La BCE scopre la deflazione. Ci saranno tassi negativi in Europa?

La BCE apre alla possibilità di un taglio dei tassi, anche portandoli in territorio negativo sugli overnight. E Draghi si dice pronto ad agire, se l'inflazione virerà al ribasso.

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“Misure non convenzionali non sono da escludere”. La dichiarazione rivoluzionaria è arrivata niente di meno che dal governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, nel corso di un’intervista rilasciata all’agenzia Market News. Poco prima, lo stesso Weidmann aveva avvertito che le misure non convenzionali di cui si discute in questi mesi sarebbero in gran parte inesplorate, quanto agli effetti, ai costi e alla loro efficacia, per cui prima di vararle, bisognerebbe studiarle bene.

Tuttavia, lo stesso governatore ha affermato che nel caso in cui l’euro continuasse ad apprezzarsi sui mercati valutari, egli riterrebbe preferibili i tassi negativi (sugli overnight) alle altre misure, in modo da evitare che l’euro forte impatti sulle prospettive d’inflazione.

 

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E da Parigi, il governatore della BCE, Mario Draghi, è intervenuto sul tema, sostenendo che Francoforte è pronta ad agire per assicurare la stabilità dei prezzi, nel caso di uno scenario al ribasso. In altri termini, Draghi teme che la bassa inflazione possa portare ad aspettative future altrettanto basse sulla crescita dei prezzi, mettendo a rischio la previsione di un tasso d’inflazione all’1% nel 2014, all’1,3% nel 2015 e all’1,5% nel 2016.

Cosa significano le parole di Draghi e quelle di Weidmann, lette congiuntamente? Che la BCE si tiene pronta a tagliare i tassi, qualora l’inflazione dovesse stabilizzarsi al ribasso o, addirittura, scendere ulteriormente. Decisivi saranno i dati preliminari per il mese di marzo, che saranno diffusi dall’Eurostat alla fine del mese. 

Ma non c’è in ballo solo la misura dei tassi. La Bundesbank sembra avere aperto clamorosamente anche alla possibilità che la BCE acquisti i bond sovrani dell’Area Euro, ma non direttamente, essendo vietato per statuto di monetizzare i debiti sovrani, bensì sul mercato secondario, ossia dalle banche, sostanzialmente.

Gli acquisti non sarebbero oggi così importanti, come nei lunghi mesi delle tensioni finanziarie, ma potrebbero risultare un espediente per immettere nuova liquidità sui mercati, evitando di sterilizzare le operazioni, come continua ad avvenire con il programma da 175 miliardi del 2011 (SMP).

Attenzione alla tempistica: non è per nulla casuale che la BCE si mostri a parole più accomodante in questi giorni. E’ accaduto che domenica sera, i risultati delle elezioni amministrative francesi abbiano premiato oltre le previsioni la destra anti-euro del Fronte Nazionale di Marine Le Pen, che si accinge anche a vincere le elezioni europee di maggio.

A Bruxelles, come a Francoforte, un pò tutti hanno capito che tra due mesi li attenderà una pesante bocciatura degli elettori europei, ennesimo messaggio di sfiducia verso le capacità dell’Europa di gestire la crisi.

 

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