La bolla finanziaria minaccia il pianeta, il Giappone è fonte di maggiore pericolo

Rendimenti negativi su titoli di stato per quasi 10.000 miliardi di dollari in tutto il mondo. La bolla finanziaria regna sovrana, ma esploderà in faccia a chi ha fatto male i conti.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Rendimenti negativi su titoli di stato per quasi 10.000 miliardi di dollari in tutto il mondo. La bolla finanziaria regna sovrana, ma esploderà in faccia a chi ha fatto male i conti.

Secondo l’agenzia di rating Fitch, al 25 aprile scorso risultavano collocati sul mercato globale 9.900 miliardi di dollari in bond governativi con rendimenti negativi, di cui 6.800 miliardi a medio-lunga scadenza e 3.100 miliardi a medio-breve. In media, questi bond rendono il -0,24%, per cui possiamo anche dedurre che gli investitori attualmente stiano patendo un costo potenziale di 24 miliardi, il che è un’anomalia, considerando che l’acquisto di un titolo di stato avviene per ottenere un rendimento, per quanto minimo, ma positivo. Sempre Fitch ha aggiunto che 5 anni fa questi bond rendevano mediamente l’1,23%, mentre 10 anni fa ben l’1,83%. In altri termini, rispetto al 2006 gli investitori percepiscono dalla loro detenzione oltre 200 miliardi di dollari in meno. Sono almeno 14 gli stati ad emettere oggi almeno un bond con rendimenti sotto zero, il cui debito quotato sul mercato ammonta complessivamente a 15.400 miliardi e rende la media dello 0,13%.

Rendimenti sotto zero in almeno 14 paesi

Nel dettaglio, scopriamo che i bond giapponesi rendono mediamente lo 0,07%, quelli italiani lo 0,85%, quelli francesi lo 0,17%, lo 0,09% quelli tedeschi, lo 0,81% quelli spagnoli, lo 0,29% del Belgio, lo 0,03% in Olanda e lo 0,11% presso gli altri. Il caso più eclatante è, però, senza dubbio il Giappone, che con un debito pubblico al 240% del pil è riuscito lunedì scorso ad emettere un bond a 30 anni allo 0,47%. Anziché darsela a gambe, gli investitori continuano a mostrare grosso appetito per titoli di un paese, la cui economia è in stagnazione e deflazione da un ventennio e il cui indebitamento è praticamente fuori controllo. Alla base di questa anomalia c’è il QE della Bank of Japan, che ha fatto sì che l’istituto oggi arrivi a detenere il 32% dei bond emessi da Tokyo, quasi il doppio del 17% della Federal Reserve per i Treasuries. Il Giappone possiede al momento i due terzi dei bond complessivamente quotati sul mercato a rendimenti negativi in tutto il mondo, ovvero per un controvalore di 6.500 miliardi. [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]Tassi negativi un rischio sistemico per economia mondiale[/tweet_box]      

Bolla finanziaria rischia di travolgere il mercato in futuro

Oggi come oggi, i rendimenti sono negativi per i bond giapponesi fino alla scadenza dei 10 anni, per quelli tedeschi fino ai 9 anni, per quelli svizzeri fino ai 15 anni, solo per citare i casi più eclatanti. La Svizzera è stata un anno fa il primo paese al mondo di sempre ad emettere un bond decennale con un rendimento sotto zero. I suoi trentennali oggi non arrivano allo 0,20%, mentre in Germania non si può sperare nemmeno sulla scadenza a 30 anni per cercare di ottenere un rendimento dell’1%. In altre parole, chi acquista uno di questi bond confida o che l’inflazione resti intorno allo zero per i prossimi decenni o che scenda, addirittura, in territorio negativo per molti anni (ipotesi molto improbabile), oppure che i tassi di cambio delle divise in cui sono denominati tali titoli si apprezzino, in modo da compensare il più che probabile calo dei prezzi in futuro. Se ciò potrebbe essere vero per i bond dell’Eurozona o anche per quelli del Giappone, dove la moneta unica e lo yen sono stati indeboliti negli ultimi anni dalle politiche monetarie ultra-espansive delle rispettive banche centrali, non lo stesso si potrebbe affermare, ad esempio, per i titoli elvetici, che oltre a mostrare prezzi elevatissimi, si acquistano già oggi in un franco svizzero molto forte. Il Giappone resta, però, la paura più grande. Un paese così indebitato, con una crescita lenta e una deflazione sempre in agguato non può guardare con ottimismo al suo futuro, tenendo anche conto che il suo deficit fiscale nel 2015 è stato del 6% del pil, anche se in calo rispetto ai picchi degli anni precedenti. Quando il mercato inizierà a prendere atto di essere in totale balia di una bolla finanziaria senza precedenti potrebbe fuggire da Tokyo, ma con la conseguenza di scatenare una potenziale caduta del debito sovrano quotato in tutto il pianeta e di provocare diversi e intensi focolari di crisi, al confronto dei quali quella degli anni passati nell’Eurozona sarebbe una barzelletta.      

Distrutto il mercato obbligazionario

Dieci mila miliardi di dollari investiti in titoli con rendimenti negativi implicano la distruzione già in atto del mercato obbligazionario, spinto a puntare sempre più su assets a rischio per ottenere un rendimento almeno positivo. Non importa quanto a lungo resteranno in funzione le stamperie delle principali banche centrali, perché prima o poi dovranno fermarsi. E’ a quel punto che i governi, gli investitori, ma anche le semplici famiglie si renderanno conto sulla loro pelle del disastro compiuto in silenzio negli anni precedenti. Già, anche le famiglie, che pensano magari di non avere nulla a che fare con i titoli di stato a rendimenti gelidi. Non solo come contribuenti risentiranno degli effetti del boom repentino del costo di rifinanziamento del debito pubblico, ma magari sono in poche ad essere consapevoli che parte degli investimenti dei fondi a cui hanno affidato i loro risparmi detengono proprio questi bond. Quando la festa finirà e le luci si spegneranno, l’ultimo che rimane sarà pregato di pagare il conto.

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Argomenti: Abenomics, Altre economie, Bce, bolla finanziaria, bond sovrani, Crisi del debito sovrano, Crisi Euro, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, Fed, quantitative easing, rendimenti bond, rendimenti negativi, stimoli monetari, tassi negativi, tassi USA