La BCE taglia le stime di crescita nell’Eurozona e non indietreggia sul QE: cambio euro-dollaro su

La BCE non ha riservato sorprese su tassi e stimoli monetari e il cambio euro-dollaro si è rafforzato. Mario Draghi ha risposto picche all'Italia.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La BCE non ha riservato sorprese su tassi e stimoli monetari e il cambio euro-dollaro si è rafforzato. Mario Draghi ha risposto picche all'Italia.

La BCE ha lasciato invariati i tassi di riferimento, quelli di rifinanziamento marginali e sui depositi overnight, confermando che gli acquisti realizzati con il “quantitative easing” verranno dimezzati dal mese prossimo e fino a dicembre a 15 miliardi di euro mensili e che successivamente saranno azzerati. Inoltre, l’istituto si è impegnato a non alzare i tassi “fino all’estate 2019”. Questo il resoconto della sesta riunione annuale del board, che come da previsioni non ha riservato sorprese. In conferenza stampa, il governatore Mario Draghi ha presentato le nuove stime di crescita dell’Eurozona per il triennio 2018-2020, limandole al ribasso. Per quest’anno, il pil nell’area dovrebbe salire del 2%, l’anno prossimo dell’1,8% e nel 2020 dell’1,7%. Rispetto alle precedenti stime, si ha una riduzione dello 0,1% sia per il 2018 che per il 2019. Nessuna variazione, invece, per l’inflazione, che pur tendendo all’obiettivo (“vicino, ma di poco inferiore al 2%”), necessita ancora di un elevato grado di accomodamento monetario, sostiene il governatore.

Quanto ai rischi per la crescita, essi risulterebbero “bilanciati”, espressione che denota come la BCE non avvertirebbe alcuna sorpresa che possa concretamente far deviare i ritmi attualmente attesi in un senso o nell’altro. E rispondendo a una domanda sulla richiesta dell’Italia di sostenere i BTp, ha risposto nell’unico modo che poteva, ovvero che il QE non è stato studiato per garantire i debiti sovrani nell’area in qualsiasi fase e che l’unico obiettivo dell’istituto consiste nel preservare la stabilità dei prezzi. L’ovvietà non ha impressionato i detentori dei nostri titoli, se è vero che lo spread BTp-Bund a 10 anni scendeva a 236 punti base e che i rendimenti decennali si attestavano al 2,79% dopo la fine della conferenza stampa.

Euro su, niente proroga degli stimoli

Al contempo, Draghi ha invitato gli stati dell’Eurozona ad attuare le riforme necessarie per sostenere la produttività e così potenziare la crescita, nonché quelli particolarmente indebitati a ricostituire quei margini di manovra necessari per affrontare il rialzo dei tassi, approfittando della politica monetaria ancora accomodante. Un messaggio quasi diretto a paesi come l’Italia, che invocano la flessibilità fiscale, quando avrebbero bisogno di stringere la cinghia per evitare che la lievitazione dei costi per rifinanziare i debiti in scadenza impatti negativamente sui conti pubblici e annulli o riduca i benefici degli sforzi realizzati per contenerne il rapporto rispetto al pil.

Il mercato ha letto le parole del governatore in senso “hawkish”, se è vero che il cambio euro-dollaro si apprezzava dello 0,4% al termine della conferenza stampa, attestandosi a 1,1674. In effetti, se consideriamo che dall’ultima riunione ad oggi i mercati finanziari globali sono stati attraversati dalle tensioni riguardanti alcune economie emergenti, come Turchia e Argentina, e che la BCE non ha citato tale fenomeno come rischio specifico per l’area, pare di capire che per adesso di indietreggiare sull’avvio del “tapering” non vi sia alcuna volontà a Francoforte. E l’apparente raffreddamento dei toni tra Roma e Bruxelles sulla manovra di bilancio per il 2019 depone in favore di una via d’uscita senza più ritardi dalla lunga fase ultra-espansiva. Di prorogare il QE oltre l’anno in corso non se ne parla. Ultimo appello possibile a fine ottobre, quando Draghi dovrà preparare definitivamente gli investitori sulla normalizzazione monetaria.

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Argomenti: Bce, Economia Europa, Mario Draghi, quantitative easing, stimoli monetari