La BCE salverà le banche tedesche su ordine di Frau Merkel?

La BCE potrebbe intervenire in soccorso delle banche dell'Eurozona, travolte in borsa da crolli incessanti. E la Germania ora allunga le mani sul "bail-in".

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La BCE potrebbe intervenire in soccorso delle banche dell'Eurozona, travolte in borsa da crolli incessanti. E la Germania ora allunga le mani sul

Il sistema bancario dell’Eurozona è colpito da un grave crisi in borsa, che non riguarda solo l’Italia. Deutsche Bank ha perso quasi il 40% dall’inizio dell’anno, Commerzbank il 33%. La sfiducia sui mercati è così grave, che la prima ha dovuto annunciare un piano di “buy-back” delle obbligazioni in scadenza per 50 miliardi di euro, attingendo ai 220 miliardi di euro di liquidità disponibile.

Non si capisce bene cosa stia provocando questo attacco diretto ai titoli bancari. Che il colosso tedesco abbia in pancia una quantità monstre di titoli derivati è noto da anni. Si tratta di una montagna di 75.000 miliardi di euro, a fronte di un capitale di appena 64 miliardi. Ma perché le vendite la stanno travolgendo proprio in queste settimane? E perché questo apparente accanimento anche contro gli altri istituti dell’Eurozona?

Il mercato boccia il bail-in, perché?

Il mercato starebbe scontando un rallentamento della crescita economica globale, che si tradurrebbe in una risalita delle sofferenze bancarie, perché è chiaro che quando imprese e famiglie non se la passano bene, i loro problemi arrivano fino in banca. Ma c’è di più: da gennaio è entrato in vigore il “bail-in”, la nuova disciplina sui salvataggi bancari, che prevede un previo accollamento delle perdite a carico di azionisti, obbligazionisti e, infine, ai titolari di conti correnti e deposito sopra i 100.000 euro, nei casi di crac. Solo successivamente, sempre che ve ne fosse ancora bisogno e che i privati abbiano coperto le perdite per almeno l’8% del passivo totale, lo stato e, in ultima istanza, il fondo europeo appositamente creato per i salvataggi, potranno intervenire in soccorso degli istituti a rischio insolvenza. Il “bail-in” rappresenta un capovolgimento culturale del paradigma su cui si reggeva il sistema del credito europeo, ovvero che mai e poi mai sarebbero stati toccati i soldi dei clienti. Nato sulla necessità (sacrosanta!) di impedire nuove perdite a carico del contribuente, ha riscosso la sfiducia dei risparmiatori e dello stesso mercato, perché si teme che tra bilanci opachi e meccanismi entrati in vigore senza alcuna fase di doveroso rodaggio, alla fine ci vadano di mezzo persino i piccoli investitori, rei di avere investito in titoli, come i bond ordinari, considerati fino a pochi mesi fa sicuri.

     

BCE acquisterà anche titoli bancari?

I crolli in borsa parlano chiaro: il “bail-in” è stato bocciato, non perché in sé negativo, bensì perché il mercato ha fiutato la furbata dei governi europei, i quali vorrebbero salvare i conti delle loro banche, accollando le perdite agli azionisti e i creditori. In sostanza, non ci sarebbe un rapporto di fiducia tra chi investe e chi legifera nell’Eurozona e ciò spiegherebbe il patatrac di queste settimane. E come uscire da questa tempesta finanziaria? E’ notizia di questi giorni che DZ Bank ritiene che la BCE stia prendendo in considerazione l’ipotesi di espandere il piano di acquisti dei bond sovrani, Abs e “covered bond” con il “quantitative easing”, inserendovi pure i titoli bancari. Così facendo, prenderebbe 2 piccioni con una fava: arresterebbe potenzialmente la crisi in borsa delle banche e troverebbe un ampio mercato a cui attingere per aumentare la liquidità, data la scarsa offerta ormai esistente su quello dei titoli di stato.

Banche centrali senza bussola

Certo, sarebbe una situazione assurda, fuori da qualsivoglia interpretazione del mandato assegnato per statuto all’istituto: la BCE diverrebbe proprietaria, per quanto in misura minoritaria, delle banche che controlla. Vigilante e controllata allo stesso tempo. Per non parlare del fatto che distorcerebbe gli investimenti azionari privati, in favore del comparto bancario. Ma il governatore Mario Draghi, siamo sicuri, troverebbe una giustificazione persino a un simile intervento. D’altronde, quanto accade nelle altre banche centrali non è meno azzardato. Ieri, la Riksbank, la banca centrale di Svezia, ha tagliato i tassi di altri 15 punti base al -0,50%, motivando la scelta con l’inflazione attesa in crescita inferiore rispetto a quanto stimato nei mesi scorsi. Resta il fatto che l’economia svedese cresca al ritmo del 3,5% all’anno e che il mercato immobiliare è colpito da una potente bolla, che i tassi negativi non fanno che alimentare.

