La bolla del credito ingabbia la Cina. Rischio crac finanziario

La Cina è alle prese con una bolla del credito, ma non sa come risolvere la crisi. La credibilità della banca centrale è oggi ai minimi.

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Per due volte nel 2013, la People’s Bank of China (PBoC), la banca centrale cinese, ha tentato di porre rimedio alla gigantesca bolla del credito da essa stessa alimentata negli ultimi cinque anni. Ci ha provato a giugno, quando ha cercato di chiudere i rubinetti della liquidità, ma ottenendo in poche ore come risposta un’impennata dei tassi interbancari ad oltre il 20%, costretta a tornare sui suoi passi dal governo di Pechino.

Un secondo tentativo è avvenuto poche settimane fa, a dicembre, quando la PBoC ha cercato di tagliare fuori dai finanziamenti le piccole banche legate al sistema bancario ombra o “shadow banking”, selezionando solo le grandi banche più controllabili, ma anche in questo caso ha dovuto fare marcia indietro su ordine del governo, preoccupato per l’ascesa dei tassi interbancari sin oltre il 9%.

La credibilità della banca centrale di Pechino è andata a farsi benedire, mentre sembra che a spuntarla sia sempre il sistema bancario ombra. Eppure, la situazione finanziaria è molto grave in Cina. Dal 2008 al 2013, l’indebitamento complessivo (pubblico e privato) è esploso dal 130% al 210% del pil. Si tratta della maggiore velocità di crescita di sempre del credito per un’economia di certe dimensioni. Quel che è ancora peggio è che soltanto un quarto di questo credito è stato allocato in favore di debitori considerati meritevoli di essere finanziati. Il resto, circa 14 mila miliardi di dollari di impieghi (160% del pil) si trova nelle mani di società statali, grandi società immobiliari private e amministrazioni locali. 

Le prime generano poco cash e scarsi profitti per essere in grado di restituire il credito ottenuto dalle banche, le seconde sono troppo indebitate e le terze hanno entrate fiscali insufficienti. Il risultato di questo mix è stato un disastro, perché per potere ripagare le rate, molti di questi debitori si sono dovuti rivolgere allo “shadow banking”, le cui dimensioni sono esplose negli ultimi anni e oggi si attesterebbero intorno al 20-30% del pil cinese, qualcosa come 2.500-3.000 miliardi di dollari.

Il fatto che la PBoC sia stata sconfitta due volte dal governo e che abbia dovuto ripristinare la liquidità in favore del sistema bancario non significa che siamo sulla buona strada per risolvere i problemi finanziari della Cina, ma al contrario che il fenomeno è così grave che si sta cercando di prendere tempo e si spera che si risolva da solo.

Ma così non sarà. 

La seconda economia del pianeta sembra intrappolata nella bolla del credito, che il governo e le autorità monetarie hanno creato appositamente per allontanare lo spettro di una crisi dopo il crac di Lehman Brothers. Invece, è diventato il fantasma che perseguita Pechino.

 

 

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