La BCE non convince i mercati, previsto un rialzo dei tassi entro un anno

Il mercato è in subbuglio dopo l'ultima riunione della BCE, malgrado le rassicurazioni del governatore su stimoli monetari e tassi

di , pubblicato il
BCE non allontana previsioni sul rialzo dei tassi

Lo spread ha sfondato quota 130 venerdì scorso, salendo di una ventina di punti base rispetto all’ultimo board BCE di giovedì. Eppure, nel corso della consueta conferenza stampa successiva alla riunione, il governatore Christine Lagarde era stata chiara nel rassicurare i mercati circa il mantenimento degli stimoli monetari e sul mancato rialzo dei tassi da qui al medio termine.

Gli investitori non l’hanno bevuta, anche perché nel frattempo erano usciti i dati sull’inflazione tedesca e spagnola nel mese di ottobre, rispettivamente saliti al 4,6% e al 5,5%, ai massimi da un trentennio a questa parte per entrambi. Il giorno seguente è stato il turno dell’Eurostat, che ha pubblicato i dati sull’inflazione nell’Eurozona: +4,1% a ottobre; sopra il 4% per la seconda volta dall’inizio delle rilevazioni storiche.

A pagare pegno sono stati particolarmente i bond semi-periferici. Il decennale italiano è salito a un massimo dell’1,18%, quello spagnolo si è portato allo 0,63% e il Bund sulla medesima scadenza è risalito sopra -0,09%. Gli spread si sono chiaramente allargati sui timori per l’impatto che avrebbe un rialzo dei tassi sui conti pubblici di paesi molto indebitati come Italia e Spagna.

Rialzo tassi BCE più vicino

Ed è proprio al rialzo dei tassi BCE entro un anno che il mercato sta scontando. Prima del board, la stima era per un aumento dei tassi overnight di 20 punti base o 0,20% al dicembre 2022. Sarebbe il primo dopo oltre un decennio. Dopodiché, lo stesso aumento è stato anticipato a ottobre. In altre parole, i depositi delle banche presso Francoforte sarebbero soggetti a un tasso del -0,30% tra un anno. I tassi negativi resterebbero, ma in risalita. Il cambio euro-dollaro, per quanto indebolitosi venerdì, risultava apprezzatosi rispetto ai livelli precedente alla BCE.

E anche questo avrebbe senso: il mercato sconta una minore divergenza monetaria con la Federal Reserve, data dal fatto che i tassi BCE salirebbero più velocemente delle previsioni passate. Questo riposizionamento dei capitali rischia di fare danni ai nostri BTp, perché è evidente che con rating così bassi gli obbligazionisti inizino a pretendere rendimenti nominali più alti per scontare la maggiore inflazione in un ambiente monetario un po’ meno accomodante. Rischi seri non ne dovremmo correre, almeno fino a quando tra PEPP e “quantitative easing” ci saranno acquisti mensili di bond per una media di 40-50 miliardi come minimo fino a tutto il 2022. E sempre che le tensioni politiche a Roma non anticipino la fine di una festa a cui i commensali si accingono a prendere il caffè.

[email protected] 

 

Argomenti: , ,