La bolla finanziaria rende alla Norvegia $131 miliardi in un anno

Il boom delle borse mondiali beneficia la Norvegia, il cui fondo sovrano ha reso 131 miliardi nel 2017. E il governo può utilizzarlo contro la crisi del petrolio.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il boom delle borse mondiali beneficia la Norvegia, il cui fondo sovrano ha reso 131 miliardi nel 2017. E il governo può utilizzarlo contro la crisi del petrolio.

Numeri record per il fondo sovrano norvegese nel 2017. Il rendimento a fine anno è stato del 13,7%, il terzo più elevato registrato dopo il 2009 e il 2013 sin dal 1994, anno di sua istituzione, ma primo per valore assoluto, pari a ben 131 miliardi di dollari. Il fondo vale adesso quasi 1.058 miliardi di dollari. Il 66,6% dei suoi investimenti risultava al 31 dicembre scorso in azioni, il 30,8% in obbligazioni e il 2,6% nel comparto immobiliare. Nel tentativo di incrementare ulteriormente il rendimento atteso, Oslo punta ad innalzare al 70% gli assets investiti in azioni, che nel 2017 hanno reso il 19,4%, a fronte del 3,3% delle obbligazioni e del 7,5% dei beni immobili.

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Il fondo norvegese detiene mediamente l’1,4% di tutte le società quotate nel mondo. Esso ha posizioni in ben 9.000 di esse e chiaramente ha beneficiato negli ultimi tempi proprio dell’ottima performance delle borse mondiali, sostenuta dall’accelerazione della crescita globale. Da quando il fondo è nato, i rendimenti cumulati hanno superato i 4.000 miliardi di corone, pari a circa 415 miliardi di euro.

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Il fondo è stato utilizzato dal governo di Oslo come fonte a cui attingere per sostenere l’economia nazionale e coprire i buchi di bilancio, pur senza intaccare mai le dimensioni degli assets, ovvero limitando i prelievi a un valore inferiore al rendimento. Lo scorso anno, ad esempio, sono stati prelevati 65 miliardi di corone (6,7 miliardi di euro), circa l’1,8% del pil, ma meno degli oltre 105 miliardi del 2016, il primo anno in cui il governo ha attinto al fondo, alimentato da tutte le entrate fiscali derivanti dalla vendita del petrolio, per contrastare proprio il crollo delle quotazioni del greggio e le sue ripercussioni negative sull’economia nazionale. Non a caso, la premier conservatrice Erna Solberg è riuscita a ottenere un secondo mandato pochi mesi fa, cosa che al centro-destra non accadeva dagli anni Settanta. Poco tempo fa, lo stesso fondo ha scioccato il mondo, annunciando una progressiva ritirata nei prossimi anni dal comparto petrolifero, dirottando altrove gli investimenti.

Tra gli investimenti di rilievo, quelli nella Big Tech americana. Alla fine del 2017, il fondo risultava in possesso dello 0,8% di Google per un controvalore di 5,9 miliardi di dollari, dello 0,94% di Apple (8,1 miliardi), dello 0,79% di Amazon (4,5 miliardi), dello 0,88% di Microsoft (5,8 miliardi) e dello 0,71% di Facebook (3,6 miliardi), solo per citare alcune tra le più grandi realtà della Silicon Valley. Considerando che il comparto tecnologico ha reso mediamente il 37% lo scorso anno, si capisce come questi investimenti, pur incidendo per una frazione del totale delle azioni detenute, abbiano sostenuto il risultato complessivo del fondo.

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Argomenti: bolla finanziaria, Economie Europa

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