La BCE di Draghi ha 3 armi contro la crisi greca, vediamole

Ecco le tre armi della BCE per combattere gli effetti della grave crisi in Grecia.

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Ecco le tre armi della BCE per combattere gli effetti della grave crisi in Grecia.

Il board della BCE si riunisce mercoledì per valutare il da farsi sui fondi ELA, la liquidità di emergenza erogata sin dall’11 febbraio scorso alle banche in Grecia e il cui tetto è rimasto invariato ieri a 89 miliardi di euro. La data di mercoledì non sembra casuale. Oggi, i deflussi dagli istituti ellenici sono stati temporaneamente impediti sia dalla chiusura degli sportelli fino al prossimo lunedì, sia dal blocco dei bancomat. Da domani, invece, i prelievi agli ATM saranno limitati a 60 euro al giorno e allo stesso tempo il governo Tsipras dovrà rimborsare la rata all’FMI da 1,55 miliardi.   APPROFONDISCI – Grecia al bivio, ecco la difficile scelta di Tsipras. E la BCE non alza i fondi ELA  

Fondi ELA hanno sinora salvato banche Grecia

Se, in assenza degli aiuti europei, di cui il premier greco ha appena chiesto la proroga di un mese in una lettera indirizzata ai ministri finanziari dell’Eurozona, Atene non fosse in grado di rimborsare l’istituto di Washington, quasi certamente la BCE si troverà con le mani legate e avrà a sua disposizione 3 strade: congelare il tetto ai finanziamenti ELA; aumentare le garanzie richieste, ovvero tagliare la percentuale di liquidità concessa dietro la presentazione di titoli di stato ellenici in garanzia; sospendere del tutto l’ELA. Il programma della BCE ha tenuto in vita il sistema bancario ellenico negli ultimi 4 mesi e mezzo. Le banche in Grecia hanno assistito a uno svuotamento dei conti dei clienti per 30 miliardi nei primi 5 mesi dell’anno e a giugno è probabile che i ritiri siano aumentati. L’ELA non potrebbe essere più utilizzato dal governatore Mario Draghi per impedire il collasso bancario di Atene, se verranno meno le condizioni previste congiuntamente per la sua esistenza, ossia che le banche restino solventi e che sia possibile il raggiungimento di un accordo tra il governo e i creditori pubblici (UE, BCE e FMI).

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Omt inutile per Grecia, utile per altri stati

E, tuttavia, Francoforte avrebbe ancora 2 armi per salvare temporaneamente la Grecia e/o per impedire il contagio verso il resto dell’Eurozona, a partire da Italia, Portogallo e Spagna. La seconda si chiama Outright Monetary Transactions, che la Corte di Giustizia UE ha dichiarato pochi giorni fa legittimo, dopo che era stata adita dalla Corte Costituzionale tedesca. L’Omt è anche noto come piano anti-spread, messo a punto da Draghi nell’estate del 2012, all’epoca del “whatever it takes”, quella battuta fatidica e per molti analisti salvifica dell’euro, pronunciata dal governatore il 26 luglio di 3 anni fa, quando intendeva segnalare l’intenzione di assicurare la sopravvivenza della moneta unica a ogni costo. Resta un fatto incontrovertibile che da allora la speculazione dei mercati contro l’Eurozona si sia sgonfiata.   APPROFONDISCI – La Corte Costituzionale tedesca ricorre contro l’OMT di Draghi. Cosa accadrà?   Si tratta di un piano, che prevede il sostegno della BCE ai titoli di stato di un paese membro dell’Eurozona e il cui governo abbia chiesto aiuto a Francoforte per combattere contro eventuali rialzi eccessivi dei rendimenti sovrani, che ne destabilizzino le finanze statali. La BCE riparerebbe i bond sotto il suo ombrello, ma il governo dovrebbe impegnarsi prima a sottoscrivere un memorandum d’intesa sulle riforme chieste dall’istituto. Dunque, se la Grecia lo volesse, anche un secondo prima di uscire realmente dall’euro, potrebbe chiedere aiuto alla BCE, appellandosi all’Omt, finora mai richiesto da alcun governo e, quindi, mai attuato. Ma resta difficilissimo immaginare che il premier Alexis Tsipras, che ha respinto sdegnatamente un piano di aiuti “generoso”, per dirla con il termine utilizzato dalla cancelliera Angela Merkel, possa “umiliarsi”, riparandosi sotto l’ombrello di Draghi. Inoltre, Atene non ha un problema di debito nei confronti dei creditori privati, verso cui  le cui esposizioni sono pari al 20% del totale. E non avendo accesso ai mercati finanziari, l’Omt si rivelerebbe uno strumento inutile per un governo, che ha bisogno, invece, di liquidità per rimborsare le scadenze ai creditori pubblici (UE, BCE e FMI).   APPROFONDISCI – Manifesto dell’austerità secondo Weidmann: no OMT e tassi negativi, avanti con le riforme  

QE potrebbe essere aumentato

L’Omt, quindi, potrebbe servire non alla Grecia, ma a un altro stato membro, Italia inclusa, nel caso malaugurato che si rendesse necessario un aiuto supplementare di Francoforte sul mercato dei bond governativi, oltre a quello già messo in campo da mesi con il “quantitative easing”. E arriviamo proprio al QE. Già a maggio è stato annunciato che gli acquisti con il piano attuato sin dal marzo scorso aumenteranno fino a luglio, in modo da anticipare il mercato meno liquido dell’estate, quando le compravendite di titoli diminuiscono per il clima vacanziero tra gli investitori. Il QE potrebbe già essere sufficiente oggi, se non ad evitare, quanto meno a mitigare il rischio di contagio sui timori di una Grexit. Nel caso così non fosse, dalla BCE è trapelato nel weekend che l’istituto potrebbe anche aumentare la portata degli stimoli monetari. In pratica, Draghi comprerebbe ancora più BTp, Bonos e bond lusitani per evitare un rialzo eccessivo dei loro rendimenti. Il solo fatto che il mercato sia conscio che tale strumento sarebbe possibile dovrebbe almeno attutire la portata della speculazione contro i bond semi-periferici.   APPROFONDISCI – Deutsche Bank: bene il quantitative easing, ma attenzione alle bolle da bassi tassi  

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