La BCE studia i nuovi stimoli: +500 miliardi con PEPP e acquisti più duraturi

A una settimana dall'ultimo board dell'anno, voci sul possibile potenziamento degli stimoli monetari, pur tra i dubbi dei "falchi".

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BCE pronta a potenziare gli stimoli monetari

Manca una settimana esatta all’ultima riunione del board BCE di quest’anno a dir poco particolare. E alla vigilia dell’incontro, si moltiplicano le indiscrezioni circa il probabile potenziamento degli stimoli monetari, a partire proprio dal PEPP. Il piano di acquisto dei bond, varato in emergenza a marzo per 750 miliardi e ampliato di 600 miliardi e altri 6 mesi a giugno fino alla metà del prossimo anno, insieme alle nuove aste T-Ltro si sarebbero rivelati strumenti molto efficaci, secondo il consigliere esecutivo Isabel Schnabel. Per questo, la tedesca ha dichiarato in settimana che si partirebbe da questi per ricalibrare la politica monetaria. Ma ha anche aggiunto che la BCE non è tenuta a seguire i mercati, quasi ad avvertire gli investitori che rischiano di rimanere delusi dall’esito del board.

Ma il governatore lettone e membro del board, Martins Kazaks, ha per contro sostenuto proprio le aspettative del mercato, quando ha affermato che l’ipotesi di aumentare gli acquisti con il PEPP di 500 miliardi non sarebbe “del tutto fuori strada”. Inoltre, ritiene che la durata delle aste T-Ltro possa essere innalzata da 3 a 5 anni e che la BCE dovrebbe accettare dalle banche altri assets come collaterale di garanzia. Infine, lo stesso PEPP verrebbe esteso di altri 12 mesi. Se così fosse, il programma chiuderebbe battenti non prima della metà del 2022.

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Del resto, la stessa Schnabel, che pure è un “falco” monetario, ha ammesso che quando si decise di prorogarne gli acquisti al giugno prossimo si ipotizzava che per allora la pandemia fosse cessata, mentre adesso questa prospettiva appare “troppo ottimistica”. Il governatore Christine Lagarde spiega che l’Eurozona starebbe intravedendo “la luce in fondo al tunnel”, ma che ancora sarebbe dentro il tunnel.

Tutti i dati economici arrivati in queste settimane, a suo avviso, segnalerebbero la debolezza dell’area in questi ultimi mesi dell’anno.

Il nodo Recovery Fund

Peraltro, la riunione cade nello stesso giorno in cui si terrà il Consiglio europeo per sciogliere il nodo del veto polacco e ungherese al prossimo bilancio comunitario e al Recovery Fund. Gli stimoli fiscali appaiono determinanti per portare l’economia dell’Eurozona fuori dalla sua peggiore crisi dal Secondo Dopoguerra e lo stesso fatto che l’unico strumento sovranazionale pensato per superare questa fase sia in dubbio sia nel se che nel quanto dovrebbe indurre la BCE ad agire ancora una volta. Per quanto un accordo tra i governi sia lo scenario di base, nelle ore in cui il board sarà chiamato a prendere le sue decisioni non si conoscerà ancora il destino del fondo europeo da 750 miliardi. E i mercati resterebbero fortemente contrariati, se nel giro di mezza giornata scoprissero che l’Eurozona sia a corto di nuovi stimoli monetari e di quelli fiscali in piena seconda ondata di contagi. Per non parlare del fatto che il cambio euro-dollaro sia risalito in settimana sopra 1,20. Un apprezzamento eccessivo della moneta unica risulterebbe esiziale in fase di ripresa economica, dato che l’economia dell’Eurozona è “export-oriented”.

Per il momento, non sembrano avere preso quota le ipotesi spifferate dall’Eurotower circa un mese fa, secondo le quali si legherebbero i nuovi acquisti all’attivazione da parte dei governi dei prestiti previsti con il MES sanitario ed eventualmente anche con il Recovery Fund. Sarebbe una condizionalità di troppo in questa fase e, soprattutto, non ci sarebbero probabilmente i tempi tecnici per implementarla sin da subito. Probabile, invece, che se ne riparli nei primi mesi del 2021, quando la pandemia (si spera) avrà iniziato la ritirata anche grazie ai vaccini e i suoi effetti sulle economie resteranno ancora visibili, pur in un contesto di ripresa globale.

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