La BCE non può potenziare ancora di più il QE, ecco i limiti agli acquisti dei bond

Il "quantitative easing" non potrà essere potenziato dalla BCE, a causa della carenza di bond sul mercato. Ecco un'analisi delle cifre in gioco e delle difficoltà nel contrastare la bassa inflazione nell'Eurozona.

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Rilasciando un’intervista, che sarà pubblicata domani dal “Magazine International Bankers Forum”, il membro esecutivo della BCE, Yves Mersch, ha voluto ribadire la linea ufficiale dell’istituto, ovvero che si avrebbero ancora diverse munizioni per risollevare l’inflazione nell’Eurozona verso il target (vicino, ma inferiore al 2%), sostenendo che il “quantitative easing”, il piano di acquisto dei bond governativi, dei titoli Abs e dei “covered bond” proseguirà fino a quando non sarà necessario, lasciando intravedere la possibilità che possa essere ulteriormente prorogato oltre la nuova scadenza, fissata per il marzo del 2017. Tra le altre misure possibili, secondo Mersch, ci sarebbero un nuovo taglio dei tassi, così come il potenziamento dello “sbarramento di fuoco”, ovvero degli acquisti mensili, che a dicembre sono stati confermati a 60 miliardi di euro.

Stimoli BCE, le armi spuntate di Draghi

Il 3 di questo mese, quando si è tenuto l’ultimo board della BCE dell’anno, il mercato è rimasto contrariato dal varo dei nuovi stimoli monetari, potenziati meno delle attese. In particolare, 2 sarebbero state le misure deludenti: il taglio dei tassi sui depositi overnight dal -0,20% al -0,30% e il mantenimento a 60 miliardi mensili degli acquisti con il QE. Gli investitori avevano scontato già, infatti, un taglio dei tassi overnight al -0,40% e il potenziamento degli stimoli a 70-80 miliardi al mese. Ma come mai la BCE ha prorogato di 6 mesi la scadenza per l’attuazione del piano e non lo ha potenziato oltre i 60 miliardi di euro? La ragione di una tale mancata misura sta nell’insufficienza dei bond governativi offerti sul mercato. Man mano che Francoforte ha rastrellato titoli di stato sul secondario, i rendimenti sovrani diminuiscono per l’accresciuta domanda e di conseguenza si riduce la platea dei titoli stessi acquistabili, i quali sono quelli con rendimenti almeno pari o superiori ai tassi overnight. Essendo stati tagliati, il nuovo limite è diventato del -0,3%.      

Carenza bond Eurozona è limite per QE

Resta il fatto che il 2015 si chiude con 1.680 miliardi di bond governativi con rendimenti negativi, anche se adesso i Bund possono essere acquistati sin dai 2 anni, mentre fino al board di inizio mese lo erano non prima dei 4-5 anni. Detto ciò, il problema della carenza dell’offerta ha fatto sì che il governatore Mario Draghi non abbia potuto annunciare alcuna novità in fatto di acquisti mensili. Uno studio di Citigroup ha analizzato le possibili conseguenze di un potenziamento del QE. Premessa: la BCE può acquistare bond governativi fino al 33% massimo sia su ciascuna scadenza (era del 25% il limite fino all’estate), sia con riferimento all’insieme del debito sovrano di ogni paese dell’Eurozona, in quanto si vuole evitare che Francoforte arrivi a detenere una percentuale significativa, tale da rendere poco trasparente ed efficiente la formazione dei prezzi sul mercato secondario, nonché da consentirle di possedere un potere di blocco per lo sciagurato caso di ristrutturazione del debito. Ebbene, tale percentuale non sarebbe raggiunta per i titoli tedeschi almeno fino al mese di settembre del 2017, a patto che gli acquisti mensili restino quelli attuali di 60 miliardi. Se, invece, salissero a 70 miliardi, il limite sarebbe raggiunto già tra luglio e agosto del 2017. Con 80 miliardi, poi, la BCE non potrebbe andare oltre il marzo del 2017, ovvero della scadenza già fissata, mentre si dovrebbe fermare a fine 2016, se il QE fosse elevato a 90 miliardi. Infine, per cifre ancora superiori, il piano dovrebbe essere sospeso non oltre il mese di settembre dell’anno prossimo.      

Inflazione Eurozona bassa a lungo

Dunque, la BCE non avrebbe potenziato gli acquisti mensili per non essere costretta a sospenderli prima della scadenza e che fosse centrato il target d’inflazione. Questi non dovrebbe essere raggiunto nemmeno nel medio termine, stando le basse quotazioni del petrolio, che si accingono a chiudere l’anno tra i 35 e i 40 dollari al barile. Meglio sarebbe per la BCE “acquistare” tempo, allungando il QE e segnalare ai mercati di essere in grado di agire a lungo per ravvivare i prezzi, anziché concentrare gli acquisti dei bond, salvo accorciare l’orizzonte temporale del piano. L’analisi di Citi ci dimostrerebbe che Draghi potrebbe al limite spingersi fino ai 70 miliardi mensili, non di più. E’ probabile che eviterà anche questa mossa, puntando su altre, perché intensificando gli acquisti, rischia di rendere inattuabile il piano, a causa del calo dei rendimenti sovrani fin sotto il limite minimo prefissato. Non è così vero che la BCE abbia tutte queste munizioni per contrastare la bassa inflazione nell’Eurozona.

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