La BCE ora teme davvero la deflazione e studia nuovi stimoli

Dalla BCE arriva un segnale importante di apertura al varo di nuovi stimoli monetari contro la bassa inflazione. Ma quali?

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Dalla BCE arriva un segnale importante di apertura al varo di nuovi stimoli monetari contro la bassa inflazione. Ma quali?

Partecipando a un convegno a Varsavia, Polonia, su come sostenere la competitività dell’Europa, il banchiere centrale austriaco, Ewald Nowotny, membro del board della BCE, ha affermato che certamente bisogna ammettere che l’istituto starebbe mancano l’obiettivo di inflazione (di quasi il 2%), principalmente a causa del calo dei prezzi del petrolio e delle materie prime, su cui, spiega, Francoforte  non può influire. Tuttavia, rileva come sia debole anche l’andamento dei prezzi ” core”, ossia depurati dalla componente energetica e degli alimentari freschi, la più volatile. “E’ quasi ovvio”, ha continuato Nowotny, che servano nuovi strumenti nella situazione economica attuale. Questi dovrebbero consistere, a suo avviso, in riforme strutturali per rilanciare la competitività e nel sostegno alla domanda.

Nowotny cambia idea in 3 settimane

La BCE si attende una crescita dei prezzi di appena lo 0,1% quest’anno e dell’1,1% nel 2016, dopo essere stata negativa lo scorso anno. Il target è di un’inflazione vicina al 2% e pare che non sarebbe raggiunto nemmeno tra 2 anni, stando alle ultime stime divulgate dall’istituto a settembre. Nulla di strano, dunque, che un membro del board suggerisca nuovi interventi per ravvivare la crescita dei prezzi, se non fosse che appena 3 settimane fa, lo stesso Nowotny si è dichiarato contrario all’ipotesi di potenziare gli stimoli monetari come il QE, avvertendo sia sui rischi che ciò comporterebbe, sia anche sull’effetto più blando di quanto si creda tra l’indebolimento del cambio e l’aumento delle esportazioni. Le nuove esternazioni di Nowotny sottolineano, quindi, la preoccupazione crescente della BCE sul mancato raggiungimento in tempi ordinari del target d’inflazione. A settembre, l’indice dei prezzi nell’Eurozona è tornato negativo dopo 6 mesi, principalmente per la caduta delle quotazioni petrolifere.

Se il banchiere austriaco non intende contraddirsi, è probabile che nel richiedere “nuovi strumenti”, egli non ipotizzi un potenziamento temporale o quantitativo del QE (peraltro, difficilmente attuabile, date le note difficoltà tecniche in questo ambito), ma pensi ad altro. Ma esattamente a cosa?  

Quali misure possibili?

  Un nuovo taglio dei tassi di riferimento, magari portati in area negativa, oppure di quelli overnight, già al -0,2%? Quest’ultimo trascinerebbe con sé come conseguenza l’ampliamento della platea dei bond acquistabile dalla BCE con il QE, ma l’efficacia di un simile provvedimento sarebbe discutibile. Se non starebbero bastando un programma da 1.140 miliardi di euro di acquisti e un calendario di aste Tltro per iniettare liquidità a costo quasi zero alle banche, non saranno un correttivo al QE o un mini-taglio dei tassi a mutare il quadro. D’altra parte, il novero delle ipotesi pare sia già stato coperto e di nuove misure non convenzionali non verrebbe nulla in mente. Per il momento, l’unica certezza è che le dichiarazioni di Nowtny hanno indebolito il cambio euro-dollaro, che perdendo attualmente lo 0,3%, scende a 1,1449, allontanandosi dalla soglia di 1,15, che pare seriamente essere un confine che la BCE non vorrebbe travalicare, preferendo informalmente perseguire un tasso-obiettivo più prossimo alla soglia di 1,10 o anche inferiore ad essa. E prima che il banchiere parlasse, il cambio era a un soffio da tale limite, a 1,1492.      

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