La BCE darà 1.300 euro a ogni cittadino dell’Eurozona? E’ l'”helicopter money”

Assegno da 1.300 euro per ogni cittadino dell'Eurozona. La BCE potrebbe presto spedirlo nelle nostre case per cercare di ravvivare l'inflazione. Ipotesi assurda, ma quanto è concreta?

di , pubblicato il
Assegno da 1.300 euro per ogni cittadino dell'Eurozona. La BCE potrebbe presto spedirlo nelle nostre case per cercare di ravvivare l'inflazione. Ipotesi assurda, ma quanto è concreta?

L’inflazione resta negativa anche a marzo nell’Eurozona, seppur in lieve ripresa rispetto al mese precedente. Troppo poco per soddisfare la BCE, il cui target sulla crescita dei prezzi nell’area è di quasi il 2% all’anno. Invece, il 10 marzo scorso, il governatore Mario Draghi, diffondendo le nuove stime macro, ha previsto per il 2016 un’inflazione media di appena lo 0,1%, 10 volte più bassa di quanto stimata solamente 3 mesi prima.

C’è frustrazione a Francoforte, dove è ormai palese che probabilmente nemmeno i nuovi stimoli monetari potranno molto per ravvivare i prezzi. L’abbondante liquidità immessa sui mercati, infatti, non fluisce nelle tasche di imprenditori e famiglie, perché il circuito del credito non riparte e senza prestiti non ci sono investimenti, crescita, occupazione, domanda e, in ultima analisi, inflazione.

L’ipotesi di “lanciare denaro dall’elicottero”

Per questo, nonostante Draghi abbia escluso (ma senza sdegno) in conferenza stampa l’ipotesi di adottare l’“helicopter money”, dubitando sulla sua efficacia, e il membro esecutivo Benoit Coeuré abbia esternato perplessità legali sulla pratica, l’analista di Nordea Bank, Jan von Gerich ci crede e spiega che tra non molto, Draghi potrebbe inviare a ciascun cittadino dell’Eurozona un assegno di 1.300 euro. Così facendo, la liquidità arriverebbe alla destinazione desiderata e si attiverebbe una grossa spinta ai consumi e di conseguenza ai prezzi. La spesa complessiva dell’operazione sarebbe di 440 miliardi di euro, praticamente un quarto di quanto stanziato ad oggi con il “quantitative easing”, che a partire da oggi prevede l’acquisto anche di corporate bond.      

Assegno da 1.300 euro a testa?

I 440 miliardi ipotizzati da Nordea Bank non sono una cifra casuale, ma corrisponderebbero al capitale versato dai governi nazionali alle banche centrali dell’area, che a loro volta sono azionisti della BCE, nonché ai profitti maturati dall’istituto sugli assets detenuti, come l’oro. Dunque, lo schema sarebbe il seguente: la BCE disporrebbe di 440 miliardi, che azzererebbe con l’invio di 1.300 euro per ciascuno dei 340 milioni di cittadini dell’Eurozona. In teoria, il cosiddetto “helicopter money” consisterebbe nel finanziamento diretto ai governi nazionali, ma la pratica è vietata dallo statuto della BCE, per cui l’unico modo di far fluire direttamente liquidità ai consumatori dell’unione monetaria sarebbe l’invio diretto di denaro.

BCE teme la sindrome giapponese

Se la proposta vi pare assurda o troppo bella per essere vera, sappiate che le probabilità che ciò accada non sarebbero così basse. La BCE non centra il target d’inflazione da oltre 3 anni, mentre la Federal Reserve vi è vicinissima. Se passasse un altro anno o due, senza che i prezzi tendano a crescere intorno all’obiettivo, l’istituto perderebbe di credibilità e le sue azioni di politica monetaria diverrebbe per ciò stesso inefficaci. Inoltre, il timore paventato più volte da Draghi e da altri autorevoli membri del suo board è che man mano che l’inflazione resta bassa, le stesse aspettative si raffreddano, ancorandosi stabilmente al ribasso. Al limite, si potrebbe arrivare a una sorta di “sindrome giapponese”, ovvero a una lunga e indefinita fase di deflazione, caratterizzata da prezzi calanti e crescita bassa o nulla. Il Giappone versa in queste condizioni da un ventennio e nonostante la sua banca centrale abbia attuato gli stimoli monetari più arditi, arrivando a raddoppiare la base monetaria in appena due anni, sembra lontana dal vedere la luce, anzi dopo una breve fase di apparente ripresa del pil e dell’inflazione, entrambi gli indicatori mostrano un ritorno alla tendenza stagnante.  

Se euro resta forte e inflazione a zero, l’ipotesi “elicottero” prende corpo

Una spia di quanto potrebbe accadere la si avrà con le variazioni del cambio. Non è un mistero che la BCE intenda indebolire l’euro contro le principali valute, in modo da aumentare per tale via il costo dei beni importati e provocare un’accelerazione dell’inflazione. Eppure, dall’inizio dell’anno, il cambio euro-dollaro si è rafforzato del 4,7% e ieri è salito ai massimi da ottobre a oltre quota 1,14. L’euro tende a restare forte anche contro la sterlina per le note vicissitudini sulla Brexit, mentre Cina e Giappone tendono a svalutare le loro divise per non restare vittime della deflazione.

Insomma, l’euro non si sta indebolendo, ma rafforzando e ciò allontana il raggiungimento dell’obiettivo sui prezzi. Se questa tendenza dovesse consolidarsi nei prossimi mesi e se l’inflazione dovesse restare troppo nei pressi dello zero, la BCE potrebbe rompere gli indugi e varare la misura più estrema, che mai si sia ipotizzata nell’ambito monetario. Non sarebbe facile la sua attuazione, perché sarebbe come ammettere che siamo in emergenza e che gli stimoli precedenti non abbiano funzionato come impostazione. Ma con il passare delle settimane, quel che prima appariva inimmaginabile diventa realtà. Chissà che presto non dobbiamo controllare la buca della posta.

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , , ,
>