     

Banche tedesche e bail-in

Per non parlare del governatore della Federal Reserve, Janet Yellen, la quale al Congresso ha dichiarato che non solo la stretta monetaria negli USA potrebbe essere arrestata, ma che i tassi potrebbero anche essere nuovamente tagliati, finanche sconfinando in territorio negativo. In sostanza, a meno di 2 mesi dall’avvio del primo ciclo restrittivo dopo 10 anni, la Fed è così confusa, che segnala di potere anche fare quanto prima l’opposto della mossa appena compiuta. Vi meravigliate se i mercati vendono tutto, essendo rimasti senza bussola? Ma tornando a noi, c’è un’altra ipotesi avanzata dal Financial Times, ovvero che la cancelliera Angela Merkel starebbe facendo pressione sulla Commissione europea, affinché sia concessa una pausa agli stati dell’Eurozona sul “bail-in”. In altri termini, chiede una sospensione della nuova disciplina. Perché? Evidentemente, teme che qualche banca tedesca possa presto necessitare di un salvataggio e non vorrebbe scaricare le perdite sull’economia privata. Che si tratti proprio di Deutsche Bank? Una linea di pensiero nega che il governo federale abbia molto interesse a salvare eventualmente questo istituto, essendo esposto verso l’economia tedesca solo per un quarto dei suoi attivi. In sostanza, Deutsche Bank fa pura finanza e ai tedeschi interessa altro.

BCE e Germania hanno accordo sottobanco?

Certo, se la sospensione arrivasse, sarebbe la prova del nove che l’Europa non è altro che una Germania mascherata. Solo un paio di settimane fa, Draghi tuonava contro chi (il governo Renzi) proponeva una pausa di riflessione sulla nuova disciplina. Vedremo se tanto rigore sarà contrapposto alle presunte richieste di Berlino. Quanto all’ipotesi di acquisto dei titoli bancari, sapremmo sin da subito se trattasi di un’idea autonoma della BCE, o se proviene dalla Germania. La Bundesbank, finora fiera oppositrice del QE di Draghi, dovrebbe stracciarsi le vesti dinnanzi a una simile opzione. Se acconsentisse, sarebbe anche in questo caso la prova che la proposta sia frutto di un accordo sottobanco con Berlino, o comunque che il piano convenga a entrambe le parti.

       

Come la Germania raggirerebbe il bail-in

Non è detto, però, che i tedeschi necessitino di sospendere il “bail-in” per salvare qualche banca in difficoltà. Essi dispongono della potente Kreditanstalt fuer Wiederaufbau (KfW), una sorta di Cdp in salsa teutonica, fondata nel 1948 per gestire gli aiuti del Piano Marshall. La KfW è all’80% di proprietà del governo federale e al 20% dei 16 Laender. Si tratta in tutto e per tutto di un organismo pubblico, che presta denaro a bassi tassi alle imprese tedesche e i cui utili sono accantonati, ma di fatto vengono impiegati per aumentare il capitale e disporre di risorse per sostenere l’economia nazionale. E’ grazie a questo veicolo che sono stati possibili i salvataggi di Commerzbank e Ikb negli anni passati. Formalmente, i bilanci della KfW, che dispone di un fuoco di sbarramento di oltre 500 miliardi, sono separati da quelli pubblici, in quanto non ritenuti assimilabili a quelli di una società statale. Grazie a questo ingegno tedesco, Berlino potrebbe salvare con soldi “pubblici” qualche sua banca, senza nemmeno formalmente violare la disciplina del “bail-in”, in quanto si tratterebbe di un intervento di un soggetto privato. Potete scommetterci che ne vedremo ancora delle belle e che le tensioni tra Germania e altri paesi monteranno. Non più tardi di un paio di settimane fa, l’Europa ha impedito la creazione di una “bad bank” italiana, considerandola aiuto di stato. State certi che tanta disciplina non sarà ostentata, qualora dovesse essere salvata una banca tedesca.  

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