La BCE si prepara alla Grexit con l’espansione del quantitative easing?

Con l'ampliamento dei titoli acquistabili con il "quantitative easing", la BCE si starebbe preparando all'uscita della Grecia dall'euro.

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Con l'ampliamento dei titoli acquistabili con il

Non dovrebbe passare inosservato l’annuncio di questa mattina della BCE, che ha allungato la lista dei titoli acquistabili con il “quantitative easing”, inserendovi le obbligazioni emesse da società come Enel, Terna, Snam, Ferrovie dello Stato, mentre già era stata prevista l’ammissione di quelle della Cassa depositi e prestiti. In teoria, nulla di straordinario. Sin dal mese di marzo, quando Francoforte iniziò ad attuare il QE, il novero dei titoli acquistabili si è ampliato con l’aggiornamento periodico dell’istituto, il quale pubblica i nomi degli emittenti ammessi. Si tratta di agenzie governative, i cui titoli sono assimilabili per caratteristiche, garanzie incluse, a quelli emessi dagli stati. Ma oggi si è oltrepassato un limite sottile, perché le obbligazioni appena ammesse nel QE sono emesse da società private. quotate in borsa (Ferrovie dello Stato potrebbe quotarsi presto), partecipate dallo stato, è vero, ma pur sempre soggetti privati e non pubblici. Per quale ragione il governatore Mario Draghi ha ampliato la lista con titoli “privati”? Va detto che già oggi accade in parte, perché il QE non consiste solamente in acquisti di titoli di stato, ma anche di Abs e “covered bond”, ossia di titoli che cartolarizzano i prestiti delle banche e di obbligazioni coperte da garanzie ipotecarie. Tuttavia, il concetto dei bond emessi da società partecipate dallo stato è diverso, perché se per i due casi sopra citati vi è l’intento di liberare risorse in favore delle banche e del mercato immobiliare, facendo ripartire il circuito del credito, qui si ha un intervento diretto per acquistare i debiti emessi da società private.   APPROFONDISCI – Quantitative easing, la BCE annuncia maggiori acquisti di bond prima dell’estate  

Scarsità bond

Le ragioni alla base di questa scelta potrebbero essere due. La prima è che come abbiamo sin dall’inizio avvertito, il QE sta andando incontro a una carenza di bond governativi, specie  di quelli “core”, come i Bund tedeschi, a causa della loro offerta relativamente scarsa e delle nuove emissioni contenute in Germania. Il problema si rese subito palese sin dai primi giorni di attuazione del QE, quando i rendimenti sovrani tedeschi precipitarono sotto lo zero fino alla scadenza degli 8 anni, mentre erano inferiori al -0,2% (livello minimo accettato dalla BCE) fino ai 4-5 anni, riducendo la platea dei titoli potenzialmente oggetto del piano. Inoltre, i titoli Abs e i “covered bond” sono poco sviluppati sul mercato europeo, a differenza di quello americano, rappresentando solo una percentuale di nemmeno il 20% degli acquisti complessivi effettuati con il QE.   APPROFONDISCI – Quantitative easing, il tapering ci sarà o no? Preoccupa più la scarsità dei bond  

Referendum Grecia un rischio per BCE

Ma ci sarebbe una seconda causa alla base dell’annuncio di oggi: la BCE si starebbe preparando alla Grexit. L’esito del referendum in Grecia di domenica è incerto, come rivelando i sondaggi e nemmeno una vittoria del “sì” all’accordo con i creditori escluderebbe del tutto uno scivolamento di Atene fuori dall’Eurozona. Tant’è che ieri, il co-head of macro and market research di Goldman Sachs, Francesco Garzarelli, aveva parlato della necessità di rendere  “grande” il QE europeo, nel caso di peggioramento della situazione in Grecia e di risalita dei rendimenti sovrani nella periferia dell’Eurozona.   APPROFONDISCI – La Grexit è probabile al 50% per gli investitori tedeschi, ma il rischio contagio si riduce     Il manager aveva citato un numero: se i decennali italiani renderanno il 3%, sarebbe il segnale che la BCE interverrà. Draghi potrebbe avere anticipato il rischio di contagio, che una volta esploso, potrebbe non essere più facilmente domato, rivelando che è pronta ad acquistare anche i titoli delle maggiori società pubbliche italiane, in modo da contenere i possibili danni anche sul mercato obbligazionario privato. A ciò si aggiungano le voci dello scorso weekend, quando si era diffusa l’indiscrezione che la BCE sarebbe pronta ad ampliare le dimensioni del QE, nel caso ve ne fosse bisogno. Poiché di titoli di stato sul mercato non ce ne sarebbero più tanti disponibili, l’istituto punterebbe anche ai bond privati. Precauzione, non allarme, dato che gli analisti sembrano concordare sul fatto che  la Grexit non creerebbe contraccolpi evidenti né in Italia, né nel resto dell’Eurozona. S&P sostiene che a fronte di un crollo del pil ellenico del 20% rispetto alle stime attuali per i prossimi 4 anni, la crescita in Germania, Italia e Francia sarebbe frenata solamente per lo 0,2-0,3% del pil. Ma Draghi non vorrebbe cattive sorprese e avrebbe anticipato lo scenario peggiore con una mossa finalizzata a contenere al minimo gli shock. Una cattiva notizia per i greci, perché significa che a Francoforte ci si attrezza per il loro addio all’euro.   APPROFONDISCI – Contagio per ora limitato sui mercati dell’Eurozona, ovvero la Grexit è più probabile    

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