” Brexit?

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Argomenti: Brexit, Presidenza Trump